Giornata europea dei Parchi, più biodiversità contro la crisi climatica

Giornata europea dei Parchi, più biodiversità contro la crisi climatica
Gran-Paradiso

Grazie ai Parchi l’Italia è una “potenza euro-mediterranea” nella protezione della natura. Ora servono nuove strategie di adattamento al cambiamento climatico e l’istituzione di nuove aree terrestri e marine protette: il 30% del territorio entro il 2030

Il 24 maggio in Europa si festeggiano i parchi. “Noi siamo la Natura. Ripensare, riconnettere e ripristinare” è lo slogan scelto da Europarc Federation per la Giornata internazionale che ogni anno, attraverso iniziative ed eventi, vuole ribadire il ruolo fondamentale che svolge il sistema continentale delle aree protette a favore della tutela della natura e per lo sviluppo sostenibile delle comunità interessate. Perché è un dato oramai acquisito che, a livello globale, le aree protette sono lo strumento più adeguato per tutelare la biodiversità, prevenire problemi di salute pubblica e promuovere stili di vita sostenibili. Nel nostro Paese le aree protette sono anche un formidabile attrattore turistico e una opportunità di crescita e di sviluppo sostenibile delle comunità interessate, oltre ad essere una delle poche politiche pubbliche fatte su larga scala per tutelare la natura e promuovere lo sviluppo delle aree interne e montane. I parchi sono anche stati artefici della “via italiana per la tutela della natura”, un’esperienza originale nel contesto europeo, che ha contribuito a rendere l’Italia più bella, più green e ricca di ecosistemi unici, contribuendo al successo del Made in Italy anche attraverso questo variegato sistema di enti preposti alla tutela del nostro capitale naturale. Grazie ai Parchi l’Italia è oggi una “potenza euro-mediterranea” nella protezione della natura (conserviamo 1/3 della fauna e il 50% delle specie floristiche del continente europeo e abbiamo una percentuale di aree protette doppia rispetto alla media Ue).

Il ruolo dei Parchi contro il cambiamento climatico

Il surriscaldamento del Pianeta impone di agire velocemente e con decisione: la perdita di biodiversità, di cui i parchi sono i principali custodi, è fortemente influenzata dai cambiamenti climatici. L’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) sottolinea la necessità di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5°C rispetto all’era preindustriale, e propone di dimezzare l’attuale livello di emissioni entro il 2030 e arrivare a emissioni zero nette entro il 2040 (NetZero). L’Intergovernmental Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), ha ricordato che le attività antropiche hanno un impatto negativo sulla natura a un ritmo da cento a mille volte più veloce della media degli ultimi 10 milioni di anni, e la perdita di biodiversità minaccia la capacità degli ecosistemi planetari di fornire i servizi da cui l’umanità dipende. L’impatto antropico ha trasformato il 75% degli ambienti naturali delle terre emerse e il 66% degli ecosistemi marini, messo a rischio almeno un milione di specie animali e vegetali dopo averne cancellato per sempre un numero imprecisato. Sembra oramai evidente che la salute e il benessere umano sono strettamente legati alla vitalità e alla resilienza dei sistemi naturali, per questo è importante considerare la salute come un unicum che riguarda le persone, le specie e il Pianeta (One World-One Health).

Parchi emissioni Zero

Per mantenere il Pianeta in equilibrio e proteggere la biodiversità occorre essere più responsabili nell’utilizzo delle risorse naturali, fondamentali per produrre cibo, energia e altri servizi ecosistemici, e poterne fruire per migliorare il nostro benessere. Una responsabilità che chiama direttamente in causa il ruolo dei parchi che proteggono la biodiversità, garantiscono il nostro benessere economico, aiutano a fare prevenzione pubblica e promuovono stili di vita sostenibili. Perché persone sane vivono in ecosistemi sani. In questo contesto tocca anche alle aree protette contribuire al raggiungimento degli obiettivi di contenere le emissioni di CO2 che minacciano la biodiversità, il bene più prezioso che custodiscono, e tutti i parchi sono chiamati a dare un contributo per dimezzare l’attuale livello di emissioni entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2040. Parchi Emissioni Zero è la strategia con cui Legambiente intende promuovere un percorso condiviso con le aree protette del nostro Paese per raggiungere gli obiettivi di ridurre le emissioni di CO2 nei territori di pregio e tutelare efficacemente la biodiversità entro il 2030 in linea con la Strategia dell’UE. I parchi possono essere la sintesi dell’ambiziosa sfida, importante e innovativa, dove promuovere la bioeconomia circolare per sostenere le produzioni di qualità, tutelare la biodiversità e ridurre le emissioni di CO2. L’attenzione verso l’efficienza energetica, l’economia circolare e, in generale, la sostenibilità ambientale rappresenta per un Parco un elemento importante e qualificante rispetto alla salvaguardia e riqualificazione del territorio, rispetto alla sensibilizzazione e informazione dei cittadini e delle imprese che operano nelle aree protette, ma anche rispetto a un più generale obiettivo di ridurre le emissioni (NetZero) all’interno di ogni area protetta. La mobilità e l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali sono i temi su cui puntare per rafforzare la transizione ecologica nelle aree protette, attraverso una rinnovata intesa tra gli enti parco e le comunità locali che, congiuntamente, devono mettere al centro del loro impegno la bioeconomia circolare per realizzare un modello di sviluppo incentrato sulle comunità energetiche rinnovabili e solidali, una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici costruita in maniera partecipata capace di indicare la via per dimezzare l’attuale livello di emissioni entro il 2030 raggiungendo la neutralità climatica entro il 2040.

Obiettivo 30% entro il 2030

L’altro tema da mettere al centro dell’agenda nazionale per frenare il declino della biodiversità è l’istituzione di nuove aree protette e raggiungere il target del 30% di territorio e di mare protetto entro il 2030 come propone l’UE. Per il nostro Paese significa triplicare la percentuale di aree terrestri protette (attualmente siamo all’11%) e sestuplicare gli ambienti marino-costieri attualmente protetti (appena il 5% di mare e coste tutelate). Il Bel Paese ha una lunga lista di aree protette in attesa di essere istituite e previste da leggi dello Stato che per diversi motivi tardano a nascere. Ci sono Parchi nazionali ma anche Aree marine protette in attesa di essere istituite dove da anni si susseguono studi e approfondimenti scientifici per valutarne la fattibilità, ma esiste anche un lungo elenco di territori che si auto propongono per diventare parte del sistema delle aree protette. Nei prossimi anni saremo impegnati per raggiungere l’obiettivo di tutelare il 30% del territorio e del mare entro il 2030. Più biodiversità contro la crisi climatica è un obiettivo raggiungibile e alla portata del nostro Paese, a condizione che si vada oltre le enunciazioni di principio e si proceda in maniera concreta e con la convinzione necessaria. Adesso è il momento di agire e mobilitarsi per costruire il percorso, le alleanze e le strategie per centrare l’obiettivo.

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