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Superfake kirstin chen

Chen Kristin 
Superfake  
Beat editore 
pp 256, 18 euro

A distanza di vent’anni, un’ex compagna di università torna a farsi sentire. Winnie Fang è tornata a San Francisco per motivi di lavoro e anche per aiutare un amico che ha bisogno di un trapianto. Per questo ha contattato Ava, perché suo marito è un chirurgo di successo e magari può fare qualcosa. Al di là della richiesta, lo stupore di Ava è dovuto al cambiamento di Winnie, da insicura e modesta immigrata cinese ai tempi ad affascinante e curatissima donna in carriera, con tanto di gioielli, scarpe Laboutin di vernice e Birkin al braccio.  

La trasformazione di Winnie è il fulcro e l’emblema di Superfake. Che c’è dietro? Cosa ha fatto finora questa ex adolescente impacciata e poco attraente che aveva lasciato l’università al primo anno per tornare in Cina? Cosa è successo alla sua pelle e ai suoi occhi? Ha pure perso l’accento cinese e si muove come un’indossatrice in passerella… E che fa nella vita per potersi permettere il meglio del mondo dell’alta moda? La risposta a queste domande è a Guangdong, il distretto cinese dove si producono gli abiti delle firme più prestigiose, le borse più iconiche, i gioielli più ambiti e dove accanto all’economia legale si moltiplicano le filiere del falso: le fabbriche illegali, lo sfruttamento del lavoro minorile, l’abuso di potere nei confronti dei più bisognosi, costretti a orari di lavoro impossibili in situazioni igienico-sanitarie potenzialmente esplosive.  

Ava viene trascinata da Winnie nel mondo scintillante e squilibrato del commercio di lusso e ne diventa vittima e carnefice. Sempre più coinvolta nei traffici illegali, mette in pericolo la sua vita e danneggia la sua famiglia, incapace di resistere a un sistema di status symbol dove l’apparenza conta più dell’essenza, anche perché quasi non esiste differenza tra una borsa originale da 40.000 euro e la sua versione superfake.