Vittime del dieselgate

Vittime del dieselgate
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Dal mensile – Uno studio stima in 574 le morti annue premature per gli eccessi di emissioni sui veicoli rispetto al dichiarato. Invertire la curva è necessario, e possiamo farlo subito

È necessario bloccare progressivamente, ma al più presto, la circolazione di tutti i veicoli diesel euro 4, euro 5 e i primi euro 6 perché sono quelli dello scandalo “dieselgate”, il grande imbroglio sulle emissioni scoperto da una ong e certificato dall’Epa, l’Agenzia statunitense per l’ambiente nel 2015: emettevano anche 3-5 volte più del dichiarato. L’autorevole rivista Atmosphere ha recentemente pubblicato una ricerca sull’inquinamento da diesel a Milano. «Abbiamo stimato che gli eccessi delle emissioni dei soli veicoli diesel a Milano, rispetto ai rispettivi standard euro, hanno comportato 574 morti premature ogni anno – spiega Paolo Crosignani, epidemiologo di Isde e già direttore dell’Unità di Epidemiologia ambientale dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, uno dei sette autori della ricerca – Queste morti premature non si sarebbero verificate se le emissioni di ciascun veicolo diesel fossero state entro i limiti vigenti per la sua omologazione». Per poter giungere a tale conclusione sono stati usati gli stessi modelli atmosferici utilizzati dalla Regione e dal Comune di Milano e il metodo ufficiale Oms di stima della correlazione tra esposizione e rischio delle concentrazioni di biossido di azoto (NO2).

L’Italia è stata già condannata dalla Corte di giustizia europea perché, ancora nel 2021, non rispetta i limiti massimi giornalieri di inquinamento per il particolato fine stabiliti da una Direttiva nel 2005. La prossima primavera il Parlamento europeo voterà la nuova direttiva, che dimezzerà i limiti di inquinamento. Il ritmo troppo lento delle politiche di disinquinamento ci costringerà dunque in “emergenza” smog per altri dieci anni? L’Europa chiede una accelerazione: come per le emissioni climatiche, il nuovo Piano d’azione verso l’inquinamento zero per l’aria, l’acqua e il suolo lancia l’obiettivo – 55% entro il 2030, creando così un parallelo tra i target di mitigazione della crisi climatica e la lotta all’inquinamento. Nelle nostre città scompariranno i motori a combustione, le abitazioni si scalderanno con il sole e saranno condizionate con pompe di calore e fonti rinnovabili.

Nel frattempo, a Natale, le Regioni del Nord Italia hanno cercato di rassicurarci: l’inquinamento nel 2021 è stato leggermente inferiore rispetto a 2019 e 2020, grazie a tecnologie meno inquinanti e ai comportamenti dei cittadini preoccupati del caro bollette. Serebbe una bellissima notizia ma non corrisponde al vero: i nuovi diesel inquinano ancora troppo e non basta l’educazione del consumatore per cambiare aria e clima. Dobbiamo bloccare, come si fa negli altri Paesi europei, le auto più inquinanti, abbassare i limiti di velocità autostradale a 110 all’ora (30 in città), limitare i fanghi in agricoltura e gli allevamenti inquinanti, impedire la combustione di carbone e gasolio e rendere più efficienti le nostre case. Subito, già nei primi mesi di questo 2022.

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