
Il “bonus” auto in Italia è un fallimento. Meno 20% di vendite sull’anno scorso, ma siamo anche gli unici in Europa a vendere pure meno elettriche. Il ministro Giancarlo Giorgetti sta preparando una “rimodulazione” con un nuovo decreto legge, ma persevera nell’errore: spreca soldi pubblici senza riuscire né a rilanciare il diesel, né a riconvertire l’industria
Il Ministro Giorgetti ai quotidiani e a Quattroruote annuncia un prossimo decreto governativo di “rimodulazione” degli incentivi per la vendita di nuove automobili. Due le novità. Un aumento del 50% del bonus sulle auto elettriche per chi ha un reddito annuale inferiore ai 30 mila euro, con il bonus che passa a da 3.000 a 4.500 euro senza rottamazione di vecchia auto a combustione e da 5.000 a 7.500 nel caso di contemporanea rottamazione (euro5 o inferiore). La seconda novità riguarda l’inclusione tra i beneficiari anche alle persone giuridiche che noleggiano auto elettriche: quindi anche associazioni, Fondazioni e Università. Perché questi cambiamenti? Perché, come evidente, sono ben pochi coloro che acquistano auto elettriche con tutte le limitazioni imposte dal Ministro: solo auto piccole (meno di 35 mila euro di listino), solo per l’acquisto, solo per famiglie, piccole imprese o flotte di car sharing, è escluso il noleggio a lungo termine.
Sono davvero poche le famiglie che, con l’inflazione galoppante e dopo la crisi Covid19 (-9% del Pil nel 2020), decidono di acquistare un’auto nuova, ad un prezzo medio di vendita (dati UNRAE 2021) di 24.000 euro. E ancor meno quelle che si fanno una city car, come seconda o terza auto al doppio della spesa (la 500 elettrica costa almeno 32 mila euro, una Smart elettrica 27 mila), figuriamo chi ha un reddito inferiore ai 30 mila euro all’anno. La differenza di prezzo tra elettriche non è invece decisamente inferiore sulle auto più grandi e lussuose, quelle acquistate dalle flotte aziendali o noleggiate nelle flotte.
In Germania, dove gli stipendi sono più alti anche se la crisi sta picchiando più duro, le auto nuove le acquistano prevalentemente le società: due terzi del mercato è fatto di flotte aziendali, di noleggiatori a breve e lungo termine, di sharing. Le famiglie preferiscono l’usato garantito di 3 o 4 anni, quello che le flotte dismettono. Anche in Italia i privati ricorrono all’usato, nel 2021 si sono contati 2,9 milioni di trasferimenti di proprietà, più del doppio delle vendite di nuove, ma l’anzianità media delle auto vendute all’usato è di 10 anni, appena inferiore all’età media del circolante (12 anni). In Italia l’usato inferiore ai 4 anni proveniente dall’autonoleggio è di appena 190.000 auto. Oggi in Germania o in Francia è facile trovare auto elettriche usate a buon prezzo.
Così il ministro Giorgetti, per scelta politica ed ideologica, persevera nell’errore: promuove l’indebitamento delle famiglie, l’acquisto di auto nuove a combustione, ostacola le flotte aziendali e l’autonoleggio, l’importazione di petrolio e le emissioni molto alte: “Non mi piace dire “l’avevo detto” – ha dichiarato il ministro a Quattroruote – ma ho sempre sostenuto che, pur nel percorso sacrosanto della transizione, bisogna tener conto che attualmente l’auto elettrica è considerata e utilizzata come seconda auto, soprattutto in città. Si tratta di auto costose.” Quindi? Quindi continua ad elargire bonus a tutte auto inquinanti benzina/diesel, mentre si promuovono solo le city car elettriche e per le famiglie a basso reddito, che non se le compreranno mai.
E così, nel resto d’Europa circolano a giugno 2022 ben 2,4 milioni di auto a batteria, mentre in Italia neanche 300 mila. Nel continente il 20% del venduto è elettrico, da noi neanche l’8%. Noi elargiamo bonus per auto che inquinano sino a 135 grammi al chilometro (CO2), il resto d’Europa solo con emissioni inferiori a 50. Ma il Ministro dimentica di presiedere il dicastero allo sviluppo economico: dovrebbe sostenere la riconversione all’auto elettrica, non il contrario, dovrebbe spendere soldi per aiutare l’industria nazionale a produrre batterie, microprocessori e nuovi modelli, non condannare l’idea a diventare il mercato dei modelli superati in tutta Europa.