Italiana Coke condannata dal Consiglio di stato ad adeguare l’impianto della Val Bormida

Italiana Coke

L’azienda impegnata nella distillazione di carbone fossile di importazione dovrà attenersi alle prescrizioni previste dall’Autorizzazione integrata ambientale. Soddisfatta Legambiente Liguria: “Servono garanzie rispetto alla gestione e al sostegno dei costi di bonifica del sito perché troppo spesso questi sono rimasti a carico del pubblico”

Italiana Coke, azienda impegnata nella distillazione di carbone fossile di importazione, è stata condannata il primo marzo in via definitiva dal Consiglio di stato ad adeguarsi alle prescrizioni previste dall’autorizzazione integrata ambientale. In base alla sentenza, l’azienda dovrà adesso adeguare l’impianto della Val Bormida alle migliori tecniche disponibili in materia ambientale. La spuntano dunque la Regione Liguria, la Provincia di Savona, il Comune di Cairo Montenotte e Arpal.

Il pronunciamento del Consiglio di stato, spiega Repubblica.it, fa seguito alla sentenza con cui il Tar, nel 2019, accogliendo il ricorso dell’azienda, aveva annullato il provvedimento degli enti pubblici liguri, che avevano così fatto ricorso in appello. Nell’agosto 2020, a seguito del superamento del valore obiettivo per il benzopirene emerso dalla “valutazione dei dati della qualità dell’aria rilevati nelle postazioni del territorio comunale di Cairo Montenotte per il 2019”, la Regione aveva adottato un “piano d’azione per il risanamento della qualità dell’aria per la zona denominata Savonese-Bormida” e, in particolare, a Cairo Montenotte, a tutela salute pubblica, con la costituzione di una commissione tecnica per eseguire aggiornamenti sulle rilevazioni di inquinanti presenti nell’aria ed effettuare ulteriori approfondimenti per individuare la fonte emissiva del benzopirene. A seguito della sentenza la Regione Liguria ha ripristinato la piena vigenza dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Mentre la Provincia di Savona, di concerto con la commissione tecnica, valuterà eventuali ulteriori prescrizioni per garantire la tutela della salute e dell’incolumità della popolazione che risiede nei pressi dell’impianto della Val Bormida.

Soddisfazione è stata espressa da Legambiente Liguria. “Apprendiamo con piacere che il Consiglio di stato ha dato ragione agli enti locali – scrive il regionale in un post su Facebook – Tutte le #industrie dovrebbero rispettare le #prescrizioni e la misura degli inquinanti ai camini è il minimo che si possa chiedere, per rispettare i cittadini e il loro diritto alla salute e ad un ambiente salubre. Lo affermavano due anni fa e continueremo a farlo”.

“Nell’era dell’emergenza climatica, conseguenza dell’eccessivo utilizzo delle fonti fossili, vi sono ancora resistenze al miglioramento dei processi produttivi, al controllo delle emissioni inquinanti, alla definizione degli adempimenti necessari in caso l’azienda cessasse la propria attività. È imprescindibile vengano date garanzie rispetto alla gestione e al sostegno dei costi di bonifica del sito perché troppo spesso questi sono rimasti a carico del pubblico” – Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria

“La discussione sulle prescrizioni imposte dalla Provincia di Savona nella nuova AIA a Italiana Coke sono surreali – tiene a precisare il presidente di Legambiente Liguria, Santo Grammatico, in merito a quanto dichiarato da Italiana Coke in risposta alla sentenza del Consiglio di statpo – Nell’era dell’emergenza climatica, conseguenza dell’eccessivo utilizzo delle fonti fossili, vi sono ancora resistenze al miglioramento dei processi produttivi, al controllo delle emissioni inquinanti, alla definizione degli adempimenti necessari in caso l’azienda cessasse la propria attività. È imprescindibile vengano date garanzie rispetto alla gestione e al sostegno dei costi di bonifica del sito perché troppo spesso questi sono rimasti a carico del pubblico”. Grammatico, inoltre, sottolinea come da tempo l’associazione ambientalista chieda una conversione industriale dell’area, “per tutelare i lavoratori e cominciare a far uscire la Val Bormida da una notorietà e una percezione collegata ad un modello industriale pesante e insalubre, cui pare essere condannata. Questo territorio ha potenzialità, storiche, naturalistiche, paesaggistiche e legate ad un importante know how industriale che può consentire un grande salto di qualità”.

Come segnalato da Savona News, dai dati disponibili e riportati sul Registro delle emissioni di Ispra negli ultimi otto anni dal 2010 al 2017 la Italiana Coke ha immesso in atmosfera oltre un milione di tonnellate di anidride carbonica, più di 2.000 tonnellate di ossidi di azoto e 59,24 tonnelate di benzene. Seppur rispetto al 2010 i tre parametri siano diminuiti per quantità emesse è il continuo accumulo e il contributo eccessivo dato negli anni a preoccupare, così come il trend di aumento per le immissioni di anidride carbonica che, toccato un minimo nel 2015 con 115mila tonnellate, è risalita nel 2016 per attestarsi nel 2017 con un contributo all’aumento della concentrazione dei gas clima alteranti per 118mila tonnellate.

Per approfondire
Blitz di Legambiente in Val Bormida
Nel 2018 l’azione dell’associazione ambientalista per fermare la cokeria

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