Lo ha stabilito un decreto legge adottato dal Consiglio dei ministri e in vigore dal 17 febbraio. Interessati il Superbonus, il Bonus Casa, il Sisma Bonus, il Bonus Facciate e una serie di detrazioni per fotovoltaico, colonnine e barriere architettoniche. Legambiente: “Il Governo Meloni stronca definitivamente l’unica politica di intervento per la riqualificazione del patrimonio edilizio e il raggiungimento degli obiettivi europei”
Dal 17 febbraio stop alla cessione del credito d’imposta e allo sconto in fattura per il Superbonus e per tutte le altre detrazioni fiscali per l’edilizia. Lo ha stabilito un decreto legge adottato nel Consiglio dei ministri del 16 febbraio. Oltre questo divieto il decreto stabilisce che le pubbliche amministrazioni non possono più acquisire i crediti fiscali, cosa che tante Province, Regioni ed enti locali stavano facendo per venire incontro alle tante imprese a corto di liquidità.
I bonus interessati dallo stop sono il Superbonus, il Bonus Casa, il Sisma Bonus, il Bonus Facciate e tutta un’altra serie di detrazioni per fotovoltaico, colonnine e barriere architettoniche. Il governo, inoltre, intervenendo sul dl 63 del 2013 abroga la possibilità di cessione del credito anche per altre detrazioni come la riqualificazione energetica e la ristrutturazione importante di primo livello per le parti comuni dei condomini (con un importo dei lavori pari o superiore a 200.000 euro) o per la riduzione del rischio sismico sulle parti comuni dei condomini o nei comuni nelle zone a rischio sismico 1, 2 e 3. Nel decreto non c’è invece il divieto, che in un primo momento era stato ventilato, di cedere altri crediti fiscali come quelli sull’energia per le imprese.
Le reazioni
Molte le reazioni negative a questo decreto dal mondo della politica, da quello imprenditoriale e delle associazioni. “La cancellazione della cessione del credito e dello sconto in fattura – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è un grave errore. Con questa incomprensibile decisione il Governo Meloni stronca definitivamente l’unica politica di intervento per la riqualificazione del patrimonio edilizio e il raggiungimento degli obiettivi europei e l’unico strumento, straordinario e fondamentale, che ha permesso a migliaia di famiglie a basso reddito o che non avevano le condizioni economiche di riqualificare energeticamente la propria abitazione e ridurre i costi in bolletta, e alle imprese di riconvertire in modo strutturale l’attività edilizia in ottica di rigenerazione urbana senza consumare nuovo suolo. Di fatto con il Superbonus al 90% e senza più uno strumento pensato proprio per quei nuclei familiari che non hanno capacità di investimento, si riduce ai minimi termini uno strumento fondamentale. Anzi lo si destina soltanto alle famiglie ricche quelle che possono permettersi investimenti da 40mila euro in su”.
“Non solo aumenteranno le disuguaglianze sociali – aggiunge Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente -, ma si lascia a piedi il ceto medio e quello povero destinati a non avere strumenti per ridurre i costi in bolletta. Eppure, per risolvere il problema dei crediti basterebbe toglierli dal libero mercato e gestirli, con tassi fissi, dalle controllate dello Stato, in modo da evitare speculazioni. Al Governo Meloni chiediamo non solo quali politiche voglia mettere in campo per raggiungere gli obiettivi europei in tema di case green, ma anche quali strumenti vuole attuare per aiutare le famiglie a riqualificare le proprie abitazioni considerando non soltanto il caro bolletta, ma anche la crisi sociale e climatica”.
Dal parlamento i commenti più critici verso il governo arrivano dal Movimento 5 Stelle e dal Partito Democratico. Mentre il leader di Azione, Carlo Calenda, su Twitter scrive che “la scelta del governo di chiudere il bonus 110% è totalmente condivisibile” in quanto l’ormai vecchio provvedimento “ha drogato il mercato”.
Dura la posizione di Confartigianato. “Il blocco previsto nel decreto legge coinvolge le tante imprese che, sulla base delle norme sinora vigenti, hanno effettuato investimenti e assunzioni nella prospettiva, di primi accordi con i committenti, di poter continuare ad operare garantendo lo sconto in fattura. Con buona pace degli obiettivi green che la misura avrebbe aiutato a raggiungere. Il blocco della possibilità di acquisto dei crediti da parte degli enti pubblici rappresenta un altro incomprensibile ostacolo”. Confartigianato definisce invece “apprezzabile l’intervento per limitare la responsabilità in solido dei cessionari anche se non risolutiva e fuori tempo massimo”.
Le deroghe
Il decreto contiene alcune deroghe per i progetti già avviati, per le cui spese si potrà continuare a cedere il credito o usufruire dello sconto in fattura. Per gli interventi incentivati con il Superbonus, lo stop immediato non vale se all’entrata in vigore del decreto per gli edifici diversi dai condomini è stata presentata la Cila, se per i condomini risulta adottata la delibera assembleare che ha approvato l’esecuzione dei lavori e presentata la Cila, se per gli interventi comportanti la demolizione e la ricostruzione degli edifici risulta presentata l’istanza per l’acquisizione del titolo abilitativo.
Per gli altri bonus edilizi la deroga vale invece se, sempre dalla data di entrata in vigore del decreto, risulta presentata la richiesta del titolo abilitativo dove necessario, se per gli interventi per i quali non è prevista la presentazione di un titolo abilitativo sono già iniziati i lavori, se per le detrazioni sull’acquisto di immobili antisismici o energeticamente efficienti risulta regolarmente registrato il contratto preliminare o stipulato il contratto definitivo di compravendita.