La strage di via Carini, l’attentato contro il generale Carlo Alberto dalla Chiesa
In un momento storico e politico come quello attuale, con la recente notizia della cattura dopo 30 anni di latitanza di Matteo Messina Denaro, il pensiero non può che essere rivolto alla tragica scomparsa del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Ricordata come la strage di via Carini, il 3 settembre del 1982 ebbe luogo l’azione mafiosa che stroncò il prefetto di Palermo insieme a sua moglie, Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo: gli attimi drammatici vengono ricostruiti alla perfezione nelle ultime scende della serie tv Rai “Il Nostro Generale“, in onda questa sera su Rai 1.
La strage di via Carini si concretizzò intorno alle ore 21.00, mentre il generale Carlo Alberto dalla Chiesa in compagnia di sua moglie, era a bordo di una Autobianchi A112, diretto verso un ristorante. Con loro, l’agente di scorta Domenico Russo in un’altra auto coinvolta nell’attentato. Entrambi i veicoli furono oggetto di un agguato ordito e messo in atto da diversi criminali, tra cui Pino Greco e Antonino Madonia; a colpi di AK-47 freddarono il prefetto di Palermo, sua moglie Emanuele Setti Carraro e l’agente di scorta. Quest’ultimo lottò tra la vita e la morte per dodici giorni prima di andarsene il 15 settembre.
Strage via Carini, le possibili motivazioni dell’attentato al generale Carlo Alberto dalla Chiesa
Le indagini portate avanti dopo la strage di via Carini, fino ai tempi odierni, hanno fatto luce su diversi aspetti e coinvolgimenti. Ancora oggi le ragioni e le responsabilità sono oggetto di indiscrezioni e rivelazioni, quasi tutte riferite alla presunta posizione scomoda del generale Carlo Alberto dalla Chiesa come prefetto di Palermo. Dopo la sua attività contro le azioni terroristiche delle Brigate Rosse, il nuovo mandato avrebbe avuto come obiettivo quello di frenare l’ondata mafiosa dilagante nel territorio siciliano e su scala nazionale.
Le prime dichiarazioni che cercarono di far luce sulla tragica strage di via Carini arrivarono da Tommaso Buscetta; il pentito ebbe modo di alludere ad un presunto legame tra l’assassinio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e il volere di Giulio Andreotti. Quest’ultimo, secondo quanto riferito da Buscetta nel ’93, avrebbe palesato il suo interesse rispetto all’eliminazione del prefetto di Palermo, condiviso con Cosa Nostra. Le ragioni sarebbero riconducibili a presunte informazioni inedite sul sequestro di Aldo Moro, ancora non rivelate. Nel 2013 sembrò assumersi la responsabilità dell’attentato anche Salvatore Riina che, intercettato nel carcere di Opera, parlò di quell’evento come qualcosa da lui stesso organizzato. .
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