Consumo di suolo: l’Italia stretta tra gli interessi di e-commerce e logistica

Consumo di suolo: l’Italia stretta tra gli interessi di e-commerce e logistica
Polo logistico Le Mose Castel San Giovanni

Centinaia di ettari di campi agricoli cementificati per costruire poli logistici a supporto del commercio elettronico. Pochi i Comuni che si oppongono  a questa deriva, eppure con il Pnrr l’Italia si è impegnata ad approvare una legge a protezione del suolo

Il commercio elettronico disegna nuove geografie e consuma suolo. La Pianura Padana, uno dei luoghi con l’aria più inquinata al mondo, è diventata una grande piattaforma logistica, che serve anche il mercato europeo. Tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, centinaia di ettari di suolo agricolo vengono trasformati per realizzare poli logistici collegati a porti e aeroporti, presso i caselli autostradali, gli snodi ferroviari. È vero, la logistica crea posti di lavoro, anche se spesso sono precari e non qualificati, fonte di conflittualità crescente per le scarse tutele. Una recente ricerca di EBiComLab, il centro studi sul terziario di Treviso, ha analizzato l’impatto socio occupazionale di sette centri di distribuzione e smistamento Amazon nel Nord Italia, evidenziando che, rispetto al numero di assunzioni all’apertura, poco più del 30% dei posti di lavoro è stato confermato già nei primi anni di attività. A Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, il polo esiste dal 2011 e oggi occupa appena il 20,7% dei lavoratori che aveva dieci anni fa.

copertina Nuova Ecologia gennaio 2021
copertina Nuova Ecologia gennaio 2021

«C’è uno squilibrio evidente tra la dimensione dei poli logistici e la grandezza e il potere contrattuale dei piccoli Comuni in cui si insediano. Questo porta a trasformazioni territoriali svantaggiose per il pubblico, con costi ambientali e sociali che ricadono sulla collettività anche nei Comuni vicini, che non vengono coinvolti nelle negoziazioni ma ne subiscono gli effetti – afferma Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia – La logistica infatti è attratta dal mercato dei grandi centri urbani, primo tra tutti Milano, ma si sviluppa di preferenza nel circondario rurale, dove per un colosso multinazionale è facile atterrare senza incontrare ostacoli, usando terreno agricolo anche in presenza di aree dismesse riutilizzabili. Accade a maggior ragione ora che le Province non svolgono più un ruolo nel governo territoriale».

Sono pochi i sindaci che si oppongono all’espansione della logistica. Roberto Veronesi, primo cittadino di Torre d’Isola, in provincia di Pavia, ci sta provando, sostenuto da associazioni e comitati. Nel vicino comune di Trivolzio sono previsti tre nuovi poli, ma la loro realizzazione è subordinata alla costruzione di una bretella che porti il traffico fuori dai centri abitati. «Noi abbiamo eliminato dal piano di governo del territorio quella bretella perché la nostra idea di sviluppo non può prescindere dalla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini – dice Veronesi – Oggi non è più necessario svendersi per finanziare opere pubbliche. Con idee e progetti, i fondi si trovano».

La logistica crea posti di lavoro. Ma spesso sono precari e non qualificati, fonte di conflittualità crescente per le scarse tutele degli occupati

Una Babele di deroghe

Il Rapporto sul consumo di suolo in Italia, realizzato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente nel 2021, sottolinea il valore del suolo come risorsa limitata e non rinnovabile. Questo fornisce cibo, biomassa e materie prime, è un elemento centrale del paesaggio ed è in grado di stoccare, filtrare e trasformare acqua, elementi nutritivi e carbonio. La sua impermeabilizzazione ci costa circa tre miliardi di euro l’anno, secondo le stime calcolate tra il 2012 e il 2020. Eppure continuiamo a perdere suolo al ritmo di 2 m² al secondo, sostituendolo con coperture artificiali. «Negli ultimi anni c’è stato un rallentamento, dovuto al calo del mercato immobiliare, ma siamo comunque lontani dagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030. In questo quadro, la logistica preoccupa perché è un fenomeno in forte crescita e perché investe regioni in cui le dinamiche di consumo di suolo sono già critiche», riprende Di Simine. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’Italia si è impegnata ad approvare una legge per il contenimento del consumo di suolo, a favore del riuso e della rigenerazione urbana. Inoltre, il 17 novembre scorso la Commissione europea ha approvato la nuova Strategia sul suolo al 2030, che prevede tra l’altro che gli Stati membri si dotino di una road map con obiettivo consumo di suolo zero entro il 2050. Una direttiva europea verrà presentata entro il 2023.

Passo Corese (Roma), Centro logistico Amazon
Passo Corese (Roma), Centro logistico Amazon. Foto di Luca Bonaccorso/Sintesi

«L’osservazione di ciò che ha prodotto il cosiddetto federalismo urbanistico nelle Regioni, con una babele di provvedimenti, mostra l’urgenza di una norma statale che fornisca linee guida chiare e non derogabili, come avviene in Francia, ma anche in Germania, che è una Repubblica federale. In Italia il riferimento è ancora la legge del 1942! – commenta Chiara Mazzoleni, docente di Urbanistica allo Iuav di Venezia – Una nuova norma nazionale dovrebbe riguardare il governo del territorio e del paesaggio e comprendere le misure di contrasto al consumo di suolo». Mazzoleni ha analizzato a fondo la legge regionale del Veneto sul governo del territorio del 2004 e i provvedimenti approvati in seguito, che hanno aggiunto deroghe su deroghe. «Mentre si moltiplicano le dichiarazioni d’intenti sulla difesa del suolo, sono stati depotenziati gli strumenti di pianificazione e svuotata di senso la valutazione ambientale strategica – osserva – Il risultato è che le competenze urbanistiche sono state sostituite da quelle giuridiche, degli avvocati amministrativisti abili nel costruire il sistema derogatorio».

Consumo di suolo in Italia: infografica

Secondo il Rapporto Snpa, il Veneto è la regione in cui si è registrato il picco più alto di consumo di suolo per attività logistiche: 83,28 ettari tra il 2017 e il 2018. La quota più elevata in termini assoluti appartiene invece all’Emilia-Romagna. «Già nel 2004, nel documento di presentazione della legge regionale sul governo del territorio, il Veneto era descritto come area fragile e compromessa, caratterizzata da grande dispersione insediativa di edifici e infrastrutture – prosegue la professoressa Mazzoleni – La nuova legge avrebbe dovuto arginare quella situazione, che invece non ha fatto che aggravarsi. A oggi non si è ancora provveduto a un censimento degli edifici dismessi, che dovrebbero essere riutilizzati invece di occupare ulteriore suolo libero. E i centri della logistica, in particolare quelli di distribuzione, che necessitano di rilevanti superfici impermeabilizzate, equiparati alle attività produttive da una norma regionale, possono andare in deroga sia agli strumenti urbanistici che al consumo di suolo».

Secondo il Rapporto Snpa, il Veneto è la regione in cui si è registrato il picco più alto di consumo di suolo per attività logistiche: 83,28 ettari tra il 2017 e il 2018

Da est a ovest

Viene dal basso l’opposizione ai colossi multinazionali dell’e-commerce: le associazioni ambientaliste e i cittadini, preoccupati per la loro salute, organizzano presidi e manifestazioni, promuovono raccolte di firme, si impegnano a fare ricorsi, sensibilizzano l’opinione pubblica. A sud di Treviso, tra Casale sul Sile e Roncade, di recente sono state presentate due richieste di nuovi poli logistici destinati alla distribuzione, a distanza di qualche chilometro l’uno dall’altro, in una zona già fortemente compromessa e fragile dal punto di vista idrogeologico. Qui, su iniziativa dei circoli locali di Legambiente, si è costituito il comitato No Maxipolo. Una protesta che passa dal Nordest al Nordovest: a fine novembre, di fronte all’ennesimo via libera a un capannone per la logistica nell’astigiano, i circoli Legambiente Gaia di Asti e Valtriversa si chiedono perché, considerati i molti capannoni vuoti, non si lavori per il riuso e il minor impatto ambientale possibile.

A sud di Treviso presentate due richieste di nuovi poli logistici per la distribuzione. I circoli locali di Legambiente hanno costituito il comitato No Maxipolo

Nella bassa pianura bergamasca, il paesaggio rurale è stato stravolto in soli quattro anni, da quando nel 2017 a Calcio, presso la nuova autostrada BreBeMi, è sorto il primo polo logistico della zona. Oggi i poli sono cinque e si parla di “Quadrilatero della logistica” per i comuni di Calcio, Covo, Cortenuova e Cividate al Piano, dove il suolo agricolo perso è pari a 154 campi di calcio. Legambiente e altri gruppi ambientalisti stanno facendo ricorso al Tar contro la costruzione del sesto polo. Intanto, lungo la BreBeMi, gli insediamenti logistici sono saliti a sedici.

Piacenza, per la sua posizione strategica, ha assistito già alla fine degli anni Novanta alla nascita di questo fenomeno. Oggi il fatturato del settore in provincia è di circa 550 milioni di euro, secondo le stime dell’Istituto sui trasporti e la logistica. E supera i 150 milioni di euro per il solo polo Le Mose, che ricopre una superficie grande quanto 420 campi di calcio, dando lavoro a oltre 1.800 persone. Nel 2017 la merce in ingresso è stata di 2,8 milioni di tonnellate, trasportate a bordo di 150.000 camion. Sempre in provincia di Piacenza, a Fiorenzuola d’Arda, nei prossimi mesi diventerà operativo un nuovo stabilimento per i surgelati della multinazionale New Cold: sarà il congelatore della Pianura Padana, alto come un palazzo di 41 metri per ben 14 piani. Tra i comuni di Caorso e Monticelli, dove un accordo territoriale prevede uno sviluppo logistico per 4 milioni di m2, Legambiente Piacenza ha censito tredici strutture produttive dismesse, che al momento non si pensa di riutilizzare. Poco lontano, a La Secca di Monticelli d’Ongina, tra Piacenza e Cremona, un polo abbandonato è diventato terra di nessuno, con campo libero allo spaccio di sostanze stupefacenti. Tra i rari casi di resistenza, c’è da segnalare il Comune di Calendasco, mentre a Gossolengo in una settimana sono state raccolte quasi tremila firme contro un insediamento in zona artigianale.

Flashmob Legambiente Giornata mondiale del suolo
Il flashmob organizzato da Legambiente a Cortenuova (Bg) lo scorso 5 dicembre per la Giornata mondiale del suolo

«Non ci illudiamo di poter bloccare l’avanzata della logistica, visto che l’e-commerce alla gente piace sempre di più – spiega Giuseppe Castelnuovo di Legambiente Piacenza – Il nostro obiettivo è almeno contenere il fenomeno, che deve essere governato con una pianificazione corretta, agganciandolo al trasporto su ferro per ridurre al massimo quello su gomma. Anche in Emilia-Romagna la legge regionale ha lasciato aperti varchi enormi, che hanno permesso la proliferazione di poli ovunque, mentre le procedure di valutazione ambientale sono diventate una farsa».

Di fronte a questo quadro disarmante, che interessa la parte più ricca e produttiva del Paese, ci si chiede se il nostro Paese sarà in grado di rispettare gli impegni di sostenibilità presi con l’Europa, superando vecchie logiche di sviluppo e tutelando il suolo come bene comune. A beneficio dei cittadini di oggi e di domani.

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