Unfakenews sullo smog, la campagna di Legambiente

Unfakenews sullo smog, la campagna di Legambiente

L’associazione ambientalista, attraverso la sua campagna Unfakenews realizzata insieme a La Nuova Ecologia e nata per contrastare le bufale ambientali, smonta sul numero di gennaio della rivista anche alcune fake news sullo smog, sintetizzate qui di seguito con domande e risposte

Il blocco del traffico nelle città non serve a niente visto che nel 2020, nonostante il primo lockdown che di fatto ha bloccato tutto e tutti, la qualità dell’aria è stata pessima come negli anni precedenti.

FALSO – Durante il primo lockdown (marzo-maggio 2020), in Italia come nel resto d’Europa, le emissioni di polveri sottili hanno visto una riduzione tra il 15 e il 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; le emissioni degli ossidi di azoto (NOx) si sono invece ridotte fino al 40%, sempre rispetto al 2019. L’evidente diminuzione del traffico nel periodo del lockdown ha portato quindi l’aria ad essere più pulita. Il fatto che da un punto di vista normativo i valori medi annuali, o gli sforamenti giornalieri, siano rimasti elevati anche nel 2020 è da ricercare nel fatto che il lockdown è cominciato verso la metà di marzo, quando il “danno” era stato già fatto nei primi due mesi dell’anno (e si è venuto a ricreare nei successivi mesi di novembre e dicembre).

L’inquinamento da polveri sottili (pm10, pm2,5) è causato principalmente dalle biomasse, è su quello che bisogna intervenire per risolvere il problema.

FALSO – Le polveri sottili si distinguono in primarie (quelle emesse direttamente da una sorgente, come un caminetto o un tubo di scappamento) e secondarie (che si formano a partire dalla presenza di altri inquinanti come l’ammoniaca o per azioni successive, come il risollevamento delle polveri depositate a terra dovuto al passaggio dei veicoli sulle strade). Se è vero che circa la metà delle polveri primarie hanno nella combustione delle biomasse il “motore” principale di emissione, va detto anche che questo tipo di polveri rappresenta un terzo di quelle totali. Il restante 65% è di tipo secondario. È per questo che settori come il traffico e la zootecnia incidono maggiormente, se consideriamo sia le polveri primarie che secondarie.

L’inquinamento atmosferico è un fenomeno invernale, nella restante parte dell’anno la qualità dell’aria è buona.

FALSO – L’inquinamento dovuto ad alcuni tipi di inquinanti specifici, come pm10, pm2,5 e NO2, ha nel periodo invernale le condizioni ideali per via del ristagno nell’aria di queste sostanze e quindi maggiori concentrazioni. Ma nel periodo estivo c’è un altro inquinante, l’ozono troposferico (O3), altrettanto dannoso per la salute dell’uomo e per l’ambiente e che raggiunge concentrazioni più elevate di quanto sarebbe consentito. La formazione di questo inquinante, di cui si parla molto raramente, è dovuta alla presenza di altri inquinanti nell’aria, come l’NO2, che grazie alle radiazioni solari scompone la molecola originaria dando origine ai tre atomi di ossigeno tipici dell’ozono.

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