Ecoreati, il successo della legge italiana secondo Luca Ramacci

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 Il giudizio del magistrato sulla giustizia ambientale in Italia

Dal mensile di settembre – I delitti ambientali inseriti nel 2015 nel nostro Codice penale rispondono «alle esigenze di tutela che si intendono perseguire con la nuova direttiva». Ma lo stato di salute della giustizia ambientale in Italia non è rassicurante, anzi: «In alcune regioni sembra che i reati ambientali non esistano». Luca Ramacci, presidente di sezione presso la Terza sezione penale della Corte di Cassazione, da sempre impegnato nel contrasto dei fenomeni di eco-criminalità, non nasconde le sue preoccupazioni. 

Presidente Ramacci, quale giudizio dà della nuova direttiva comunitaria e che impatto può avere sul nostro Codice penale? 

Tutto nasce dalla necessità di sostituire la direttiva 2008/99/CE, che nel 2020 la Commissione ha valutato non positivamente, rilevando come il numero di reati ambientali perseguiti con successo fosse limitato, le sanzioni insufficienti e la cooperazione transfrontaliera poco praticata. La nuova direttiva obbliga gli stati membri a una più efficace protezione dell’ambiente in ambito penale, individuando nuovi reati e sanzioni. In ogni caso, mi sembra che la legge 68 del 2015 risponda alle esigenze di tutela che si intendono perseguire. 

Lei è anche vicepresidente del Forum europeo dei giudici per l’ambiente. Che cosa vi convince della nuova direttiva? 

Per quanto ho potuto vedere la proposta sembra essere stata bene accolta, considerando anche che in diversi Paesi il ricorso alle sanzioni penali in materia ambientale è effettivamente limitato.  Il Forum si è attivato nel richiedere ai vari giudici nazionali suggerimenti da sottoporre alla Commissione. Si è prestata particolare attenzione, ad esempio, al contenuto dell’articolo 3, che individua le condotte da sanzionare, con una serie di soglie di danno sulla cui pratica attuazione c’è chi ha espresso le proprie perplessità.  

Qual è lo stato della giustizia in Italia in materia di ambiente? 

Trattando questa materia da più di 30 anni, non solo per ragioni di ufficio, la sensazione che ho è quella di una scarsa attenzione da parte degli uffici giudiziari, che devono peraltro fare i conti con un sistema processuale la cui inadeguatezza è ormai evidente. In alcune regioni sembra che i reati ambientali non esistano, le demolizioni degli immobili abusivi le fanno solo alcuni Uffici di Procura. Sembra, in definitiva, che tutto sia rimesso alla buona volontà dei singoli, anche se le ultime disposizioni emanate offrano strumenti più che adeguati. Mi riferisco non soltanto alla legge 68/2015 ma anche alla più recente legge 22/2022 che introduce nel Codice penale i delitti contro il patrimonio culturale, del quale fanno parte, come è noto, anche i beni paesaggistici. 

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