In visita all’orto botanico di Ginevra, fra scienza ed ecologia

Orto botanico di Ginevra, serra tropicale

Fondato da uno dei grandi “padri” della botanica, Augustin Pyrame de Candolle, l’istituto svizzero è uno dei più importanti al mondo. Il direttore Nicola Schoenemberg racconta a Nuova Ecologia storia e bellezze

Ginevra è nota al mondo per esser la sede di importanti istituzioni internazionali e scientifiche, dalla sede europea delle Nazioni Unite fino al Cern, ma un’altra eccellenza di questa città della Svizzera francese è il suo orto botanico. “Dotato di un erbario fra i più importanti al mondo” racconta Nicola Schoenemberger, scienziato botanico e direttore dell’istituto. Come “testimonia” il suo nome, Nicola Schoenemberger ha origini anche nella Svizzera italiana, per anni è stato punto di riferimento del mondo ecologista ticinese, ricoprendo peraltro incarichi istituzionali a Lugano, prima di trasferirsi a Ginevra come direttore. Sebbene il nome “Orto botanico” faccia pensare all’aspetto più “turistico”, gli orti botanici in generale, e questo in particolar modo, sono veri e propri luoghi della scienza. L’istituto nasce nel 1817 come giardino, e poi nel 1824 nasce il Conservatorio, ovvero le zone dedicate all’erbario, alla banca dei semi, e alla biblioteca. Nasce sin da subito in chiave scientifica perché a fondarlo è stato uno dei grandi “padri” della botanica, Augustin Pyrame de Candolle.

«De Candolle – spiega il direttore – è stato uno dei padri della botanica sistematica, fece la prima lista del regno vegetale in base a una classificazione naturale di tutta la flora allora conosciuta, 58.000 specie, nei 17 volumi del suo Prodromo. Se Linneo inventò la botanica (la nomenclatura binomiale), De Candolle la sistematizzo in maniera scientifica. Fece un lavoro così grande che sono servite tre generazioni a finirlo. Lo cominciò appunto Augustin e lo continuarono suo figlio e suo nipote e noi, oggi, possiamo custodire e tramandare il loro grande lavoro e continuare la ricerca a livello internazionale». E oggi, cosa è diventato il Giardino Botanico di Ginevra, a 200 anni dalla sua fondazione? «Oggi siamo uno dei 5-6 parchi botanici di riferimento a livello internazionale, abbiamo uno dei più grandi erbari del pianeta col oltre 6 milioni di campioni, e lo stesso possiamo dire per la biblioteca, la terza più grande al mondo per la botanica, ospitiamo infatti la quasi totalità di tutte le opere botaniche pubblicata al mondo, e in tutte le lingue, da Gutemberg in poi. Siamo come un vecchio monastero inviolato, i monaci muoiono ma la biblioteca cresce», racconta Schoenemberger. «La collocazione nella città di Ginevra è stata fondamentale per tramandare la conoscenza. Siamo in Svizzera, in una delle città più conosciute del nostro Paese. Non abbiamo subito, in questi 200 anni, bombardamenti o guerre, abbiamo potuto tenere al sicuro la nostra biblioteca e l’istituto scientifico, le nostre mura e le nostre piante. Siamo in una nazione ricca, in una città ricca, non abbiamo mai avuto carenza di fondi, quindi essendo una situazione così fortunata, sento particolarmente su di me la responsabilità di mandare avanti questo grande luogo».

biblioteca dell'orto botanico di Ginevra
biblioteca dell’orto botanico di Ginevra

Oggi il Giardino Botanico è una struttura che ha circa 150 dipendenti di cui buona parte sono ricercatori scientifici, è un istituto di ricerca che fornisce insegnamento ed “in cambio” riceve ricercatori e dottorati da tutto il mondo. Ma non è solo luogo di scienza: è anche un posto molto amato da tutti i ginevrini, (nati e adottati), e la sensibilità ecologista si nota pure nelle vicende politiche: la giunta comunale è infatti a maggioranza verde (il sindaco nel sistema svizzero ginevrino è a rotazione annuale). Il giardino botanico è un luogo per tutti coloro che amano la natura, che siano scienziati, funzionari dell’Onu che vogliamo schiarirsi le idee o “semplici” amanti della natura: nei 28 ettari di orto botanico, il più grande della Svizzera, si può vedere una grande collezione di rododendri, l’arboreto outdoor, serre di conservazione di piante tropicali e subtropicali, giardini rocciosi dove poter osservare i sistemi della flora alpina di tutte le catene mondiali (Alpi, Appennini, Urali, Himalaya, Carpazi, Ande, Montagne rocciose), zone umide, stagni, mostre botaniche a rotazione, convegni e congressi internazionali. «Siamo anche luogo di migrazione di avifauna – spiega Schoenemberger – quindi per diversi periodi all’anno siamo pacificamente e splendidamente invasi di uccelli che si fermano in questa oasi per riposarsi dalle loro migrazioni. Poterli osservare dal mio ufficio è bellissimo».

Arriviamo alla fatidica, domanda finale, chiediamo quanto costa l’ingresso. La Svizzera ha tanti vantaggi come si è detto, ma è altresì noto che il costo della vita è fra i più cari al mondo. La risposta ci ha stupito. «Nessun costo, l’ingresso è gratuito – dice sorridendo di cuore il direttore Schoenemberger – non ti voglio far pagare, ti offro qualcosa. Il ritorno che ho io, che abbiamo noi, e che chiunque possa uscire da qui arricchito con una sensibilità in più, questo è il biglietto più bello. E siamo aperti 365 giorni all’anno».