Gli interessi contro corrente sul fiume Enza

Fiume Enza

Sul corso d’acqua, il cui bacino è vitale per il parmigiano-reggiano, incombe la diga di Vetto. Un invaso da 27 milioni di m3 d’acqua che costerebbe 250 milioni e 15 anni di tempo

Dal mensile di maggio 2022 – Una colata di cemento, altro che rinaturalizzazione, è quello che si prospetta per il fiume Enza. La notizia è ancora ufficiosa ma dal governo sono stati stanziati 3 milioni e mezzo di euro per il progetto della diga di Vetto, di cui si parla da oltre un secolo. Si tratta di quasi il 10% del totale dei fondi destinati per la progettazione di nuovi invasi dall’ultima legge finanziaria, approvata dal Parlamento a fine 2021.

L’Enza scorre dall’Appennino emiliano al Po e segna il confine tra le province di Parma e Reggio Emilia. Il suo bacino acquifero è di importanza vitale per il parmigiano-reggiano, la produzione agroalimentare che caratterizza questa fetta di food valley. La crescente siccità dovuta al cambiamento climatico impatta pesantemente sul fabbisogno irriguo dei prati stabili per il foraggio e dei campi per altre coltivazioni.

L’Autorità di Bacino del Po, dopo un lungo periodo di studio, l’anno scorso ha divulgato il dossier sulla risorsa idrica in Val d’Enza. Il fabbisogno colturale è calcolato in 59,3 milioni di m3 di acqua, a cui ne vanno aggiunti altri 49 per usi civili e industriali. Lo scenario attuale, con un anno secco, senza interventi prevede un deficit di 34 milioni di m3. Con interventi minimi di razionalizzazione e riduzione delle perdite, il deficit potrebbe scendere a 23 milioni di m3. Il pareggio idrico si potrebbe invece raggiungere con altri interventi, da attuare in 5-7 anni. È definito “Scenario 2” e prevede la realizzazione di laghetti consortili, il rifacimento della traversa di Cerezzola (i lavori sono in corso: un sistema di paratoie in grado di deviare il flusso idrico solo quando ce n’è bisogno, costo 12 milioni di euro) e altri interventi minori per l’approvvigionamento idrico. Ma secondo lo studio tecnico, sul lungo periodo (al 2060) non basteranno questi interventi: a causa della crisi climatica, il deficit è destinato a crescere. Sono così necessari nuovi invasi nella fascia collinare: uno modesto da 0,5 milioni di m3, più la riattivazione dei laghi-serbatoi Enel sui monti (6 milioni di m3) e soprattutto la diga a Vetto, con capienza da 27 milioni di m3. Il costo stimato dell’opera è di 250 milioni di euro, i tempi di realizzazione 15 anni. “Non ho dubbi, troverà una sua realizzazione nei prossimi anni vista la sua urgenza – ha dichiarato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, bypassando ogni trasparenza di dibattito – Stiamo valutando la capienza, per trovare un equilibrio tra la necessità e il tema ambientale e del territorio”.

Lo studio tecnico evidenzia anche come nell’analisi costi-benefici non siano considerati gli effetti ambientali. E va tenuto conto che nella zona di Vetto il fiume Enza è inserito nelle aree di Rete Natura 2000, che vincola alla naturalità dei luoghi e comporterebbe una deroga da chiedere all’Ue. «Gli interventi base come laghetti, riempimento di ex cave e ricarica delle falde, che se ben realizzati potrebbero dare risposte significative, sono trascurati – sottolinea Duilio Cangiari, coportavoce di Europa Verde Reggio Emilia – Si programmano solo grandi opere di cemento, per altri interessi: non quelli agricoli».

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