Produrre i moduli non richiede più energia di quanta ne producono e non inquina più di altri sistemi di generazione elettrica. Studi internazionali smentiscono falsi miti e chiacchiere da bar
di LORENZO VALLECCHI
La consapevolezza sui benefici del fotovoltaico è oggi molto più diffusa che in passato. Ciò nonostante, circolano ancora molti miti. Non è infatti raro ascoltare giornalisti, amici, parenti e frequentatori dei social media affermare in tutta sicurezza che i moduli fotovoltaici impiegano più energia per essere prodotti di quanta ne riescano poi a generare. O che il fotovoltaico inquina di più di altri sistemi di generazione elettrica. Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza e a fornire qualche dato di fatto, utile per chi avrà la bontà di basarsi sulle evidenze e non sulle superstizioni.
Buon senso economico
Per i più scettici, vale la pena fare anche una notazione di semplice buon senso economico. Se fosse vero che il fotovoltaico consuma più energia di quanta ne produca, vorrebbe dire che migliaia di aziende che hanno investito miliardi di euro nel fotovoltaico – sia come produttori di moduli che come acquirenti – non hanno capito niente e che masochisticamente abbiano piacere a investire in una tecnologia la cui produzione energetica non li ripaga delle spese sostenute, e le cui emissioni non permettono loro di rispettare gli impegni di decarbonizzazione. Se fosse realmente così, i produttori di moduli fotovoltaici dovrebbero essere ormai falliti da tempo e i loro clienti in fila nelle aule di tribunale per farsi risarcire. In realtà, la maggior parte dei produttori continua a macinare utili e i loro clienti a rimanere in media soddisfatti dei propri investimenti nel fotovoltaico. È impensabile che siano vittime di un abbaglio. Ci sono in realtà ormai decine di analisi sul ciclo di vita e sul bilancio energetico delle principali fonti di energia. I loro risultati sono chiari: il fotovoltaico e le rinnovabili generano molta più energia di quella impiegata per produrre, trasportare e installare i componenti di queste tecnologie, e il loro impatto climatico durante l’intero ciclo di vita è ampiamente inferiore a quello delle fonti fossili. «L’energia necessaria per produrre un modulo fotovoltaico viene compensata dallo stesso modulo in meno di un anno di funzionamento, dopodiché il modulo comincia a produrre energia pulita al 100% – spiega Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare, la maggiore associazione italiana di categoria – Va da sé che è auspicabile che l’energia usata per produrre i moduli sia sempre meno inquinante, ma vale per tutti i prodotti. Il fotovoltaico è oggi la tecnologia più conveniente e la migliore soluzione contro gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici».
Analisi e studi
Per illustrare queste evidenze, prendiamo una delle ultime analisi in materia, pubblicata l’anno scorso da una fonte qualificata come il National renewable energy laboratory (Nrel), cioè uno dei maggiori laboratori del dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. In questo studio, il Nrel ha considerato molteplici valutazioni del ciclo di vita (Lca) delle tecnologie di generazione dell’energia elettrica. Senza scendere in troppi tecnicismi, basterà sintetizzare la conclusione cui sono giunti gli autori di questa ampia valutazione. “Le emissioni di gas serra nel ciclo di vita delle tecnologie di generazione rinnovabili sono generalmente inferiori a quelle delle tecnologie basate sui combustibili fossili”, ha indicato il Nrel. Di quanto inferiori? Il fotovoltaico ha un impatto circa 23 volte inferiore al carbone, 19 volte minore del petrolio e 11 volte più basso del gas naturale, in base a quanti grammi di CO2 equivalente emettono per kWh prodotto. Già il fatto che le tecnologie rinnovabili emettono meno CO2 delle fonti fossili nel loro intero ciclo di vita fa capire che le rinnovabili hanno un bilancio energetico più favorevole rispetto a gas, carbone e petrolio.
Ma per non lasciare niente al caso, un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Sustainability, ha incrociato dati energetici ed economici, facendo il punto sulla resa dell’investimento in termini energetici, misurandone quindi il cosiddetto “energy return on investment” (Eroi). Maggiore è l’Eroi, maggiore il rendimento energetico dell’investimento. Petrolio e gas naturale hanno Eroi ben inferiori a un valore 10 dopo aver considerato l’intera catena di produzione fino al punto di utilizzo. Per contro, gli Eroi della generazione idroelettrica, eolica e fotovoltaica sono tutti pari o superiori a 10.
Materie riutilizzabili
Anche la questione dei moduli fotovoltaici come pericolosi rifiuti elettronici ogni tanto emerge nelle critiche da bar. A tal proposito, va sottolineato che esiste già da anni un quadro normativo che regola il settore. Quando si acquistano dei moduli fotovoltaici si è obbligati a pagare una quota aggiuntiva, variabile da 10 a 12 euro per modulo. Questi soldi rimangono accantonati in un fondo fiduciario di un sistema collettivo istituito dal governo italiano e regolato in ambito europeo. Tali fondi sono destinati a finanziare la raccolta e il riciclo di quegli stessi moduli a fine vita a cura di consorzi specializzati. Un lavoro utile e lungimirante, visto che la quasi totalità dei moduli fotovoltaici è composta principalmente da alluminio, plastica, vetro, rame, argento e silicio, tutti materiali “preziosi”, riutilizzabili e riciclabili, il cui recupero può arrivare fino al 95%. Grazie anche a questi dati, speriamo ci sia sempre meno bisogno di smentire bufale e fake news. (dal mensile di ottobre)
Per approfondire
tinyurl.com/studio-Nrel
tinyurl.com/studio-Sustainability