L’avvento del digitale nel settore della mobilità sta rivoluzione i modelli di business e, conseguentemente, il modo di fruire dei trasporti pubblici e privati. La nuova frontiera è la possibilità di combinare condivisione di viaggi (ride-sharing), trasporto pubblico, bike-sharing e altri servizi di mobilità condivisa
Il digitale e non il motore elettrico mette fine alla mobilità centrata sulla proprietà dell’automobile, caratteristica dell’Italia, grande paese con il maggior numero di auto su strada in rapporto agli abitanti (65 auto ogni 100 abitanti) dopo Stati Uniti e Australia (e tolto i piccoli come San Marino, Emirati Arabi, Lussemburgo e analoghi). Forse la destra italiana sembra ossessionata dall’auto elettrica perché mette fine al predominio del petrolio, ai proventi delle tasse sui carburanti, all’era delle fossili. Ma è la rivoluzione digitale a mettere a rischio l’auto di proprietà, tradizione italica anche per una seconda ragione: siamo uno dei pochi paesi europei ad avere meno veicoli in flotte, flotte aziendali (anche per i dipendenti), flotte a noleggio, flotte di servizi di car sharing aziendali o cittadine.