Per Francesco Russo, professore di Ingegneria dei trasporti all’Università di Reggio Calabria, in questo modo si eviterebbe la segmentazione all’imbarco dei Frecciarossa. Ecco un passaggio del suo intervento alla presentazione del nuovo numero di Nuova Ecologia
Nel corso della presentazione del numero di maggio di Nuova Ecologia sul progetto del ponte sullo Stretto di Messina, a cui è dedicata la storia di copertina, è intervenuto Francesco Russo, professore di Ingegneria dei trasporti all’Università di Reggio Calabria. Sulla possibilità di accorciare i tempi di attraversamento dello Stretto per i treni il professor Russo ritiene che rispetto alla realizzazione dell’opera siano prioritari altri interventi, più economici ed efficaci.
Attualmente per l’operazione di segmentazione all’imbarco, e di ricomposizione allo sbarco a Messina, si impiegano in totale due ore per i treni passeggeri e più del doppio per i treni merci. Sembra un destino a cui il trasporto su binario non può sottrarsi una volta raggiunta la punta estrema dello Stivale. E invece si tratta di un problema di lunghezze e di investimenti in nuovi mezzi che non sono stati fatti negli anni per venirne a capo. «I nostri treni più veloci hanno una lunghezza attorno ai 200 metri, che passa a 400-450 metri per le merci, mentre la lunghezza dei traghetti è di 137-140 metri – spiega il professore di Ingegneria dei trasporti – Acquistando nuovi traghetti da 200 metri si eviterebbero queste operazioni o si dimezzerebbero nel caso delle merci. È come se stessimo puntando tutte le fiches sull’attraversamento stabile fisso, mentre con ordini di grandezza decisamente inferiori potremmo fare molte cose che permetterebbero di integrare l’esistente. Siamo bloccati in una sorta di attesa messianica di un ponte che risolverà tutto».