Crisi di governo/ Ultime notizie: se Draghi conferma dimissioni, si vota a settembre

Crisi di governo/ Ultime notizie: se Draghi conferma dimissioni, si vota a settembre

La crisi di governo in Italia continua a tenere il Paese con il fiato sospeso e lo farà sino a mercoledì, giorno in cui Mario Draghi sarà chiamato a pronunciarsi in Parlamento circa il futuro del suo mandato, dopo che Sergio Mattarella, in occasione della salita del presidente del Consiglio al Quirinale, ne ha respinto le dimissioni, convincendo l’ex leader della Bce a cancellare la parola “irrevocabili” dal documento presentato. Tra gli scenari possibili in caso di addio di Draghi, c’è quello del governo tecnico, che però non convince il Centrodestra e neppure Enrico Letta (segretario Pd), il quale ha indicato che la strada dopo Mario Draghi è una soltanto e conduce alle urne.

E allora, se si materializzasse tale scenario, al momento affatto improbabile, significherebbe che gli italiani sarebbero chiamati alle urne in autunno per eleggere il nuovo esecutivo e porre così fine alla crisi di governo, che rischia dunque di protrarsi per tutta l’estate. Secondo le tempistiche scandite dalla Costituzione, l’eventuale insediamento di un nuovo governo potrebbe avvenire soltanto tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, proprio nel bel mezzo della manovra di bilancio, da depositare alle Camere entro il 15 ottobre. Eppure, l’articolo 61 della Costituzione dice che “le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti”.

CRISI DI GOVERNO: SE DRAGHI SI DIMETTE, SI VA AL VOTO IN AUTUNNO

Se mercoledì 20 luglio 2022 la crisi di governo delineasse lo scenario peggiore e le Camere venissero sciolte a seguito della conferma di fine legislatura da parte di Mario Draghi, la prima data utile per recarsi alle urne potrebbe essere quella di domenica 25 settembre 2022 o, in alternativa, quella di domenica 2 ottobre. Inoltre, è ancora l’articolo 61 della Costituzione italiana a chiarire che “la prima riunione delle Camere ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni”, quindi si arriverebbe a una data tra il 15 e il 22 ottobre.

Dopo l’elezione dei nuovi presidenti di Camera e Senato e la formazione dei gruppi parlamentari, il presidente Mattarella aprirebbe le consultazioni. Qui le tempistiche sono variabili: nel 2018 si votò il 4 marzo e Giuseppe Conte giurò 90 giorni dopo, mentre cinque anni prima, dopo gli esiti del 24 febbraio 2013, Letta giurò a 63 giorni di distanza dal risultato elettorale. Il successo schiacciante del Centrodestra nel 2008, invece, consentì a Berlusconi di giurare a soli 25 giorni dal voto.

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