Clima, in Europa il terzo gennaio più caldo mai registrato

Fiume Po in secca a Pavia

Anche negli Stati Uniti, in Canada, Messico e in una fascia da sud-est a nord-ovest della Russia occidentale riscontrate temperature superiori alla media. Gli ultimi dati dell’osservatorio Copernicus

Il mese di gennaio 2023 è stato il terzo più caldo in Europa finora registrato, con temperature dell’aria superiori alla media in gran parte del Vecchio continente, compresi i Balcani e la parte orientale. A dirlo sono i nuovi dati diffusi dal Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus.

Temperature da record si sono registrate nel giorno di Capodanno. Il primo gennaio 2023 sono state riscontrate anomalie giornaliere della temperatura superficiale dell’aria rispetto alla media relativa al periodo compreso tra il 17 dicembre e il 16 gennaio per gli inverni nel periodo compreso tra il 1990/1991 e il 2019/2020.

Non solo l’Europa ma anche Stati Uniti, Canada, Messico e una fascia da sud-est a nord-ovest della Russia occidentale hanno registrato temperature superiori alla media. Mentre sono state registrate temperature inferiori alla media in Australia, in Siberia, in Afghanistan, in Pakistan e nei paesi limitrofi.

“Molti di noi hanno assistito alle temperature eccezionalmente calde di fine anno. Sebbene il mese di gennaio 2023 sia stato un fenomeno eccezionale, queste temperature estreme rappresentano un segnale tangibile degli effetti del cambiamento climatico per molte regioni e possono essere intese come un ulteriore avvertimento di futuri eventi estremi – ha spiegato Samantha Burgess, vicedirettore del Servizio per il cambiamento climatico di Copernicus – È indispensabile che le parti interessate a livello globale e regionale agiscano rapidamente per mitigare l’aumento delle temperature globali”.

Lo stato del ghiaccio marino

Dai dati raccolti da Copernicus è emerso che l’estensione del ghiaccio marino antartico è stata del 31% al di sotto della media, classificandosi all’ultimo posto tra i valori più bassi di gennaio registrati dai satelliti e rimanendo ben al di sotto del precedente record del gennaio 2017. Tutti i settori dell’Oceano Meridionale sono stati caratterizzati da concentrazioni di ghiaccio marino inferiori alla media. L’estensione del ghiaccio marino artico è stata del 4% al di sotto della media, classificandosi al terzo posto nella classifica dei dati satellitari di gennaio. Le concentrazioni di ghiaccio marino artico sono state particolarmente al di sotto della media nel Mare di Barents e nella regione delle Svalbard.