Secondo il rapporto “Ismea-Bio in cifre 2020” il 51% della superficie biologica nazionale si trova in quattro regioni di cui tre sono meridionali: Sicilia, Puglia e Calabria. L’esperienza di Igea, società di Vibo Valentia
di MARIA PIA TUCCI
Il trend del biologico in Italia espone il segno più e conferma il Belpaese come il maggiore produttore di biologico in Europa. Al 31 dicembre 2019 a una superficie coltivata di quasi 2 milioni di ettari corrisponde un numero di operatori che supera le 80mila unità. Dal 2010 l’incremento registrato è di oltre 879 mila ettari e 29 mila aziende agricole. Altro dato molto interessante, diffuso dal rapporto “Ismea-Bio in cifre 2020”, redatto dal Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica (Sinab), dice che il 51% dell’intera superficie biologica nazionale si trova in 4 regioni: Sicilia (370.622 ha), Puglia (266.274 ha), Calabria (208.292 ha) ed Emilia-Romagna (166.525). Rispetto al 2018, la variazione risulta in crescita del 4% in Calabria, dell’1% per la Puglia e del 7% per l’Emilia-Romagna, solo in Sicilia si registra un calo del 4%. Una buona notizia per l’intero comparto agro alimentare del mezzogiorno e anche per la Calabria che vede molto spesso sottostimato la potenziale ricchezza legata all’agricoltura .
E dalla Calabria arriva anche la notizia che Igea dal primo gennaio 2021 è diventata partner strategico di Csqa, principale Organismo di certificazione in Italia nel settore agricolo e alimentare con oltre 65 prodotti Dop, Igp, Stg controllati e decine di migliaia di aziende certificate in ambito volontario. Igea è una società di professionisti con sede a Sant’Onofrio (Vv), in uno storico stabile che è stato l’antico mulino d’Urzo e che da vent’anni coinvolge 22 fra quadri tecnici e specialisti del settore agroalimentare, forestale e ambientale, eroga servizi di orientamento, controllo e certificazione per migliaia di imprese agroalimentari biologiche e delle produzioni tipiche. Con Maurizio Agostino, presidente di Igea, parliamo di questo importante dato che non è solo di produzione, ma che ha anche una ricaduta sociale e di innovazione per il comparto agro-alimentare del Sud.
Quanto è importante la filiera del biologico?
Il primo dato importante a mio avviso è l’incidenza delle superfici agricole biologiche sulla superficie agricola complessiva. In Italia il biologico si pratica su oltre 1,9 milioni di ettari, circa il 15% della superficie agricola nazionale. E’ un dato importante e rilevante. Lo è ancora di più nel Sud Italia, dove l’incidenza delle superfici agricole biologiche arrivano al 20%, sul totale coltivato. La Sicilia è arrivata al 25%. Ma il dato più elevato è in Calabria, dove si arriva al 36%. Ecco il primo risultato del biologico nel nostro paese è di aver liberato dalla chimica di sintesi (cioè dai veleni) milioni di ettari, con risultati molto più rilevanti nelle aree meridionali. Vi è poi da considerare che l’agricoltura biologica viene praticata da oltre 80 mila operatori, fra aziende agricole e di trasformazione. I consumi dei prodotti biologici hanno raggiunto nel nostro paese i 4,3 miliardi di euro. Insomma siamo ben oltre la “nicchia”. Oggi l’agricoltura biologica è un vero e proprio comparto agroalimentare, parte integrante e significativa dell’intero sistema alimentare Italiano, ed in costante crescita.
Cosa conferisce alle aziende il marchio Bio?
In primo luogo l’agricoltura biologica accresce la sostenibilità dei processi produttivi agricoli e del valore nutrizionale e salutistico dei prodotti. Questo aumenta le capacità di vendita delle aziende, che attraverso la certificazione biologica possono accedere a mercati più evoluti e qualificati. Crescono le opportunità di valorizzazione economica (e non solo) dei prodotti agroalimentari. Vi è anche un altro aspetto da considerare, spesso trascurato. La pratica dell’agricoltura biologica migliora generalmente il rapporto fra una azienda, la comunità locale di riferimento ed il territorio circostante. Non è un aspetto trascurabile, se si pensa al fatto che è sempre più strategico il rapporto fra imprese e sistemi locali civili ed economici.
Quanto è importante per la valorizzazione e la salvaguardia delle tipicità ma anche per l’innovazione dei territori?
Un prodotto biologico è ottenuto con metodi di produzione sani, che escludono la chimica di sintesi e le pratiche più estreme di forzatura delle produzioni agricole e di allevamento. Questi requisiti di salubrità e di rispetto dell’ambiente sono il primo passo verso la tipicità, che è il legame tradizionale fra una produzione agroalimentare ed il suo territorio di riferimento. Non possiamo pensare di scegliere un prodotto tipico, se questo provoca il dissesto del territorio o contiene residui chimici velenosi o conservanti dannosi per la salute. Il legame fra tipico e biologico è quindi più che significativo, anche se non sempre scontato.
Garantire la filiera biologica dal produttore al consumatore. È possibile?
Certo che si. Oggi è stato sviluppato in tutta Europa un sistema di controllo di aziende, coltivazioni, allevamenti ed attività di trasformazione e vendita del prodotto. Sono identificate tutte le unità produttive e sono sottoposte a continue verifiche e monitoraggi, da parte di personale specializzato, che si avvale anche di metodi di indagine analitica sempre più sofisticati ed efficaci. A questi controlli si aggiungono quelli che operano in autocontrollo gli stessi operatori e le catene di vendita dei prodotti biologici, sempre più attenti a prevenire cause di frode. Insomma possiamo affermare che i prodotti biologici sono i più controllati e sicuri per il consumatore finale.
La Calabria diventa punto di riferimento nel Sud Italia per le certificazioni BIO e referente per le certificazioni volontarie di Csqa grazie alla partnership strategica e organizzativa siglata con Igea. Cosa significa tutto ciò?
Significa che l’esperienza maturata da Igea in oltre 25 anni di attività nei controlli e nella certificazione biologica oggi trova uno sbocco strategico nel più grande organismo di certificazione dell’agroalimentare italiano. Solo due dati. Csqa oggi in Italia controlla e certifica 65 denominazioni di origine, fra cui quelle di importantissimi prodotti che hanno una diffusione internazionale, si pensi ad esempio al Grana Padano Dop o al Prosciutto di Parma Dop. Ed inoltre è l’organismo che per primo ha lavorato sulla certificazione volontaria di prodotto, al servizio della caratterizzazione dei prodotti agroalimentari italiani e dello sviluppo delle più importanti filiere del nostro paese. Con il partenariato fra Igea e Csqa le nostre esperienze in materia di controllo e certificazione delle produzioni biologiche trovano una sinergia ed una elevata integrazione con tutti i sistemi di garanzia della tipicità e della qualità agroalimentare italiano. Questo comporta per noi un lavoro più efficace e qualificato. E per le imprese, con cui ci rapportiamo in tutto il Sud Italia, la possibilità di integrare la produzione biologica nei sistemi di garanzia che sono richiesti per per accedere a mercati nazionali ed esteri sempre più attenti alla salute ed alla sicurezza dei consumatori.