Ultraciclismo, bici per il cambiamento

Omar Di Felice ultraciclismo

Dal mensileDalla Kamchatka all’Alaska, passando da Finlandia, Norvegia, Svalbard, Islanda e Groenlandia. L’ultracyclist Omar Di Felice sta pedalando nell’Artico per testimoniare la crisi climatica

Quattromila chilometri nel bianco dell’Artico, partendo dalla Kamchatka, la penisola nordorientale del continente asiatico, per attraversare le regioni più settentrionali di Russia, Finlandia, Svezia e Norvegia. E poi trasferirsi alle Svalbard, pedalare in Islanda e lungo le piste della Groenlandia, sbarcare nel continente americano e dall’Alaska attraversare infine lo stretto di Bering per tornare al punto di partenza. È il giro del mondo artico che sta realizzando in queste settimane il nostro amico Omar Di Felice, incrociato qualche mese fa come autore del tracciato della Ciclovia dell’Appennino (vedi Nuova Ecologia di giugno 2021) e noto ultracycling che ha al suo attivo numerose esperienze estreme, dalla conquista in sella del campo base dell’Everest alla traversata invernale del Deserto del Gobi. Abbiamo incontrato Omar proprio il giorno prima della sua partenza per Mosca, da dove poi avrebbe proseguito per la tappa iniziale del suo Arctic world tour, ovvero il giro del mondo artico in bicicletta.

Quest’ultima avventura non è solo dettata dalla voglia di fare un’impresa estrema, vero?

Omar Di Felice
Omar Di Felice

Arctic world tour è parte del progetto più ampio “Bike to 1,5°” che ho lanciato in collaborazione con l’associazione Italian climate network in occasione della Cop26. In quella circostanza andai a Glasgow in bicicletta proprio per testimoniare l’urgenza dei temi del cambiamento climatico e la necessità di adottare misure immediate per affrontare la più grave crisi che abbiamo di fronte. Ora voglio raccontare i luoghi dove la crisi climatica sta colpendo più forte, dove questa è ancora più evidente. E lo voglio fare com’è nel mio stile, ovvero con un’impresa che sottolinei quanto è importante il contributo dei singoli nella lotta al cambiamento climatico.

Anche tu sei rimasto deluso dagli esiti della Cop26 a Glasgow?

Quando ho cominciato a occuparmi seriamente di queste problematiche ho capito la complessità dei problemi in gioco. È ingenuo pensare che si possa venire fuori da questi appuntamenti con soluzioni semplici e accordi unanimi. Più probabilmente avremo sempre a che fare con due passi avanti e uno indietro, con piccoli risultati positivi parziali e così via. Quello che è certo è che abbiamo sconfitto il negazionismo: oggi c’è molta più consapevolezza da parte dei governi del mondo della crisi in atto. A noi il compito di moltiplicare la comunicazione sul tema per sensibilizzare il maggior numero possibile di persone.

Da qui la scelta di metterti in gioco con questa nuova avventura.

Io faccio quello che so fare meglio, cioè pedalare. Credo che mai come in questo momento ci sia bisogno del contributo di ciascuno alla soluzione di un problema così drammatico. Ho avuto la fortuna di poter coniugare la mia passione per la bicicletta e per le avventure estreme nel freddo con una battaglia così difficile come quella contro il surriscaldamento del pianeta. Durante questi mesi mi confronterò con esperti del settore, scienziati, ricercatori, darò voce ai loro allarmi, ma incontrerò anche tanta gente comune, persone che abitano luoghi che stanno cambiando sotto i loro occhi. A dicembre sono stato in Islanda, una terra bellissima che considero un po’ una mia seconda patria. Ebbene c’era una situazione drammatica con temperature primaverili e una scarsità di innevamento mai vista prima. Lì hanno già fatto il funerale a un ghiacciaio scomparso per sempre e la situazione che si prospetta per i prossimi 50 anni è veramente drammatica. Guardando quei luoghi ho avuto netta la sensazione che se mai avrò un figlio il mondo che lui conoscerà sarà completamente diverso da quello che ho visto io.

A Glasgow hai avuto modo di incontrarti con Greta?

No, quando io ero dentro la Cop26 Greta e i Fridays for Future erano fuori a manifestare. E credo che sia giusto così, ovvero che c’è bisogno di sensibilità e azioni diverse proiettate verso lo stesso obiettivo comune: c’è bisogno di chi manifesta per le strade e di chi, come me, preferisce fare qualcosa di concreto. Io ho proprio bisogno di fare qualcosa, di pedalare, di coprire lunghe distanze, di vedere e toccare con mano quello che sta succedendo per raccontarlo al maggior numero di persone possibile.

E poi c’è l’Appennino…

Che è un altro luogo del mio cuore, un territorio peraltro che ospita i miei allenamenti quotidiani e al quale sono molto legato per diverse ragioni. Con Enrico Della Torre e ViviAppennino abbiamo disegnato la traccia della Ciclovia dell’Appennino che ho percorso diverse volte incontrando comunità locali e sindaci dei quali ho apprezzato la voglia e la necessità di adoperarsi per la soluzione dei piccoli e grandi problemi delle persone. Se si pensa ai rischi che corrono le aree costiere, è chiaro che le nostre aree interne diventeranno sempre più importanti, per questo anche il disegno di una ciclovia può contribuire a portare buon turismo, vita e futuro in un territorio bello come l’Appennino.

Cosè lultraciclismo

L’ultraciclismo è una specialità del ciclismo con gare su lunghe distanze, con bici da strada, mountain bike e handbike. Gli atleti affrontano percorsi di almeno 300 chilometri con dislivelli a quattro zeri, in modalità non-stop.

Artic world tour

Progetto: Bike to 1,5 °C distanza: 4.000 km

1. Russia – Kamchatka

2. Lapponia (Russia, Finlandia, Svezia, Norvegia)

3. Isole Svalbard

4. Islanda

5. Groenlandia

6. America (Canada, Alaska)

Info su ultracyclingman.com

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