Tassonomia, l’Ue sta cedendo alle lobby di gas e nucleare. Scelta senza alcuna base scientifica

La proposta della Commissione di classificare le due fonti energetiche come sostenibili nonostante il parere fortemente contrario del gruppo di esperti indipendenti nominati da Bruxelles. Così si va contro il Green deal europeo, allontanando l’obiettivo di Parigi di 1.5 °C

La Commissione Ue ha ceduto alle lobby di gas e nucleare con la sua proposta di classificarli come sostenibili, in base al regolamento sulla tassonomia degli investimenti, ritenendoli utili per la transizione energetica verso la neutralità climatica. Un duro colpo al Green deal europeo e a un’ambiziosa politica climatica in linea con l’obiettivo di Parigi di 1.5 °C, indispensabile per fronteggiare l’emergenza climatica.

Si tratta di una scelta politica senza alcuna base scientifica, come invece richiede il regolamento sulla tassonomia. La proposta, infatti, è stata adottata nonostante il parere fortemente contrario della Piattaforma sulla finanza sostenibile (Pfs), ossia del gruppo di esperti indipendenti nominati dalla stessa Commissione per il supporto scientifico necessario alla redazione di questo Atto delegato complementare per l’attuazione del regolamento sulla tassonomia.

La Pfs nelle sue raccomandazioni alla Commissione ha evidenziato che il nucleare va escluso in quanto non rispetta i criteri (previsti dall’articolo 17 del regolamento sulla tassonomia) relativi al principio di non arrecare danni significativi all’ambiente, in particolare per quanto riguarda la gestione e lo smaltimento delle scorie radioattive. L’esclusione del gas fossile, invece, è motivata dal fatto che gli impianti a gas per poter fornire un contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici, come richiesto dal regolamento, devono emettere meno di 100 gr CO2e/kWh, mentre gli impianti più efficienti a disposizione emettono non meno di 316 gr CO2e/kWh. In linea con il parere scientifico della Pfs, anche l’Institutional investors group on climate change (Iigcc), oltre 370 tra i maggiori investitori internazionali con un portafoglio di 50mila miliardi di euro, ha chiesto di escludere il gas fossile dal regolamento sulla tassonomia, in quanto “si indirizzerebbero capitali verso attività non compatibili con l’impegno Ue verso la neutralità climatica entro il 2050”.

Per rigettare la proposta della Commissione serve una maggioranza qualificata rafforzata del Consiglio, ossia almeno venti Paesi che rappresentino non meno del 65% della popolazione Ue. Ma sino ad ora solo sette si sono detti contrari

Ma siamo solo al primo tempo della partita. La palla passa ora a Consiglio e Parlamento che hanno fino a sei mesi per rigettare la proposta della Commissione ed evitare che centinaia di miliardi di euro, anziché essere investiti nelle rinnovabili, vadano al nucleare e al gas fossile accelerando la crisi climatica. Purtroppo, la bocciatura da parte del Consiglio è quasi impossibile viste le posizioni assunte dai diversi governi nazionali. Per rigettare la proposta della Commissione serve una maggioranza qualificata rafforzata del Consiglio, ossia almeno venti Paesi che rappresentino non meno del 65% della popolazione Ue. Sino ad ora solo sette paesi (Austria, Danimarca, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna e Svezia) hanno annunciato di voler rigettare la proposta. La maggioranza dei governi nazionali è a favore in quanto sostengono una revisione del Patto di stabilità sulle regole comunitarie per i bilanci nazionali che contenga un’eccezione (Golden Rule) per gli investimenti verdi classificati sulla base del regolamento sulla tassonomia, per escludere dal tetto del debito anche gli investimenti per gas fossile e nucleare. Nel Parlamento, invece, è possibile raggiungere la maggioranza assoluta di 353 deputati necessaria per rigettare la proposta della Commissione. In caso contrario, i governi di Austria e Lussemburgo hanno già annunciato la loro volontà di ricorrere contro la proposta alla Corte di Giustizia. Lo farebbero con buone possibilità di successo secondo diversi esperti giuridici del Consiglio e del Parlamento.

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