Uno studio dell’Università di Stirling ha rivelato che rifiuti plastici trasportati sulle spiagge dalle acque reflue contengono batteri fecali e vibrioni potenzialmente nocivi per la salute umana. Si legano ai frammenti plastici più che ai substrati naturali
Rifiuti plastici di origine varia, come cotton fioc, salviette umide e shopper, inquinano spiagge e rive di tutto il mondo, trasportati dalle acque reflue o direttamente scaricati in fiumi e mari. Finora, però, la scienza non aveva analizzato nel dettaglio la loro pericolosità per la salute umana. A descrivere invece un panorama preoccupante e inaspettato è stato ora il gruppo di ricerca del Professor Richard Quilliam, dell’Università di Stirling, in Scozia, che ha condotto uno studio sui rifiuti plastici raccolti in dieci spiagge lungo l’estuario del fiume Forth, in Scozia. Tra i siti analizzati anche le spiagge di Abderdour Silver Sands e Portobello, molto frequentate da turisti e villeggianti.
I ricercatori hanno analizzato i rifiuti raccolti sulle spiagge, associati alle acque reflue, confrontando la loro carica batterica con quella dei substrati naturali, come alghe e granelli di sabbia, per capirne meglio la pericolosità e la resistenza agli antibiotici. I substrati sono stati analizzati attraverso supporti selettivi per organismi indicatori di batteri fecali (come Escherichia coli ed enterococchi intestinali) e per potenziali patogeni umani, ad esempio alcune specie di vibrioni (Vibrio spp.). I risultati non lasciano spazio a dubbi: i rifiuti possono fungere da serbatoio per i batteri e per altri potenziali patogeni umani, nonché essere una riserva per i geni resistenti agli antimicrobici.
Le salviette presentavano i livelli più elevati di colonizzazione, con E. coli e enterococchi presenti nel 100% dei campioni analizzati. La colonizzazione delle alghe da parte di Vibrio spp. è stata costantemente inferiore a quella delle salviette umidificate e dei cotton fioc. Quattro le specie di Vibrio rilevate: V. alginolyticus, V. parahaemolyticus, V. cholerae e V. vulnificus.
Secondo gli autori dello studio, pubblicato sul Marine Pollution Bulletin, i risultati sono impressionanti: batteri come l’Escherichia coli si legavano alla plastica più spesso che ai materiali naturali come le alghe, dimostrando di essere un pericolo per la salute degli ignari bagnanti. Ora poi, che la domanda di salviette e altri è aumentata a seguito della pandemia di Covid-19 (Hu et al., 2022), è ancora più urgente investire in programmi di sensibilizzazione del pubblico per diminuire l’uso delle salviette umidificate che entrano nelle reti fognarie.
La ricerca fa parte del progetto Plastic Vectors, finanziato dal Natural Environment Research Council (NERC), che studia in quali modi la plastica nell’ambiente possa favorire il trasporto di batteri e virus e mira a quantificare l’impatto a lungo termine sulla salute umana.
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L’articolo Cotton fioc e salviette umide spiaggiate, una riserva di batteri pericolosa per la nostra salute proviene da La Nuova Ecologia.