di Bonnie Garmus
Editore: Rizzoli
pp 464, 19 euro
Un invito all’emancipazione e alla realizzazione dei propri sogni
Elizabeth Zott lavora nell’Hasting research institute. Unica scienziata donna, è regolarmente zittita, sabotata e messa in ombra da colleghi meno bravi di lei ma più forti in un contesto storicamente maschile. Siamo negli anni ’50 e solo il genio in odor di Nobel, Calvin Evans, la stima per ciò che è. Ma essendo anche il suo partner, la relazione diventa ulteriore motivo di insinuazioni. Nonostante successi e talento, Elizabeth subisce ingiustizie e umiliazioni che la spingono a lasciare l’Università. “La cucina è chimica e la chimica è vita”. Così Elizabeth ogni mattina prepara il pranzo per sua figlia: lasagne fatte in casa con contorno di zucchine al burro e pomodorini caramellati, biscotti al cioccolato e thermos di latte ghiacciato. Tutto scelto per l’apporto calorico necessario allo sviluppo della bambina, che però non riesce a gustare il pranzo poiché il suo cestino è ambitissimo dalle compagne. Da qui l’incontro con un produttore tv, che offre a Elizabeth il programma “Supper at six” per intrattenere le casalinghe all’ascolto pubblicizzando cibi pronti e ingredienti industriali. Non andrà tutto secondo i piani del produttore. “Chimica e vita sono inscindibili. Ma, come il vostro pasticcio, la vita richiede fondamenta solide, e in casa vostra le fondamenta siete voi. Stiamo parlando di una responsabilità enorme, il lavoro più sottovalutato che esista al mondo, eppure è quello che tiene insieme tutto”. Con Elizabeth il programma diventa un cult. Partendo da un approccio scientifico alla cucina, Elizabeth finisce per invitare le donne a emanciparsi e a rivendicare il proprio valore. Realizzando i propri sogni dentro e fuori casa.
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