Contraddizioni da superare 

Amburgo porto

Bruxelles ha adottato due regolamenti per sostenere la produzione di tecnologie pulite. Ma tra queste sono incluse la cattura e lo stoccaggio di CO2 e lo sviluppo di mini reattori nucleari

Per fronteggiare l’emergenza climatica serve accelerare la transizione energetica, triplicando l’attuale crescita delle rinnovabili. Per mantenere vivo l’obiettivo di 1,5 °C, secondo il recente “Energy transition outlook” dell’Agenzia internazionale per le rinnovabili, si deve passare dai 300 GW installati nel 2022 a livello globale ad almeno 1.000 di nuova capacità entro il 2030. Questo per l’Europa significa raggiungere, entro il 2030, quota 180 GW rispetto ai 57 di rinnovabili aggiunti lo scorso anno. Un obiettivo ambizioso ma possibile con il contributo dell’industria europea. È in quest’ottica che la Commissione ha adottato due proposte legislative per sostenere l’industria europea nella produzione delle tecnologie pulite.  

Si tratta dei regolamenti a sostegno dell’industria a zero emissioni nette e per l’accesso sicuro e sostenibile alle materie prime critiche. Insieme alla revisione della normativa sull’assetto del mercato dell’energia elettrica, questi costituiscono il pilastro legislativo del piano industriale del Green deal adottato da Bruxelles per rafforzare la competitività dell’industria europea a zero emissioni nette e sostenere la rapida transizione verso la neutralità climatica.  

Il regolamento sull’industria a zero emissioni nette ha come obiettivo il raggiungimento, entro il 2030, del 40% della capacità necessaria a raggiungere gli obiettivi climatici europei attraverso un quadro normativo che garantisca autorizzazioni semplificate e rapide, promuova finanziariamente progetti strategici europei e sostenga l’espansione di queste tecnologie in tutto il mercato unico. La Commissione stima che per il 2023-2030 saranno necessari investimenti per circa 116 miliardi di euro, il 20% dovranno essere risorse pubbliche comunitarie e nazionali fondamentali per attivare investimenti privati. Questo quadro normativo è integrato dal regolamento sulle materie prime critiche per garantire un accesso sufficiente a materiali essenziali per la produzione di tecnologie per la transizione verde e digitale. Si prevede di raggiungere entro il 2030 il 10% di materiali estratti nel territorio comunitario, il 40% di materiali processati e raffinati, il 15% di materiali riciclati.  

I due regolamenti vanno nella giusta direzione ma con alcune contraddizioni da superare nel corso del loro iter legislativo, per poter così centrare gli obiettivi climatici che l’Europa ha di fronte ed evitare rischi di deregulation ambientale nell’accelerazione delle procedure. Purtroppo, tra le tecnologie da sostenere è inclusa la cattura e lo stoccaggio di CO2 (Ccs), con l’improbabile obiettivo di poter stoccare nel territorio europeo 50 milioni di tonnellate l’anno entro il 2030. Inoltre, tra le altre tecnologie a zero emissioni nette, si prevede di sostenere lo sviluppo di mini reattori (Small modular reactors), una tecnologia che non potrà certamente rimpiazzare gli impianti nucleari obsoleti destinati a chiudere nei prossimi anni, visto che produce rifiuti radioattivi fino a trenta volte in più rispetto agli impianti convenzionali.  

Si tratta di scelte che rischiano di rallentare, anziché accelerare, la transizione verso la neutralità climatica. Non è saggio destinare risorse pubbliche a costose tecnologie (Ccs e Smr) ancora non disponibili su larga scala. Così si sottraggono a rinnovabili ed efficienza energetica, allungando pericolosamente il periodo di utilizzo dei combustibili fossili. Tempo prezioso che non abbiamo a disposizione. Per fronteggiare l’emergenza climatica, e contribuire equamente al raggiungimento dell’obiettivo di 1,5 °C, l’Europa deve andare oltre l’obiettivo del 57% annunciato alla Cop27 e ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, per poter poi raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Una sfida che l’Europa può e deve vincere, anche con il contributo cruciale del suo comparto industriale.