Transizione energetica, la Commissione Ue lancia un nuovo Green deal per sostenere l’industria verde

Ursula von der Leyen.

La proposta si chiama Green Deal Industrial Plan for the Net-Zero Age ed è mirata a sostenere le industrie europee nell’affrontare la sfida globale dell’accelerazione sulla produzione di tecnologie pulite. Quattro i pilastri: semplificazione normativa, accesso più rapido ai finanziamenti, sviluppo delle competenze, approvvigionamenti più resilienti delle materie prime critiche

Il primo febbraio la Commissione europea ha pubblicato il Green Deal Industrial Plan for the Net-Zero Age. La proposta è mirata a sostenere le industrie europee nell’affrontare la sfida globale dell’accelerazione sulla produzione di tecnologie pulite e, in parallelo, a rispondere all’Inflation Reduction Act (Ira) attraverso cui l’Amministrazione Usa ha deciso di investire 369 miliardi di dollari per la transizione energetica dell’industria americana.

La proposta sarà adesso discussa in occasione di una riunione dei capi di Stato e di governo dell’Ue in programma il 9 e 10 febbraio. Sul piano di cui l’Unione è chiamata a dotarsi per promuovere la tecnologia pulita e le industrie ecologiche, garantisca una sicurezza energetica a lungo termine e accelerare la decarbonizzazione, le posizioni degli Stati membri sono differenti. La Francia sostiene l’allentamento delle norme sugli aiuti di Stato, una coalizione di sette Paesi europei si oppone a nuovi finanziamenti dell’Ue che invece sono ben visti dall’Italia, mentre la Germania rifiuta un nuovo debito comunitario.

Sono quattro i pilastri alla base del Green Deal Industrial Plan for the Net-Zero Age della Commissione europea. Per prima cosa la Commissione Ue punta a creare un ambiente normativo prevedibile e semplificato con il varo di una legge sull’industria a zero emissioni, obiettivi di capacità industriale per il 2030 che “non mettano a rischio la transizione verde” e processi di autorizzazione più semplici.

Il secondo pilastro rimanda alla necessità di un accesso più rapido a finanziamenti sufficienti. Per raggiungere questo obiettivo la Commissione ha introdotto un “Quadro temporaneo di crisi e di transizione”, destinato a consentire un’ulteriore flessibilità agli Stati membri e a semplificare gli aiuti per la diffusione delle energie rinnovabili, la decarbonizzazione dei processi industriali, la produzione di tecnologie strategiche a zero emissioni. Mentre sul fronte dei finanziamenti la Commissione propone una soluzione ponte – del valore di circa 250 miliardi di euro – che si basa principalmente sul reimpiego dei fondi Ue esistenti come InvestEU, RePowerEU, il Fondo per l’innovazione e lo strumento di ripresa e resilienza RRF. I finanziamenti strutturali a lungo termine saranno sostenuti dal Fondo sovrano europeo, che sarà creato nell’ambito della revisione del quadro finanziario pluriennale prima dell’estate 2023.

Il terzo pilastro della proposta è uno sviluppo delle competenze. Gli Stati membri devono, in pratica, impegnarsi di più per formare i lavoratori, in particolare nelle fasce d’età più basse che registrano livelli di disoccupazione più elevati, e per creare posti di lavoro in un’industria più verde.

Il quarto pilastro, infine, riguarda gli approvvigionamenti delle materie prime che dovranno essere più resilienti. Per raggiungere quest’ultimo obiettivo la Commissione propone di istituire nuove iniziative come un Club delle materie prime critiche, partenariati industriali Clean Tech/Net-zero e una strategia di crediti all’esportazione.