Elezioni Presidente della Repubblica/ Quirinale diretta risultati 7° voto: quali nomi

Elezioni Presidente della Repubblica/ Quirinale diretta risultati 7° voto: quali nomi

ELEZIONI QUIRINALE 2022: OGGI SETTIMO E OTTAVO VOTO

Non sono bastate 6 votazioni per lo “scacco matto”: nell’infinita partita a scacchi per le elezioni a nuovo Presidente della Repubblica, la mossa dell’”alfiere” Matteo Salvini ieri per lanciare la “regina” Maria Elisabetta Alberti Casellati non è andata a buon fine. Così però le “squadre” sul Quirinale si sono mosse, finalmente dopo l’impasse dei primi giorni: si torna dunque oggi al voto, sabato 29 gennaio 2022, per la settima e potenziale ottava votazione.

Con la consueta diretta in video streaming dal canale YouTube della Camera dei Deputati, l’Aula per i 1009 grandi elettori è convocata per le ore 9.30 con il settimo scrutinio: l’eventuale ottavo andrà in scena invece dalle ore 16.30 del pomeriggio. La situazione plastica del Parlamento è quella di un autentico “campo di battaglia”: si è passati ieri dalla “tentata spallata” del Centrodestra con la candidatura della Presidente del Senato Casellati – “rotta” da circa 60 franchi tiratori tra Forza Italia e centristi ma anche non bastevole comunque per arrivare alla soglia agognata dei 505 voti utili per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica – al pomeriggio di trattative “in presenza” tra i leader (Salvini, Letta e Conte) con l’Aula che nel frattempo disattendeva, questa volta sul fronte Centrosinistra, l’indicazione della scheda bianca. Risultati: Mattarella ottiene 336 voti, i gruppi parlamentari di Pd e M5s si “sfilacciano” e fanno pervenire una situazione alquanto simile a quella nel campo avversario, con la differenza che nel Centrodestra la lite al momento è situata tra i partiti (FI contro Lega-FdI) mentre nel Fronte Progressista a farla da padrone sono le “correnti” interne (Letta-Franceschini-renziani nel Pd, Conte-Di Maio nel M5s).

LA CORSA AL QUIRINALE E I NUOVI EQUILIBRI

La novità produttiva della giornata di ieri nella corsa al Quirinale è stato il primo vero incontro tra i leader, in programma anche questa mattina prima della settima votazione: se ieri però presenti erano stati Salvini, Letta e Conte, oggi al tavolo di maggioranza dovrebbero partecipare anche Matteo Renzi, Roberto Speranza e soprattutto Antonio Tajani. La “spaccatura” interna al Centrodestra vede il partito di Silvio Berlusconi tornare in “auge” per provare a spostare i nomi verso le opzioni Pier Ferdinando Casini o il mandato bis del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Riteniamo che non sia giusto avere un altro tecnico in posizione apicale. Al Quirinale deve andare un profilo politico. Stiamo lavorando per trovare una soluzione. Abbiamo esaminato la lista di nomi per il Quirinale proposta dalla sinistra», ha spiegato ieri sera il n.2 di Forza Italia. Poco prima infatti a sbloccare l’impasse sui nomi candidabili in maniera “condivisa” dalla maggioranza delle forze politiche era stato l’alleato della Lega Matteo Salvini, a seguito di un pre-accordo con Letta e Conte, «Sto lavorando perché ci sia un presidente donna in gamba, non faccio nomi e non faccio cognomi. Qualunque nome io abbia fatto, c’era un no a priori. Mi auguro che domani il Parlamento domani dia prova di lucidità, sto lavorando perché domani si chiuda e ci sia unità di intenti». A stretto giro il leader del M5s ha aggiunto, «Ho L’impressione che ci sia la sensibilità di Salvini, spero di tutto il parlamento, per la possibilità di una presidente donna, il M5s lo ha sempre detto»: le figure super-partes e donne sono al momento due, conclude Conte. I nomi vanno subito sulle opzioni Marta Cartabia e soprattutto Elisabetta Belloni, attuale direttrice del DIS (i servizi segreti italiani): a quel punto con il rinnovato asse “gialloverde” (sancito anche dal tweet di Beppe Grillo, «Benvenuta Signora Italia, ti aspettavamo da tempo. #ElisabettaBelloni») si contrappone la “vecchia” opposizione al primo Governo Conte, con (parte) del Pd, Italia Viva e Forza Italia che storcono il naso sul nome della diplomatica ex Farnesina. «Non è minimamente possibile votare la capo del Dis, dai servizi segreti, alla presidenza della Repubblica: c’è un codice etico istituzionale che chi vive di sondaggi non considera valido. Questo non sta in cielo né in terra», ha tuonato Matteo Renzi a “Radio Leopolda”, «è una straordinaria professionista, un’amica. Ma in una democrazia compiuta nel 2022, il capo dei servizi segreti in carica non diventa presidente della Repubblica, se non lasciando tuti gli incarichi e candidandosi davanti a tutti i cittadini». Fronte Pd Letta si direbbe anche concorde, mentre arriva la frenata dai “renziani” Guerini e Franceschini (due ministri del Governo Draghi, non esattamente gli ultimi del partito) e pure da Forza Italia con la vicepresidente dei senatori Licia Ronzulli, «Belloni? Per noi non va bene». In nottata, per provare a fare una sintesi di giornata, il segretario del Pd Letta rilascia le dichiarazioni più “accorte” della giornata, spiegando come «Ritengo fondamentale domattina (oggi, ndr) un incontro fra le forze di maggioranza. Come sempre, la soluzione sul Quirinale non può essere una soluzione che spacca la maggioranza. Bisogna trovare l’unità della maggioranza. Serve un incontro tenendo soprattutto conto della novità che Forza Italia si è autonomizzata».

CHI SARÀ IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA? I NOMI IN CAMPO

A chiudere il cerchio dei “niet” a Elisabetta Belloni – la cui spendibilità in termini di numeri, sulla carta, potrebbe portarla a divenire nuova inquilina del Quirinale con una maggioranza risicata (qui sotto il grafico, ndr) – ci pensa uno dei suoi più stretti ‘collaboratori’ alla Farnesina, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, tutt’altro che convinto dall’opzione Belloni: «Trovo indecoroso che sia stato buttato in pasto al dibattito pubblico un alto profilo come quello di Elisabetta Belloni. Senza un accordo condiviso. Lo avevo detto ieri: prima di bruciare nomi bisognava trovare l’accordo della maggioranza di governo. Tutto ciò, inoltre, dopo che oggi è stata esposta la seconda carica dello Stato. Così non va bene, non è il metodo giusto». Sul campo dunque rimangono solo pochi nomi al momento, salvo sorprese nella riunione pre-scrutinio: Belloni sì, con Cartabia e l’ex Ministra Severino, ma restano comunque in “pole” pure le opzioni Draghi e Casini, il vero candidato dell’area “centrista” (Calenda escluso, Azione punta ancora sulla Ministra della Giustizia). Il tutto mentre l’attuale, in uscita, Presidente attende impaziente al Quirinale che la partita possa risolversi senza dover ripetere l’esperienza di Giorgio Napolitano nel 2013.

DIRETTA VIDEO STREAMING DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

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