DIRETTA CRISI DI GOVERNO/ Dimissioni Conte? Pd “nuovo esecutivo, Renzi dia segnali”

DIRETTA CRISI DI GOVERNO/ Dimissioni Conte? Pd “nuovo esecutivo, Renzi dia segnali”

PD “APRE”, ITALIA VIVA “RISPONDE”

Ormai Goffredo Bettini è la voce principale del Partito Democratico, il punto di contatto tra Palazzo Chigi e il Nazareno: nel pieno della crisi di Governo, con le dimissioni di Conte che si fanno sempre più “possibili” tra le prossime opzioni da prendere per avviare subito il Conte-ter, l’ideologo Dem spiega a Omnibus su La7 «E’ evidente dai numeri che ci sono attualmente, ma anche se i numeri dovessero crescere nei prossimi giorni, che c’è l’esigenza di costituire un nuovo governo, una fase nuova, che abbia come perno Conte. Si è detto che questa è una crisi di contenuti invece è una crisi per togliere di mezzo Conte, una crisi di Palazzo».

Per Bettini serve un tavolo di maggioranza per discutere del patto di legislatura, con il rientro nei ranghi dei renziani come del resto già paventato da Zampa, Boccia, Marcucci e soprattutto Romano Prodi solo nelle ultime 12 ore: «Ora Renzi dimostri effettivamente di avere il senso non dell’errore ma un po’ del salto nel buio che lui ha procurato e incominci in Parlamento a dare qualche segnale, se ci sono delle aperture nella relazione del ministro Alfonso Bonafede sulla giustizia». Per l’eurodeputato Pd, «se è un Renzi che ha rotto direi di no, se si mette nell’ottica di una responsabilità nazionale senza ricatti e senza prepotenze, si può guardare a una fase nuova». Da Italia Viva, il messaggio impartito ieri da Teresa Bellanova e ripreso oggi da altri due renzianissimi come Scalfarotto e Marattin è «dialogo sì, ma solo a certe condizioni», ovvero il più possibile senza Conte e con un altro Governo che possa riunire forze anche oltre l’attuale maggioranza. «Macché sabotatori, siamo pronti al dialogo se questo Governo si scioglie. Conte si dimetta formalmente, noi saremo poi disponibili al dialogo sul futuro del Paese», spiega il dimissionario sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto nell’intervista a Repubblica.

CRISI DI GOVERNO: LE TRATTATIVE PROSEGUONO

Una crisi di Governo ancora ‘congelata a Palazzo Chigi in attesa di capire se le trattative condotte per tutti il weekend hanno portato allo scoperto altri “volenterosi” (alias responsabili, alias costruttori) che appoggino il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte non solo sul voto mercoledì-giovedì della relazione Bonafede ma per l’intero prosieguo della Legislatura. La giornata di ieri si è caratterizzata per una duplice “direzione”: da un lato il Pd – assieme ai centristi-responsabili come Pierferdinando Casini, Bruno Tabacci e Sandra Lonardo Mastella – che spingono per le dimissioni di Conte già prima della relazione in Parlamento del Ministro della Giustizia in modo da accelerare le pratiche verso il Conte-ter con pieni poteri (e numeri).

Dall’altro il Movimento 5 Stelle che con Di Maio e Crimi ‘minacciano’ le Elezioni anticipate se arriverà un voto contrario a Bonafede in Senato: il silenzio di Conte (e Casalino) ha fatto da contorno, con la decisione che ancora slitta e con il timore che un gesto come le dimissioni possa innescare uno “tsunami” politico le cui conseguenze potrebbero non essere per forza un reincarico immediato e successivo da parte del Presidente Mattarella. I numeri del resto in Parlamento sono tutt’altro che certi e al momento, senza un vero gruppo consistente che rimpiazzi Renzi al Senato, il rischio del voto anticipato non è da escludere.

RESPONSABILI E RENZIANI: ALLARME AL SENATO

Anche per questo motivo sia il Ministro Boccia che una buona parte del Partito Democratico spinge per trovare un dialogo rinnovato con Italia Viva per un clamoroso rientro in maggioranza: qualcosa però dovrebbe cambiare e Renzi lo ha già fatto capire. Niente Bonafede e niente giustizia-giustizialismo: per questo motivo non lo voterà giovedì in Senato e per l’identico motivo anche altri “responsabili” che hanno già votato la fiducia a Conte faranno lo stesso (o si assenteranno in maniera strategica). Così Nencini, Casini, lo stesso Ciampolillo, Rossi e Causin (ex FI): se poi vi si aggiungono le quasi certe assenze dei senatori a vita Elena Cattaneo e Liliana Segre (come avverrà spesso nei prossimi mesi), il “conto” finale fa scattare l’allarme al Governo giallorosso in vista della relazione Bonafede.

Per questo motivo la maggioranza spinge per le dimissioni immediate di Conte e una stabilizzazione con rimpasto e ingresso in maggioranza di altri “volenterosi”. «La crisi di Governo va risolta in 48 ore, altrimenti scivoleremo verso le elezioni anticipate», ha spiegato ieri Luigi Di Maio a “Mezz’ora in più” lanciando nuovo appello ai responsabili. Tra questi, non vi sarà Maria Elena Boschi che smentisce su tutta la linea l’ipotesi circolata ieri sul Fatto Quotidiano: «Se in questo festival di fake news arrivano a coinvolgere me significa che la caccia ai responsabili ha prodotto veramente scarsi risultati». Per il M5s il voto contro Bonafede è un voto contro il Governo e per questo anche nel Centrodestra si prova il “ribaltone” giovedì in Senato: votare compatti per far cadere Conte, consci però di un doppio obiettivo finale: Salvini-Meloni che puntano al voto anticipato, Berlusconi e centristi che invece pensano al Governo di unità nazionale senza Conte e con un altro Premier più “unitario”, anche di marca Pd. Le varianti sono tante, forse troppe ma ora emergono sempre più voci anche all’interno della maggioranza che provano un certo fastidio nel vedere “l’arrocco” di Conte a Palazzo Chigi fra trattative, telefonate e silenzi. La settimana decisiva (forse) è appena cominciata.

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