Magpie, il caso della personalità giuridica riconosciuta al fiume del Quebec

Magpie_credit_SNAP Quebec photo

Il percorso per riconoscere personalità giuridica al fiume Magpie, in Quebec, ha destato attenzione internazionale. A colloquio con Pier-Olivier Boudreault che ha coordinato il progetto mettendo in rete numerosi partner, autoctoni e non

Dal mensile di maggio – Cote-Nord del Quebec, Canada. Una regione dal clima rigido, che poco si presta all’agricoltura. Fino alla metà del Diciannovesimo secolo era un enorme territorio di caccia riservato agli autoctoni e al commercio delle pellicce. Progressivamente aperta alla colonizzazione, dagli anni ’50 del Novecento è diventata oggetto di un intenso sfruttamento forestale, minerario e idroelettrico. Quasi tutti i fiumi più importanti sono finiti così imbrigliati dalle dighe. Lo scorso anno, l’annuncio del riconoscimento della Magpie (il fiume che scorre nel Québec del nord, in Canada, ndr) come persona giuridica ha destato l’attenzione internazionale. La Nuova Ecologia ha intervistato Pier-Olivier Boudreault, il naturalista che ha coordinato il progetto per la Société pour la nature et les parcs del Québec, insieme a numerosi partner, autoctoni e non.

A febbraio 2021 la Magpie ha ottenuto lo status di persona morale con la risoluzione del Consiglio di banda (amministrazione locale eletta dai membri di ogni comunità autoctona, ndr) degli Innu di Ekuanitshit e quella dell’Unione delle municipalità non autoctone della Minganie. Com’è stato ottenuto il riconoscimento?

Pierre-Olivier Boudreault Quebec
Pierre-Olivier Boudreault

Nel 2008, quando si è cominciato a parlare di un grande complesso idroelettrico sul fiume La Romaine, nella Côte-Nord, gli abitanti della regione e i canoisti che frequentavano la Magpie si sono allarmati e hanno contattato la Société pour la nature et les parcs (Snap) del Québec. È cominciata così la campagna per fare di questo fiume un’area protetta. Abbiamo organizzato studi scientifici, petizioni, serate per attirare l’attenzione del pubblico… Ma ci siamo resi conto che Hydro-Québec (la società statale che produce, trasporta e distribuisce l’elettricità nel Quebec, nda) non avrebbe rinunciato alla Magpie e che aveva il potere, all’interno dello Stato, di bocciare il riconoscimento dell’area protetta. Per questo a partire dal 2018, con i nostri partner, fra cui l’Observatoire international des droits de la nature, abbiamo cominciato a considerare strategie alternative. Il movimento per i diritti della natura stava conoscendo i primi successi: i casi dei fiumi Whanganui e Gange, in Nuova Zelanda e India, sembravano promettenti. Ci siamo chiesti quali fiumi nel Quebec avrebbero potuto essere riconosciuti come persone giuridiche. Uno studio del 2013 ha dimostrato l’eccezionalità della Magpie per densità e forza delle rapide. Inoltre, le sue caratteristiche ecologiche e l’esistenza di un forte legame con un popolo autoctono la rendevano un candidato ideale da cui iniziare. È seguito un lavoro intenso per capire cosa si faceva a livello internazionale e come articolare legalmente questo progetto nel nostro contesto. Parallelamente, abbiamo incontrato le autorità locali e lavorato di concerto per ottenere un ampio consenso.

In America, Asia e Oceania diversi fiumi hanno recentemente ottenuto personalità giuridica. Il meccanismo legale è sempre lo stesso?

No, sono possibili diversi approcci. Innanzitutto, si può ricorrere alla legislazione. Un metodo particolarmente solido, ma ancora più impegnativo, prevede anche l’inserimento di questi diritti nella Costituzione di un Paese. È stata la via adottata dall’Ecuador quando, nel 2008, ha incluso nella propria Carta quattro articoli che riconoscevano diritti intrinseci alla natura. Un’altra via è quella delle sentenze dei tribunali. In Colombia il fiume Atrato ha ottenuto il riconoscimento di persona giuridica grazie a un pronunciamento della Corte Costituzionale. Ma le sentenze dei tribunali sono sempre un riflesso del grado di avanzamento di una società. Un terzo approccio è basato sull’approvazione di risoluzioni da parte delle autorità locali. In questo caso si parte dal basso, da chi conosce un fiume.

Che cosa vi ha indotto a privilegiare quest’ultimo approccio?

Ogni scelta ha la propria forza e i propri limiti. Dopo averli valutati tutti, ci è sembrato fosse la soluzione migliore. È stata una scelta legata al contesto: la scarsa collaborazione che abbiamo riscontrato da parte del governo, il fatto che la Snap fosse un’organizzazione della società civile. In base alla legislazione nazionale e internazionale, i Consigli di banda autoctoni e le Municipalità detengono alcune prerogative e diritti. Le loro risoluzioni “a specchio” hanno consentito di attribuire alla Magpie un insieme di nove diritti.

Quali saranno i prossimi passi?

Pensiamo che le risoluzioni approvate, cariche di riferimenti giuridici e scritte insieme ad avvocati specializzati nei diritti della natura e delle acque, siano molto solide. Del resto, questo progetto ha suscitato un ampio consenso a livello locale ed è stato sostenuto da tutte le amministrazioni che si sono avvicendate nel corso di undici anni. Ma affinché il meccanismo complessivo diventi più efficace, vorremmo nominare dei “guardiani del fiume”: una struttura indipendente dal potere politico che possa rappresentare la Magpie davanti a tribunali e istanze governative. Ci siamo ispirati al caso del fiume Whanganui, in Nuova Zelanda, dove una struttura complessa ma efficace di rappresentanti e guardiani del fiume migliora davvero la gestione del territorio. A lungo termine, vorremmo poi arrivare a una cogestione con il governo federale o provinciale.

Il caso Magpie è straordinario anche perché basato su un’alleanza locale fra comunità autoctone e alloctone.

È vero, la protezione della Magpie rappresenta da questo punto di vista un primo caso internazionale. È un progetto che fa ben sperare. Mostra che è possibile lavorare insieme, nel rispetto di tutti, allo scopo di proteggere un territorio. Credo che questa esperienza indichi anche una via privilegiata di riconciliazione: l’alleanza è stata il risultato di molto lavoro e della volontà di rispettare tutti gli attori implicati. Gradualmente si sono create relazioni e stabiliti rapporti di fiducia. Sono convinto che il movimento per il riconoscimento dei diritti della natura sia destinato a crescere in Quebec e in Canada, come altrove nel mondo. Esiste già una proliferazione di iniziative e la nostra organizzazione, oggi, è sollecitata a condividere la propria esperienza da numerose organizzazioni internazionali che stanno valutando un approccio simile. Bisogna cambiare paradigma, smettere di considerare i fiumi come risorse a nostra disposizione.

Diritti riconosciuti al fiume Magpie

  1. Diritto di vivere, di esistere e di scorrere
  2. Diritto al rispetto dei suoi cicli naturali
  3. Diritto di evolvere in modo naturale, di essere preservato e protetto
  4. Diritto alla propria biodiversità naturale
  5. Diritto alla propria integrità
  6. Diritto di soddisfare le funzioni essenziali all’interno del proprio ecosistema
  7. Diritto di essere salvaguardato dall’inquinamento
  8. Diritto alla rigenerazione e alla restaurazione
  9. Diritto di citare in giudizio

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