Il disastro ambientale è stato causato dalla rottura di un tratto di un oleodotto privato. Contaminati due ettari dell’area protetta del Cayambe-Coca National Park e del fiume Coca
Una quantità equivalente a 6.300 i barili di petrolio. È quanto è stato sversato a terra nell’Amazzonia ecuadoriana a causa della rottura di un oleodotto privato verificatasi il 28 gennaio. L’area interessata dal disastro ambientale si chiama Piedra Fina, situata nella provincia amazzonica di Napo. La notizia è stata data, il 2 febbraio, dal presidente della compagnia proprietaria dell’Oleodotto di greggio pesante (Ocp), Jorge Vugdelija, e dal ministro dell’Energia ecuadoriano, Juan Carlos Bermeo.
BREAKING: Major leak from oil pipeline in Ecuador’s Amazon happening in real time. Saw many of these in @Chevron‘s oil fields; they were rarely remediated.
The oil and gas industry treats our ecosystem like a trash bin. Thanks @AFrontlines for exposing. pic.twitter.com/PGYJSHSopC
— Steven Donziger (@SDonziger) January 29, 2022
Secondo quanto comunicato dalla compagnia petrolifera, sarebbero già stati recuperati circa 5.300 barili di petrolio, pari all’84% di quello sversato. La rottura dell’oleodotto è stata causata dalla caduta su un suo tratto di una grossa pietra. Un cedimento dovuto alle pessime condizioni del letto del vicino Rio Coca. Al momento risultano contaminati due ettari dell’area protetta del Cayambe-Coca National Park e il fiume.
Lungo circa 465 chilometri, l’oleodotto è entrato in funzione nel 2003. La sua capacità di trasporto è di 450.000 barili al giorno, anche se ad oggi ne trasferisce solo il 43,7%.