Il linguaggio degli animali

maiale il linguaggio degli animali

Una ricerca internazionale ha decodificato il significato dei vari versi dei maiali, scoprendo che sono associati a stati d’animo specifici. I risultati potrebbero condurre a nuove soluzioni per aumentare il benessere animale negli allevamenti

di ERMANNO GIUDICI

Dal mensile – Gli animali comunicano fra loro in molti modi, sia con il linguaggio del corpo che emettendo versi differenti a seconda degli stati emotivi. La capacità di comunicare degli animali non umani non rappresenta certo una novità, perché da molto tempo è noto che anche specie di piccole dimensioni, come api e formiche, possono scambiarsi informazioni importanti e utili per il bene della comunità alla quale appartengono. Ma c’è di più. Un nuovo studio compiuto dall’Università di Copenaghen, dall’Eth di Zurigo e dall’Istituto nazionale di ricerca francese per l’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente (Inrae), guidato da Elodie Briefer e pubblicato sulle pagine di Scientific Reports, ha consentito ora di decodificare le emozioni provate dai maiali (Sus domesticus) in allevamento, proprio attraverso lo studio del loro “linguaggio”. I suini sono animali dotati di grandi capacità di relazione e con un quoziente intellettivo di tutto rispetto, che in libertà si traduce in una vita ricca di relazioni con i membri del gruppo. Per lo studio, i ricercatori hanno raccolto oltre 7.000 file audio, registrati durante l’intero ciclo vitale degli animali: i risultati hanno fornito importanti elementi per comprendere la capacità dei maiali di percepire stati emotivi diversi in base al contesto esterno. Lo studio potrà quindi costituire un punto di partenza per migliorare il benessere di questi animali così intelligenti ma spesso costretti a subire condizioni di vita inconciliabili con le loro esigenze.

Algoritmi animali

Con un algoritmo dedicato, i ricercatori hanno analizzato i suoni emessi dai maiali in diverse situazioni, riuscendo a interpretare quando corrispondessero a emozioni positive, neutre o negative. Grazie a queste rilevazioni gli esperti sono riusciti a “leggere” lo stato emotivo degli animali, identificando con precisione le condizioni problematiche per il loro benessere all’interno degli allevamenti. I ricercatori hanno individuato importanti differenze tra i vari grugniti: più le vocalizzazioni erano di breve durata, con una prevalenza di suoni bassi, più lo stato emotivo dell’individuo era “positivo”. È stato possibile così identificare il tipo di emozioni all’origine delle diverse vocalizzazioni. Suoni “positivi” si sono registrati in situazioni nelle quali gli animali erano liberi di esercitare i normali comportamenti sociali, come momenti di allattamento dei lattonzoli da parte della madre o episodi in cui alcuni soggetti venivano riuniti al loro gruppo di appartenenza dopo essere stati separati per un periodo di tempo. Suoni legati a condizioni emotivamente “negative” invece erano quelli a frequenze elevate, associati a sofferenza o stress, espressi in situazioni che si possono riscontrare tipicamente in allevamento e che riguardano le varie attività del ciclo produttivo: la separazione dei gruppi, le lotte tra maialini causate da spazi ridotti, la castrazione e la macellazione. I ricercatori hanno anche creato scenari di studio artificiali, non presenti negli allevamenti, per creare spazi dove i maiali potessero giocare grazie a un completo arricchimento ambientale, in opposizione a spazi vuoti che, di fatto, rendono impossibile il gioco e inutile l’esplorazione del territorio.

L’equilibrio del benessere

Non sapere come impiegare il tempo rappresenta uno dei fattori maggiormente stressogeni negli allevamenti di suini, che possono arrivare ad avere comportamenti aggressivi, anche nei confronti dei conspecifici. Un animale intelligente e sociale, confinato in uno spazio ristretto e privato della possibilità di mettere in atto tutti i comportamenti di cui è capace, subisce emozioni negative, che possono portare a reazioni anche estreme come le automutilazioni. La comprensione dello stato emotivo degli animali dovrebbe portare a considerare il benessere animale in modo estensivo, come benessere psicofisico dal valore complessivo, non limitandolo al solo stato fisico ma estendendo questa valutazione alla sfera emotiva. Secondo quanto affermato già nel lontano 1986 da Donald Broom, docente di Benessere animale all’Università di Cambridge, il benessere è uno stato di salute completo, sia fisico che mentale, in cui l’animale è in armonia con il suo ambiente”. Ancora oggi questa definizione viene riconosciuta valida e attuale dalla scienza veterinaria e rappresenta un parametro utile per una migliore comprensione dei bisogni degli animali, riconosciuti come esseri senzienti dal Trattato di Lisbona del 2007, uno degli atti fondanti dell’Unione Europea.

Libertà alla quinta

Questi concetti, uniti a quelli espressi nell’Animal Welfare Act del 1965, conosciuti come le “Cinque libertà”, dovrebbero guidare la gestione degli allevamenti. Secondo le attuali conoscenze scientifiche gli animali dovrebbero sempre poter essere liberi: dalla fame e dalla sete; da condizioni afflittive dei luoghi di custodia; da paura e stress; da malattie e lesioni e, in ultimo, di manifestare il repertorio comportamentale caratteristico della specie. Senza la messa in pratica di questi principi, non si potrà parlare di condizioni di allevamento eticamente sostenibili. Lo studio è un’ulteriore conferma della necessità di modificare le condizioni di allevamento degli animali da reddito, fornendo conoscenze utili per gestire al meglio le loro condizioni di vita.

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