Uno studio pubblicato sull’International journal of environmental research and public health analizza la correlazione tra sintomi e condizioni atmosferiche, meteo e concentrazione di particolato. Non è il primo a mettere sotto accusa la pulizia dell’aria
Milioni di persone in tutto il mondo hanno contratto il virus Covid19 con un tasso medio di mortalità compreso tra il 2% e il 5%. Ma in alcune aree del mondo hanno presentato un tasso di contagio superiore alla media. La Lombardia è tra queste: con circa il 40% dei contagi dell’intero paese (durante la prima ondata dell’epidemia) e un tasso di crescita dell’infezione, nelle 24 ore, superiore al resto delle regioni italiane. Per quale motivo? In un nuovo studio pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health è indagata la possibile correlazione tra inquinamento atmosferico, dati meteorologici e focolai Covid19 sviluppatisi in Lombardia.
Covid19 e inquinamento
“I risultati ottenuti mostrano una buona correlazione tra insorgenza dei sintomi da COVID19, inquinamento atmosferico e condizioni climatiche registrati in Lombardia tra febbraio e marzo 2020. Tra i possibili meccanismi riconducibili agli inquinanti chimici atmosferici non si può escludere la sensibilizzazione dell’organismo all’attacco virale per abbassamento delle difese immunitarie” Roberto Dragone, ricercatore Cnr-Ismn
Lavori recenti hanno ipotizzato che la presenza di inquinanti atmosferici quali particolato, ossidi di azoto e di zolfo, e le condizioni meteorologiche come temperatura, grado di umidità, velocità del vento, possano condizionare la stabilità di Mers-Cov e Sars-Cov-1 ed è ipotizzabile un simile effetto anche per il Sars-Cov-2. In quest’ultimo studio condotto da Cnr, Gipsa-lab e Fondazione Amaldi sono stati analizzati i dati epidemiologici, riportando la distribuzione geografica nelle 12 province lombarde durante la prima ondata (dal 24 febbraio al 31 marzo 2020). Nel periodo analizzato è emerso che oltre il 63% dei 42.283 contagiati registrati in tutta la regione erano concentrati nelle province di Milano, Bergamo e Brescia. Mentre a livello nazionale il rapporto medio tra casi infetti e popolazione era di circa lo 0,21%, in Lombardia era il doppio (0,42%).
“I risultati ottenuti mostrano una buona correlazione tra insorgenza dei sintomi da Covid19, inquinamento atmosferico e condizioni climatiche registrati in Lombardia tra febbraio e marzo 2020 – riferisce Roberto Dragone, ricercatore Cnr-Ismn – Tra i possibili meccanismi riconducibili agli inquinanti chimici atmosferici non si può escludere la sensibilizzazione dell’organismo all’attacco virale per abbassamento delle difese immunitarie”.
Covid e dati metereologici
“Le apparenti discordanze, che a volte emergono dalla letteratura – continua Dragone – riguardo agli effetti dell’inquinamento atmosferico possono dipendere da cambiamenti locali nel tipo di inquinanti e/o nelle loro concentrazioni. Infine, non è da sottovalutare che l’esposizione al virus è favorita nelle situazioni indoor e dagli assembramenti, sia all’aperto sia al chiuso, verificatisi all’inizio della prima ondata”.
Per lo studio di correlazione sono stati analizzati i dati meteorologici relativi alla temperatura, all’umidità relativa e alla velocità del vento, registrati giornalmente dalle stazioni meteorologiche distribuite sul territorio della Regione Lombardia. Inoltre, tramite il monitoraggio dell’atmosfera Copernicus, implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, sono stati elaborati i dati satellitari relativi alle concentrazioni giornaliere degli inquinanti atmosferici: pm10, pm2,5, ossidi di azoto, ossido di carbonio e di zolfo, ozono ammoniaca.