(Adnkronos) – “Le bombe russe hanno colpito vicino all’aeroporto internazionale di Leopoli dove ci sono hangar in cui fanno le riparazioni. Erano stati già evacuati. Ma questo bombardamento ha un valore simbolico: l’Ucraina è stata colpita al cuore. C’è il terrore tra la gente”. Don Moreno Cattelan, missionario orionino a Leopoli, racconta all’Adnkronos i momenti drammatici vissuti al momento dell’esplosione. “La gente è terrorizzata. Noi siamo a venti minuti dall’aeroporto – spiega – però abbiamo sentito un boato tremendo e la colonna di fumo che si alzava al cielo”.
Il missionario dice che, anche se “grazie a Dio il bombardamento ha fatto solo un ferito, così pare, mette paura perché si capisce che le armi passano di qua. Stamani siamo stati tempestati di telefonate di gente di Leopoli che chiede informazioni, mamme e bimbi che implorano di uscire. Stiamo organizzando un altro viaggio per l’Italia ma c’è una organizzazione complessa e non si può fare dalla sera a mattina”.
La comunità orionina stamattina dopo l’esplosione ha fatto una riunione di emergenza per affrontare la questione. “Ci consoliamo un po’ – dice don Cattelan – dicendo che non arriveranno coi carri armati, come hanno fatto con le altre città, però stamattina dal Mar Nero ci hanno mandato il ‘regalino’. Se scatta l’ allarme tra un po’ non ci gireremo dall’altra parte ma cercheremo ripari. Questi missili sono intelligenti ma basta qualche km in più o in meno e cambia tutto. Se domenica scorsa il missile faceva 16 km in più cadeva in Polonia e distruggeva la frontiera. Se cadeva 10 km prima, cadeva in pieno centro città”.
“Erano due o tre giorni che c’era una relativa tranquillità qui a Leopoli, anche con gli sfollati, ma ora la gente, soprattutto mamme e bimbi, implorano di essere messi in salvo . Noi lasciamo partire prima – spiega il missionario orionino – chi è stato sotto i bombardamenti per giorni ed è riuscito ad arrivare qui. Ma ora la gente è terrorizzata. Stamani ci sono stati momenti di panico generale anche qui da noi. Siamo così presi da emergenze e telefonate, ora anche dagli aiuti umanitari che arrivano scoordinati, che quasi non c’è tempo di pensare”.
I missionari, che avrebbero dovuto fare da base logistica per la spedizione organizzata dalla Comunità Giovanni XXIII coi parlamentari italiani, poi scoraggiata dalla Farnesina, invitano i volontari a soprassedere: “C’è chi vuole venire a fare qui il volontario ma noi scoraggiamo perché c’è sempre il rischio bombe. Abbiamo ospitato due volontari della Comunità Giovanni XXIII ma cerchiamo di fare capire che non avrebbe senso fare gli eroi. C’è paura e terrore. Ci chiediamo quando finirà questa folle guerra”.
I missionari della comunità di don Orione hanno sempre un pieno di benzina pronto. “Lo teniamo buono nell’eventualità. Se valutiamo che c’è pericolo reale, nessuno fa l’eroe. Che senso avrebbe mettere in pericolo anche chi è qui con noi?”, dice don Moreno. Ma poi i missionari pensano ai tanti bambini disabili salvati dalle bombe e ai tanti ancora da mettere in salvo negli orfanotrofi. E l’idea di mettersi in salvo dura lo spazio di un attimo. “Stiamo ancora, la nostra gente ha bisogno e poi chissà, questa follia finirà presto”, la speranza del missionario orionino. Di tutti.