Sentinelle dell’Etna

In Sicilia un circolo di Legambiente vuole proteggere e far conoscere la ricchezza storica e naturalistica del vulcano. Per farlo al meglio i soci stanno mobilitando cittadini, Comuni e associazioni chiedendo che diventi un Parco nazionale

È una delle meraviglie naturali della Sicilia, nominata nel 2013 dall’Unesco “Patrimonio mondiale dell’umanità”. A Muntagna, come la chiamano i siciliani, è il vulcano più alto e attivo d’Europa, possiede una grande biodiversità, habitat complessi, ampie formazioni boschive secolari. Ma è anche uno scrigno di storia, arte e cultura. Per queste ragioni, e per l’importanza di avere un presidio vigile sul territorio, due anni fa l’Etna ha visto nascere alle sue pendici un circolo Legambiente tutto suo, che in poco tempo si è attivato per trasmettere alle persone il suo inestimabile valore. «Il nostro è un compito importante, visto che l’intero Parco dell’Etna racchiude un’area di 60.000 ettari e abbraccia venti Comuni – racconta il presidente del circolo, Giuseppe Maltese – Ogni Comune ha uno spicchio del vulcano, con situazioni e problematiche molto differenti da versante a versante. Nella parte sud, per esempio, si registrano spesso incendi e si creano micro discariche, anche se queste sono un po’ ovunque. In altre zone abbiamo il problema del prelievo illegale di materiali come roccia e sabbia e c’è chi viene beccato a tagliare alberi per farne legname. Ci sono stati episodi di caccia nella riserva integrale. Stiamo denunciando anche il transito illegale di mezzi a motore all’interno dell’area protetta, per turismo o per hobby come l’enduro. Noi cerchiamo di portare alla luce questi fenomeni per sollecitare un maggiore controllo da parte delle istituzioni». Oltre a monitorare la zona e organizzare azioni concrete per prendersi cura del vulcano, come passeggiate naturalistiche a tema o giornate di pulizia, il circolo etneo sta lavorando soprattutto per sensibilizzare i cittadini a fare la propria parte per tutelarlo.

Da qui la collaborazione con alcune associazioni di categoria, come le guide escursionistiche, a cui si è chiesto di aderire a una sorta di “Puliamo il mondo” permanente: gli associati, durante le loro iniziative, possono scegliere di portare con sé qualche rifiuto, fotografare e segnalare problemi o illeciti, in modo che i volontari di Legambiente possano documentare le criticità e comunicarle all’Ente Parco e alle Guardie forestali. «Ci piacerebbe che tutti si sentissero sentinelle dell’Etna, avere tanti occhi che controllano e curano il territorio, e che lo mostrano agli altri, magari con una foto sui social, perché l’esempio è un mezzo potentissimo – spiega Giuseppe Maltese – Abbiamo anche chiesto ad associazioni e cittadini di segnalare prontamente gli incendi, in caso di avvistamento, perché prima si interviene e prima si riesce a limitare i danni, e ai Comuni di tenere aggiornato il catasto delle aree percorse dal fuoco, in modo da limitare il fenomeno criminale degli incendi dolosi». Proprio di queste settimane è il lancio della raccolta firme da parte del circolo per chiedere che l’Etna diventi un Parco nazionale. I volontari hanno già in mente diverse iniziative mirate per raggiungere questo traguardo. Incrociamo le dita!

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