Abbandonare le fonti fossili, una scelta coraggiosa per il 2021

Nel 2020 in Italia 35 miliardi sono andati a sussidi ambientalmente dannosi. Per cambiare passo nel nuovo anno sarà fondamentale potenziare alcuni strumenti già esistenti: le comunità energetiche, l’autoconsumo collettivo e il Superbonus

Il 2020 è stato un anno decisamente impegnativo per tutte e tutti. Abbiamo iniziato, infatti, con un numero impresso nella mente, i dieci anni a disposizione per arrestare l’innalzamento della temperatura oltre il grado e mezzo, con i giovani di tutto il mondo nelle piazze a chiedere di dare ascolto alla scienza e di intraprendere azioni coraggiose e concrete fin da subito. L’arrivo dell’emergenza sanitaria, globale anch’essa, ci ha prima fermato chiedendo a tutti noi di riorganizzarci, e poi ci ha messo nelle condizioni di ripartire con una consapevolezza maggiore, quella di avere ancora meno tempo per ristabilire un equilibrio con il Pianeta.

Katiuscia Eroe, responsabile energia Legambiente

Tante le scelte coraggiose e necessarie per riuscire nel raggiungimento di questo obiettivo. Tra le prime l’abbandono alle fonti fossili, e a questa scellerata corsa al gas che sta chiudendo il 2020, e aprirà tristemente il 2021. A fine gennaio è prevista la scadenza delle osservazioni per due impianti della Tirreno Power a Vado Ligure e Civitavecchia. A ciò si accompagna la battaglia su Presenzano e sulle riconversioni a gas oggi previste per il phase out dal carbone al 2025.

L’anno che si sta per concludere, ancora una volta, è stato caratterizzato dal poco coraggio in tema di sussidi ambientalmente dannosi: 35 miliardi quelli contabilizzati da Legambiente nel ultimo dossier Stop ai sussidi alle fonti fossili e ambientalmente dannosi. Ma è stato anche un anno che ha aperto le porte a due strumenti importanti e fondamentali nella lotta ai cambiamenti climatici e per agevolare politiche di welfare in favore dei cittadini. Da una parte l’introduzione delle comunità energetiche e dell’autoconsumo collettivo, grazie al Milleproroghe 2020 e che dovrà passare adesso per il recepimento delle direttive europee, previsto per giugno 2021. Un’opportunità importante per i tanti territori e per le tante realtà che vogliono essere protagonisti della rivoluzione energetica dal basso, autoproducendo energia e consumandola in maniera collettiva a livello locale. Un sistema che in altri territori italiani, con esperienze simili e mature, permette risparmi fino al 40% tra elettrico e termico. Si tratta di uno strumento da potenziare come quello del Superbonus. Il 110% introdotto come strumento per rilanciare il settore edilizio, racchiude infatti in sé un grande potenziale. Da una parte la capacità di ridurre i fabbisogni energetici grazie alla coibentazione, dall’altra di produrre energia da fonti rinnovabili e staccarsi completamente dai fossili, anche in termini di riscaldamento, grazie a processi di elettrificazione dei consumi. Per il 2021, sarà importante però diffonderne e farne comprendere anche il potenziale in termini di lotta ai cambiamenti climatici. Basta ricordare, infatti, che il settore civile è responsabile del 40% delle emissioni climalteranti, un dato che deve far riflettere sull’importanza non soltanto di intervenire in maniera massiccia sul settore, ma anche sulle responsabilità dei singoli cittadini, che attraverso azioni e stili di vita sostenibili possono contribuire non poco alla lotta contro i cambiamenti climatici, ma anche contro l’inquinamento atmosferico.

Il 2020 è stato anche l’anno delle fake news sulle fonti rinnovabili, biometano, eolico in primis. Corretto e condivisibile il diritto a difendere i propri territori dalle speculazioni e dai progetti sbagliati. Ma non è con le false notizie e informazioni che si riusciranno a risolvere i problemi di integrazione nei territori delle rinnovabili. Per questo in questo 2021 sarà importante rafforzare l’azione di informazione, sensibilizzazione e partecipazione dei territori in tema di sviluppo delle fonti rinnovabili, ma anche dialogare con le aziende e le imprese che vorranno investire nei territori per spingerle ad adottare misure di attenzione anche non scritte se necessario. Perché il nostro Paese ha di fronte a sé una sfida epocale: il raggiungimento delle emissioni zero nette al 2040 è qualcosa che trasformerà ogni settore produttivo. A quello energetico spetta una delle sfide più importanti. E sarà fondamentale realizzare impianti, di piccole dimensioni ma anche di grandi dimensioni, per rispondere non solo alle ragioni di sicurezza e stabilità della rete, ma anche per rispondere, insieme ad altre tecnologie e vettori come gli accumuli e l’idrogeno verde, alle esigenze energetiche di importanti poli industriali.

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