Filippo Sensi (Pd): “Non siamo riusciti a portare alle urne i delusi. Il campo di centrosinistra dev’essere larghissimo”

Roma – Si dice amareggiato Filippo Sensi, il giorno dopo il risultato marchigiano. Senatore Pd, romano, 57 anni, tra gli animatori della nuova corrente di opposizione interna che il 24 ottobre… “Non è una corrente! E non c’è nessuna opposizione interna, semmai proposizione!”, blocca subito il discorso lui. Sullo sfondo i corridoi del Senato, in una pausa dai lavori parlamentari.

La segretaria dem Elly Schlein con il candidato sconfitto nelle Marche Matteo Ricci
La segretaria dem Elly Schlein e il candidato presidente di Regione Marche Matteo Ricci all’inaugurazione del circolo del Pd a Pergola (Pesaro Urbino), 20 settembre 2025 ANSA / ufficio stampa Elly Schlein ++FOTO DIFFUSA DALL’UFFICIO STAMPA – USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO – NON ARCHIVIARE – FOTO NON IN VENDITA – DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI – NPK+++

Senatore, facciamo un passo indietro. Partiamo dall’analisi del voto nelle Marche.

“È forte l’amarezza per questo risultato, perché Matteo Ricci è stato un ottimo amministratore locale, e perché c’erano delle condizioni strutturali molto promettenti, parlo dell’ampia alleanza che lo sosteneva”.

Dunque perché avete perso?

“Probabilmente Fratelli d’Italia ha saputo fare maggiore presa di noi sull’opinione pubblica”.

Passiamo alle malignerie?

“Se proprio deve”.

Il Pd con il M5s ha preso tre punti in meno del 2020, quando correva con i grillini contro.

“L’algebra applicata alle coalizioni non ha molto senso. E l’esperienza delle Marche ci dice semmai che una coalizione oggi è condizione necessaria”.

Allora cosa è mancato?

“Sono mancati quegli elettori di sinistra disillusi e che ci eravamo detti di riportare al voto”.

Colpa del candidato?

“No. Penso ancora che Ricci il fosse il candidato migliore”.

Merito di Acquaroli, allora.

“O più che altro dello spiegamento di forze. Il governo era tutto schierato sulle Marche. Sono stati presenti e hanno saputo vendere le loro proposte. Che rimarranno scritte sull’acqua… ma intanto ha funzionato”.

E l’inchiesta che ha colpito Ricci, quanto ha contato?

“Un’inchiesta non può minare gli anni di credibilità, di affidabilità e di confronto diretto con gli elettori locali che può vantare Ricci. Certo, l’inchiesta incide nel clima generale, nell’umore, nelle energie che per forza di cose devono essere usate a difendersi e non a proporre”.

Resta Gaza. Gli ultimi giorni Ricci li ha puntati su quello.

“Ma Gaza è una questione troppo grande, drammatica e importante per poterla declinare in termini di strategia politica. Io non credo affatto che questa sia stata l’intenzione di Ricci. Credo che ne fosse semplicemente colpito, come tutti noi. Ma è certo che se fossi stato io lo spin doctor avrei sconsigliato di mescolare i due piani in campagna elettorale”.

Dunque, tirando le fila, cosa vi dice il voto nelle Marche?

“Che l’astensionismo è un problema per tutti, ma per noi lo è di più. E che in una destra internazionale dominata da una una certa radicalizzazione politica, vedi Trump ma non solo, la risposta giusta non può essere radicalizzarci a nostra volta”.

Un altro nostalgico dell’Ulivo.

“Non è una tema di nostalgia, ma un dato di fatto. Per vincere di fronte a una destra radicale bisogna fare l’opposto e parlare a tutti i mondi possibili. Dunque io sono per il campo largo, anzi larghissimo. Ma larghi devono essere anche gli orizzonti e gli interlocutori. Altrimenti i risultati saranno sempre strettini”.

Vale anche per le Politiche?

“Soprattutto. E badi che non è un discorso centrista. Allarghiamoci in lungo, in largo e magari anche in profondità, ragionando sui temi, ascoltando tutti e incentivando il dialogo interno”.

Qui entra in gioco la vostra corrente riformista che verrà presentata il 24 a Milano.

“Non è una corrente, e non si tratta di essere più progressisti o più riformisti, basta essere più democratici. Il Pd nasce plurale e, nella storia ha convinto gli elettori quando più ha dato voce alla sua pluralità. Dunque apriamoci al dibattito interno, rispettoso e civile, che non metta in discussione le basi, ma sappia accogliere il contributo di tutti e su più temi possibile”.