Motori termici, l’Italia contro lo stop a produzione e vendita entro il 2035

Lo ha annunciato il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Protesta delle associazioni ambientaliste: “Così l’Europa rischia di subire la delocalizzazione di gran parte della sua produzione e di perdere competitività sui mercati interni” 

Posizione contraria alla proposta di Regolamento europeo che prevede il bando alla produzione e vendita delle auto e van con motori termici al 2035. L’ha annunciata il governo italiano, attraverso il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in vista della riunione degli Ambasciatori Ue in programma l’1 marzo a Bruxelles. Il voto dei Rappresentanti Permanenti aggiunti (Coreper I) è poi slittato al 3 marzo.

In una nota il ministero dell’Ambiente ha dichiarato che i target ambientali vanno perseguiti attraverso “una transizione economicamente sostenibile e socialmente equa”, pianificata e guidata con grande attenzione, per evitare ripercussioni negative per il Paese sia sotto l’aspetto occupazionale che produttivo.

Per il governo Meloni la scelta dell’elettrico non deve dunque rappresentare, nella fase di transizione, l’unica via per arrivare a zero emissioni. Il successo delle auto elettriche dipenderà molto da come diventeranno accessibili a prezzi concorrenziali. In quest’ottica, secondo il ministro Pichetto Fratin, “l’utilizzo di carburanti rinnovabili, compatibili con i motori termici, contribuirà a una riduzione delle emissioni senza richiedere inattuabili sacrifici economici ai cittadini”.

Ambientalisti: “Cambio di rotta sbagliato per il clima”

Le associazioni ambientaliste Clean Cities Campaign, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club, Transport & Environment e Wwf esprimono grande preoccupazione per l’annuncio del ministro dell’Ambiente. Le associazioni ricordano che il governo Meloni aveva già votato a favore del phase out delle auto endotermiche in due passaggi decisivi: lo scorso ottobre, proprio con il ministro Pichetto Fratin, nella fase finale del trilogo, l’Italia aveva espresso il suo appoggio a questo provvedimento. Appoggio confermato, lo scorso novembre, anche dal Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper). Il consenso politico costruito attorno al testo aveva visto inoltre l’Italia protagonista con la deroga prevista per i piccoli costruttori – l’emendamento cosiddetto “salva Motor Valley” – con la quale sono stati indeboliti gli obiettivi climatici garantendo costruttori come Ferrari e Lamborghini.

Le associazioni ambientaliste temono che la strategia del governo italiano possa saldarsi con quella di altri Paesi, a scapito degli obiettivi climatici che sono chiari e dovrebbero essere perseguiti con coerenza. Tuttavia, tornare indietro sugli impegni presi è negativo anche da un punto di vista industriale: gli Stati Uniti e la Cina, i maggiori competitor dell’UE, stanno accelerando la transizione verso l’elettrico del settore automotive con enormi investimenti. Smentire l’obiettivo del phase out al 2035 – la cui ratifica sembrava fin qui certa – determina una grave incertezza per gli investitori del settore, con ricadute negative sul mondo del lavoro e sui consumatori. L’Europa rischia di subire la delocalizzazione di gran parte della sua produzione e di perdere competitività sui mercati interni, che già sono stati messi in crisi dall’industria asiatica. Ciò comporterebbe un ulteriore indebolimento dell’industria nazionale italiana, che già si trova in una situazione di svantaggio sullo scacchiere globale.

“Chiediamo al ministro Pichetto Fratin e al governo italiano di fare gli interessi del clima e dell’Italia, che sono perfettamente compatibili e coincidenti”, dichiarano le associazioni. “Tutte le grandi aziende dell’automotive hanno strategie industriali ambiziose per privilegiare l’elettrico già dal 2030. L’Italia ha un asset industriale nella componentistica, che deve necessariamente seguire gli orientamenti dell’industria. Difendere una tecnologia vecchia e inefficiente come il motore endotermico, non solo in Europa ma anche a livello nazionale, con sussidi pubblici per l’acquisto di auto inquinanti, è un orientamento che rischia di avere ripercussioni estremamente negative per il nostro Paese”.

Incentivi statali per l’acquisto nuove auto: l’udienza del Tar del Lazio

Le associazioni sono inoltre in attesa dell’udienza del Tar del Lazio sul ricorso presentato nel 2022 contro gli incentivi statali per l’acquisto di nuove auto. L’udienza, fissata per il prossimo 21 giugno, è frutto di un’iniziativa elaborata contro i bonus elargiti anche per veicoli con emissioni fino a 135 grammi. Una misura che ha dimostrato tutta la sua inutilità, soprattutto considerando la possibilità di usare quei fondi per la riconversione produttiva e l’incentivo all’uso del trasporto pubblico.

Per gli ambientalisti l’Europa deve confermare la sua leadership nella competizione globale per la decarbonizzazione anche nel settore trasporti. L’Italia, in questo scenario, non deve giocare una partita di retroguardia: si rischiano impatti ambientali, sociali e industriali estremamente negativi.  Le componenti più lungimiranti dell’industria nazionale e del mondo del lavoro chiedono investimenti, formazione e piani industriali credibili per condurre attivamente la transizione: non che l’Italia la rallenti o ne rimanga mera spettatrice.