L’Italia in bilico tra il diavolo e l’acqua santa

pale eoliche Calabria

Nel 2022 il governo Draghi aveva promosso alcune importanti ma insufficienti semplificazioni sulle rinnovabili. L’esecutivo Meloni ha proseguito sulla stessa strada, fra nuove trivellazioni, rigassificatori e il disco rotto del Ponte sullo Stretto

Stefano Ciafani
Stefano Ciafani, presidente di Legambiente

Si chiude un anno, il 2022, che per il nostro Paese è il più caldo della storia da quando si possono misurare le temperature. Tra la siccità in pianura padana già nei mesi invernali, le ripetute ondate di calore estive e le vacanze natalizie con temperature primaverili in molte regioni ne avevamo la quasi certezza. Nei giorni scorsi è arrivata l’autorevole e drammatica conferma dal CNR.

È stato un anno molto impegnativo sotto tanti punti di vista. L’emergenza bollette causata dagli speculatori del gas, in seguito alla ripartenza dell’economia mondiale dopo le prime ondate del Covid-19, è diventata ancora più grave con l’invasione militare russa in Ucraina e ha fatto emergere l’insensatezza della corsa alle fossili, ancora oggi promossa da più parti.

Abbiamo avuto l’ennesimo cambio di governo, stavolta dopo la prima campagna elettorale estiva della storia repubblicana, ma sulle politiche energetiche non abbiamo ancora notato grandi differenze. Il governo Draghi aveva promosso alcune importanti ma insufficienti semplificazioni sulle rinnovabili (come ad esempio quelle sul fotovoltaico sui tetti, alla solar belt intorno alle aree industriali e lungo le autostrade e le ferrovie), ma anche l’acquisto delle navi rigassificatrici per Piombino e Ravenna e lo shopping di gas in tutto il mondo praticato dall’ex ministro Roberto Cingolani. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha seguito più o meno la stessa strada: ha varato il condivisibile quasi raddoppio del numero dei membri della Commissione Via Vas per le valutazioni degli impianti e delle opere del PNRR ma anche la riapertura della fascia marina tra le 9 e le 12 miglia dalla costa italiana per le nuove trivellazioni di gas nei fondali marini. Insomma, si continua a mettere insieme il diavolo con l’acqua santa.

Abbiamo avuto l’ennesimo cambio di governo, ma sulle politiche energetiche non abbiamo ancora notato grandi differenze

Sui trasporti siamo passati dalle importanti politiche sulla mobilità sostenibile messe in campo dall’ex ministro Enrico Giovannini al ritorno delle infrastrutture old style promosso dal ministro Matteo Salvini. Lo dimostra il suo “disco rotto” sul Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera più inutile per rendere civile il modo con cui si spostano i cittadini che vivono, lavorano o vanno in vacanza in Sicilia e Calabria, che avrebbero bisogno di tanti altri cantieri, ad esempio quelli sul trasporto ferroviario per prendere il treno e non dover essere costretti a muoversi sempre con l’auto privata.

Sul fronte dell’economia circolare è stato l’anno del ritorno di fiamma degli inceneritori. Lo dimostra la politica da anni ’90 del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, nominato dal governo precedente come commissario per realizzare l’impianto per bruciare 600mila tonnellate di rifiuti all’anno, in una Capitale in stato comatoso che avrebbe bisogno di quelli innovativi dell’economia circolare europea degli anni ’20: dai digestori anaerobici per produrre biometano al riciclo chimico delle plastiche miste, dal recupero delle terre rare dai rifiuti tecnologici al trattamento dei pannolini usati, delle terre da spazzamento e dei rifiuti da costruzione e demolizione. Nel frattempo, fortunatamente, sono state pubblicate le graduatorie dei bandi del PNRR del Ministero dell’ambiente (Roma è rimasta all’asciutto) per realizzare gli impianti che servono all’Italia per ridurre la dipendenza di materie prime ed energia dall’estero, nel pieno rispetto del Green Deal europeo.

Sull’agricoltura si chiude l’anno della storica approvazione della legge sul biologico nella precedente legislatura (ma serve la sua attuazione, che ora è nelle mani del neo ministro Lollobrigida) mentre ancora non ci sono segnali sull’approvazione di atti altrettanto importanti come il Pan, il piano nazionale d’azione sui fitofarmaci. Per quanto riguarda le politiche sulla sicurezza in questi ultimi mesi sembra ritornata la stessa ossessione del governo Conte 1 contro le navi delle Ong che salvano vite in mare, mentre si varano norme con pene fino a 6 anni per chi organizza rave illegali quando le attività delle agromafie – che minacciano la salute delle persone, dei lavoratori e fanno concorrenza sleale alle imprese serie – continuano ad essere fuori dal Codice penale.

Sui temi legati alle aree protette e alla biodiversità l’assenza del governo Draghi fa il paio con lo stesso approccio iniziale del nuovo esecutivo. Lo stesso si può dire sulle ennesime modifiche al superbonus edilizio che, ancora una volta, non risolvono i problemi più volte evidenziati dalla nostra associazione su questo importante strumento per la riqualificazione edilizia (come gli incentivi alla sostituzione delle caldaie a gas).

Come è evidente, si preannuncia un 2023 altrettanto impegnativo. E noi non faremo mancare il nostro contributo. Contrasteremo le opere che faranno tornare al passato l’Italia e favoriremo la realizzazione dei cantieri che ci proietteranno nel futuro.  Ci saremo, col nostro solito lavoro a sostegno della transizione ecologica che serve al Paese. Quella che permetterà all’Italia di diventare più rinnovabile, circolare e inclusiva.