Amianto, in Italia la fibra è ancora responsabile di oltre 6.000 vittime all’anno

Amianto

Il 28 aprile si celebra la “Giornata mondiale per le vittime dell’amianto”. In Italia, da Casale Monferrato a Biancavilla, l’impegno di Legambiente al fianco delle storie di dolore ma anche di attivismo e rinascita

Quando si parla di amianto in Italia si parla di una delle più grandi ferite mai rimarginate del nostro Paese. Lo testimoniano gli oltre 31mila casi di mesotelioma maligno che dal 1993 al 2018 sono stati diagnosticati in Italia o, purtroppo, le circa 6.000 vittime che si registrano in media ogni anno. Quando si parla di amianto non si può non risalire al lontano 1992, anno in cui la legge 257 mise al bando la fibra “killer” prevedendo la cessazione del suo impiego sull’intero territorio nazionale.

Sulla lotta all’amianto, da allora, Legambiente ha fatto una propria battaglia che dura ormai da oltre trent’anni. Lo abbiamo fatto raccontando e denunciando le storie di ordinaria follia dei siti da bonificare dell’amianto presenti in tutta Italia: a cominciare da Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, il sito dell’amianto per antonomasia, dove si produceva circa il 40% dei materiali contenenti amianto dell’intera penisola, fino ad arrivare a Biancavilla, in Sicilia, piccolo paese nell’entroterra catanese dove si estraeva e commercializzava la fluoroedenite, un minerale fibroso simile per caratteristiche all’amianto. Abbiamo seguito le vicissitudini del sito di interesse nazionale della Fibronit di Bari, in Puglia, che finalmente ha visto l’avvio della bonifica da parte dell’amministrazione nel 2016, oppure del sito di Broni, in Lombardia. Senza tralasciare le cave e le miniere dove si estraeva la fibra, come quelle di Emarese e Balanghero, rispettivamente in Valle d’Aosta e Piemonte.

Casale Monferrato racconta le storie di sofferenza e di dolore che l’amianto ha lasciato in eredità, ma rappresenta anche una storia di rinascita e riqualificazione che merita di essere conosciuta. Non si può infatti non lodare l’attivismo e la tenacia che le amministrazioni e i cittadini hanno messo in campo per uscire dall’emergenza, trasformando la cicatrice in una nuova opportunità. Solo così si può spiegare, ad esempio, la realizzazione del parco EterNot: un parco nato sulle macerie dell’ex fabbrica Eternit dove veniva prodotto l’amianto. Una rinascita simbolica di una comunità che dal passato ha deciso di costruire il proprio futuro.

manifestazione no amianto

Ma l’impegno di Legambiente non si è fermato alla denuncia o al racconto. Abbiamo voluto essere protagonisti anche in maniera concreta e tangibile. Con la campagna “Liberi dall’amianto” abbiamo infatti puntato su informazione e formazione per cittadini, lavoratori e medici, al fine di fornire gli strumenti per difendersi dalla fibra “killer” e agire in prima persona per combatterla. Con la campagna “Eternit Free” abbiamo invece promosso la sostituzione di tetti in eternit con impianti fotovoltaici, beneficiando degli incentivi introdotti dallo Stato. Grazie alla campagna, 10.000 metri quadrati di coperture in amianto sono state rimosse e smaltite, e altrettanti pannelli fotovoltaici sono stati invece installati. La strada verso un’Italia libera dall’amianto è ancora lunga, ma continueremo a batterci. In nome del popolo inquinato.

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