Roma, 26 luglio 2025 – Macron per ora resta solo. Tiepidi gli altri Paesi Europei, attacchi diretti da Stati Uniti e Israele. La decisione presa giovedì sera di annunciare il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Francia (che sarà ufficializzato a settembre) è storica perché, pur essendo il 148esimo Paese a farlo, è il primo del G7. Caustico Trump: “Quello che dice Macron non importa, non ha alcun peso”. Molto più duro il Segretario di Stato, Marco Rubio: “Questa decisione sconsiderata non fa che alimentare la propaganda di Hamas e ostacola la pace. È uno schiaffo in faccia alle vittime del 7 ottobre”. Anche il presidente israeliano Herzog ha definito la decisione “un ostacolo alla pace”.

Una tesi che è stata completamente respinta dal ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot che ha ribadito come la soluzione a due Stati sia “l’unica via per una pace duratura”, oltre che invisa ad Hamas. A plaudire all’iniziativa di Parigi sono state invece Russia e Cina, così come l’Arabia Saudita che con la Francia presiederà la prossima settimana una riunione a New York sulla soluzione a due Stati, già prevista lo scorso giugno ma rinviata a causa della guerra in Iran. Cauti sull’argomento il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il britannico Keir Starmer – pur pressato da una lettera di 221 parlamentari – ha detto che il riconoscimento deve esser parte di un percorso più ampio. Il ministro degli esteri Antonio Tajani ha chiarito che un eventuale riconoscimento dell’Italia sarebbe subordinato a un reciproco riconoscimento di Israele da parte dei palestinesi. La deputata Pd Laura Boldrini ha risposto così: “Qualcuno spieghi a Tajani che l’Autorità nazionale palestinese riconosce Israele, da tempo”. I leader di Francia, Germania e Regno Unito si sono sentiti per coordinare azioni per porre fine alla “catastrofe umanitaria” in corso.
—-
Una mossa fatta per mettere un paletto alle ambizioni territoriali di Israele ed evitare che annetta porzioni di territorio palestinese. È l’interpretazione di Ferdinando Nelli Feroci (foto), diplomatico di lungo corso e consigliere dell’Istituto affari internazionali.
Ambasciatore Nelli Feroci, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha reso nota la sua intenzione di riconoscere lo Stato di Palestina a settembre. Un atto simbolico o avrà conseguenze concrete?
“Si tratta di un atto prevalentemente simbolico. Non dovrebbe cambiare molto il quadro della situazione. Va ricordato però che la Francia non è il primo Paese a riconoscere la Palestina. Solo fra i Paesi europei, l’intero blocco dei Paesi dell’Est lo ha già fatto e più di recente lo hanno fatto anche Spagna, Irlanda e Slovenia”.
Perché proprio adesso?
“È un gesto politico diplomatico, di solidarietà e di attenzione nei confronti del popolo palestinese. È una testimonianza di vicinanza per la situazione disperata e drammatica del popolo palestinese, in particolare del popolo gazawi”.
La tempistica, però, è curiosa. Perché aspettare a settembre?
“Non sono al corrente delle motivazioni esatte per cui Macron ha fatto questa scelta. Ma potrei pensare a questo gesto come a uno strumento di pressione per ottenere un qualche risultato, sui vari fronti che il governo israeliano ha in questo momento aperti nella regione. Gaza è il primo e il più importante. Ma non è il solo. C’è un tentativo nemmeno troppo strisciante, molto esplicito, di annessione completa sia della Cisgiordania che di Gaza, da parte dello Stato di Israele. Far presente che c’è anche un altro Stato che continua a ritenere che la soluzione dei due popoli dei due Stati sia l’unica e comunque la migliore praticabile, è un segnale importante”.
Che conseguenze avrà questa decisione sui rapporti fra Francia e Israele?
“Temo non avrà alcuna conseguenza immediata e soprattutto che non ridurrà il governo israeliano a più miti consigli. Anzi, semmai, aumenterà la tensione, l’antagonismo e la rivalità fra Parigi e Gerusalemme”.
Trump ha dichiarato che quello che dice Macron non conta niente. E come reagirà l’Unione Europea?
“Penso che questa mossa non avrà alcun effetto sugli Stati Uniti. Per quanto riguarda l’Europa, purtroppo non c’è una posizione comune su questo. Così come non c’è una posizione comune su molte altre questioni collegate alla crisi mediorientale e quindi questo sarà un ulteriore occasione di una spaccatura tra Paesi membri. Ci vorrebbe un miracolo per trovare una soluzione comune”.
Il ministro Tajani ha detto che Macron non parla a nome dell’Ue, infatti. Come si collocherà l’Italia all’interno del dibattito su questo tema?
“Io non credo che questo possa far cambiare idea a un governo come quello italiano e nemmeno a quello tedesco che su questo tema sono in una posizione di estrema prudenza. Così tanto che non penso abbiano nessuna intenzione di muoversi lungo una direzione simile”.
Il riconoscimento francese potrebbe rafforzare l’Autorità nazionale palestinese?
“Non nel breve tempo. Questo gesto a mio avviso è stato fatto per segnalare che ci sono dei limiti che non si possono superare e che Tel Aviv non può pretendere legittimamente e magari con riconoscimenti internazionali, di affermare il principio della Grande Israele, cioè di Israele che comprende sia Gaza sia la Cisgiordania”.