
A colloquio con Renato Zaghini, presidente del Consorzio Tutela Grana Padano. Che a Nuova Ecologia spiega: «Per ogni attore o fase di produzione puntiamo a individuare le azioni da adottare per ridurre l’impatto ambientale»
Nella lotta al riscaldamento globale e per l’abbattimento delle emissioni di gas serra anche l’agricoltura gioca un ruolo centrale. E al suo interno uno sforzo in più deve arrivare necessariamente dai grandi player del settore. Un appello che da anni è stato colto da Grana Padano. Ne abbiamo parlato con Renato Zaghini, presidente del Consorzio Tutela Grana Padano.
Quali sono gli impegni in tal senso di Grana Padano e con quale strategia intendete raggiungerli?

A livello consortile non è ancora stata adottata una posizione definita da divulgare perché siamo in attesa di disporre dei dati ufficiali del progetto di ricerca in corso, ma il nostro impegno sul tema è già da tempo molto intenso.
In quest’ottica rientra la vostra adesione al progetto progetto LIFE TTGG (The Tough Get Going). Che risultati ha portato questo vostro coinvolgimento?
Sì, l’adesione a questo progetto è la dimostrazione del nostro impegno verso il percorso della sostenibilità ambientale. Il progetto in questione promosso dalla Commissione Europea ci ha consentito di effettuare una fotografia dell’impatto ambientale delle varie parti della filiera di produzione con l’obiettivo di individuare per ogni attore o fase di produzione le azioni di miglioramento che ciascuno può adottare per ridurre il proprio impatto ambientale. Nei prossimi mesi sarà ultimata l’elaborazione dei risultati ed entro giugno di quest’anno – termine della ricerca – saranno divulgati i dati pertinenti.
Quali sono le altre azioni che portate avanti per rendere ecosostenibile la vostra filiera produttiva?

Avete aderito anche al marchio ambientale “Made Green in Italy”: in cosa consiste e con quali obiettivi?
Il Consorzio ha aderito allo schema “Made Green in Italy” che ha permesso la stesura e la pubblicazione delle regole di categoria (RCP) del Grana Padano, dando così la possibilità a ogni consorziato di adottare lo schema al proprio interno e quindi di usufruire del logo “Made Green in Italy” previsto dal ministero della Transazione Ecologica.
Altro fronte in cui siete da tempo impegnati è quello del packaging. Cosa sta facendo il vostro Consorzio per renderlo sempre più sostenibile e meno impattante sull’ambiente?
L’attenzione e l’impegno verso un packaging sostenibile è indubbiamente una sfida importante e una ulteriore opportunità anche in relazione ai temi dell’economia circolare. Si tratta tuttavia di una tematica complessa e articolata per la necessità di dover garantire, attraverso il packaging, i requisiti di: conservazione, resistenza, movimentazione, sicurezza, riduzione degli sprechi. Quest’ultimo aspetto, anche in termini ambientali, è fondamentale per le nostre soluzioni di packaging. Lo sforzo è quindi quello di favorire la diffusione di soluzioni di packaging equilibrate e in grado, anche attraverso la comunicazione, di favorire consumi e comportamenti responsabili da parte dei consumatori.