Elezioni 2022, Calenda-Renzi: dialogo ma senza accordo/ Iv scettica, Centrodestra…

PROVE DI DIALOGO RENZI-CALENDA, MA L’ACCORDO MANCA

«Per Azione non c’è il problema delle firme, c’è l’esenzione dovuta al fatto che sono europarlamentare, ho fatto fare anche dei pareri Pro veritate, siamo stati molto cauti su questo»: così Carlo Calenda nell’intervista a “La Stampa” in merito al nodo delle firme su cui potrebbe definirsi o meno l’accordo elettorale con Italia Viva (che potrebbe prestare il simbolo evitando l’obbligo delle firme per le Elezioni 2022). È poi lo stesso leader di Azione a confermare le interlocuzioni in corso con Renzi per formare il Terzo Polo, smentendo però l’imminenza dell’accordo: «Spero che nasca il terzo polo, ci sono le condizioni perché nasca. C’è una discussione con Italia Viva che dev’essere chiara, ora integrare due corpi. Non c’è un incontro oggi. L’accordo non c’è ancora».

Secondo quanto riportato dalle fonti di Italia Viva presso l’Adnkronos, trapela scetticismo circa l’accordo Renzi-Calenda in vista delle Elezioni 2022: «prosegue l’attività di Italia Viva in vista delle prossime elezioni. Le strade aperte per il partito di Renzi sono ancora due. La prima è quella di una corsa in solitaria con il nome Renzi sulla scheda e l’accordo con alcuni simboli tra cui la Lista civica nazionale di Federico Pizzarotti e la lista Moderati di Mimmo Portas». Continuano le fonti di Italia Viva, «la seconda strada è quella di un accordo con Azione per una lista unitaria. Questa mattina Renzi ha aperto all’alleanza con Calenda sul Messaggero e a La7, ma le reazioni di Azione sono state molto fredde». Mentre intanto nel M5s continua la faida interna dopo le dichiarazioni di Alessandro Di Battista contro Beppe Grillo e buona parte del Movimento: «Non ritengo ci siano le condizioni per una mia candidatura alle prossime elezioni politiche. Ho compreso che ci sono tante componenti dell’attuale M5s che non mi vogliono, da Grillo passando per Fico», con il Garante definito «padre padrone». In serata gli “sherpa” del Centrodestra hanno consegnato il programma ai leader: «Non sono previsti altri incontri e, prima della presentazione ufficiale, la bozza sarà consegnata ai leader dei partiti della coalizione per l’approvazione definitiva», riportano le fonti della coalizione.

IL TERZO POLO ALLE ELEZIONI 2022? RENZI-CALENDA, PROVE DI DIALOGO

Se si guardano i sondaggi, le Elezioni 2022 sembrano avere al momento un unico “padrone” che non è certo il Centrosinistra: con lo strappo di Carlo Calenda, la coalizione ex campo largo di Enrico Letta ottiene “solo” la presenza di Art-1, Impegno Civico, Verdi, Sinistra Italiana, Più Europa. Vuole dire fuori Renzi e fuori Azione, con il “rischio” Terzo Polo che da Pd e Centrodestra al momento viene visto come un problema limitato. In realtà il piano di Italia Viva è quello di rosicchiare voti tanto da una quanto dall’altra parte della barricata, con il sogno del 15% per poter proseguire dopo le elezioni ad una compagine “allargata” sul fronte pro-Draghi. «Non sono uno di quelli che fa la politica su Twitter e in televisione. Il Terzo polo è un’occasione straordinaria, se c’è il Terzo polo cambia il Paese e se c’è il Terzo polo Draghi può tornare a Palazzo Chigi. Se Calenda lo vuol fare noi ci siamo, in modo molto aperto e generoso; se Calenda per motivi suoi non lo vuol fare lo rispettiamo, però ormai il tempo stringe», lo ha detto stamane ad “Omnibus” su La7 il leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

Secondo l’ex Premier, Letta ha affossato il progetto riformista: «poteva fare o l’agenda Draghi, e allora doveva andare da noi, ad Azione, fino al Pd, ma ha scelto di dire di no perché ce l’ha con me per vicende personali; oppure poteva fare una cosa diversa, che io non avrei condiviso, l’alleanza di tutti contro la destra e a quel punto doveva parlare con i Cinquestelle. Finisce come l’asino di Buridano, che non sapendo dove girarsi muore di fame. Il Pd ha scelto una strada di non scelta». La risposta da Azione non chiude la porta al Terzo Polo, anche se la distanza al momento resta importante: «Con Renzi ci incontreremo: un accordo tra di noi non è né scontato né banale. Con Renzi ci sono rapporti deteriorati nel tempo, ci unisce una consonanza programmatica e ci dividono alcune scelte. Non avrei mai fatto un accordo di governo con i 5 Stelle», ha detto Carlo Calenda oggi a “Morning News” su Canale 5, attaccando ancora il Partito Democratico considerato il vero responsabile della rottura, «Non ho tradito i patti con Letta: lui aveva paura che Fratoianni e Bonelli andassero con Conte a fare Melénchon con la pochette». Tornando sul fronte Renzi, l’ex Ministro MISE conclude «Il problema è se si trova una quadra sui temi. Penso che si possa fare, perché ci sono delle differenze ma non tantissime, e sulla modalità di condotta della campagna elettorale. Non vorrei una campagna elettorale che attacca ogni giorno il Pd e gli altri definendoli fascisti, perché non lo sono. Ci parleremo in questi giorni e cercheremo di offrire al’Italia qualcosa che sia serio e netto».

PD ATTACCA CALENDA E (CON BOCCIA) MANDA SEGNALI AL M5S. CENTRODESTRA VERSO IL PROGRAMMA

Intanto dal Pd la replica alle mire di Renzi e Calenda arriva da due esponenti di rilievo dell’ala più “vicina” al Movimento 5 Stelle e in generale alla sinistra dei Dem: all’ANSA il Ministro della Cultura Dario Franceschini attacca senza remore il leader di Azione, «Una delle regole più scontate, soprattutto quando si rompe di colpo un’alleanza, è cercare di seminare zizzania nel campo avverso. Ho il timore che a questo sia dedito Calenda che prima ha più volte sottolineato di avere telefonato a me e non a Letta e ora ammicca addirittura al fatto che io avrei ‘capito perfettamente’ le sue ragioni». Franceschini ha poi raccontato di aver sentito al telefono Calenda prima dello “strappo” e di non essere riuscito a convincerlo del contrario: «quando, nel corso di quella telefonata, ho cercato di parlarne, mi ha bloccato dicendo: non ho chiamato per discutere ma per comunicare una decisione già presa. Alla mia osservazione che doveva chiamare il segretario del partito e non me mi ha detto che mi pregava di comunicargli la decisione (cosa che ovviamente ho fatto nei secondi immediatamente successivi) e che non lo aveva chiamato direttamente perché ‘non aveva voglia di litigare con Enrico’».

Da Franceschini a Francesco Boccia, il piano del Centrosinistra a questo punto potrebbe davvero essere quello di riavere a bordo il M5s: se non in coalizione (Letta e Conte più volte in questi giorni lo hanno escluso), magari con un “patto” di sottobanco in modo da riunirsi dopo le Elezioni 2022. «Con il M5S siamo alleati in diverse città o regioni perché abbiamo costruito un lavoro in questi tre anni. Anche se non siamo insieme in coalizione, le elezioni politiche possono essere fatte su binari paralleli. L’avversario è la destra. Contro questa destra va fatta una battaglia da fronti diversi», è quanto spiegato dal responsabile Enti Locali del Pd, Francesco Boccia, nell’intervista al “Corriere della Sera”. Tornando a “bomba”, a riempire la campagna elettorale resta sempre il Centrosinistra, ma ad essere in pieno vantaggio secondo i sondaggi resta il campo opposto: nelle prossime ore i leader dovranno rivedersi per mettere a punto il programma, con i candidati che invece saranno noti verso Ferragosto (come confermato oggi da Matteo Salvini). Il leader della Lega ha poi confermato la seconda regola aurea del Centrodestra, ricordata ieri da Giorgia Meloni: «Se prende un voto in più Giorgia Meloni, il premier lo fa Giorgia Meloni. Se prende un voto in più Matteo Salvini, lo fa Matteo Salvini. Più chiaro, bello e lineare di così non si può», ha detto a margine della visita alla sede di Telefono Donna Onlus all’Ospedale Niguarda di Milano, «questa è la democrazia, dall’altra parte invece c’è il gratta e vinci tra Letta, Renzi, Calenda, Di Maio, Bonino, Speranza, Conte, Fratoianni e chi più ne ha più ne metta».

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