Roma, 6 ottobre 2025 – Le quarantadue imbarcazioni della Global Sumud Flotilla – cariche di attivisti e aiuti umanitari – sono state fermate e abbordate dalle forze israeliane.
Sono già in corso i rimpatri per le persone a bordo, ma cosa succederà alle barche? Difficile fare pronostici, ma per farsi un’idea potrebbe essere utile guardare alle pratiche già attuate dallo Stato di Israele in situazioni analoghe.
La strategia attuata in questi giorni da Tel Aviv rispecchia infatti le operazioni passate: nel 2010, ad esempio, le imbarcazioni della Gaza Freedom Flotilla – un progetto simile a quella della flottiglia ‘più recente’ – furono intercettate a seguito della violazione del blocco imposto da Israele sullo spazio marittimo della Striscia. Si registrarono almeno una ventina di feriti e 10 civili morti. Come riporta Reuters, tre delle sette imbarcazioni coinvolte furono riconsegnate senza problemi ai legittimi proprietari; per le altre quattro si riscontrarono problemi nell’individuazione dei legali proprietari, ma le autorità di Tel Aviv lavorarono per risalire ai nomi. Le informazioni rese pubbliche finiscono qui.
In altri casi, la restituzione di barche da parte di Israele si è rivelata più tortuosa. Ad esempio, come riporta il Times of Israel, il pescatore Mohammad al-Hissi – accusato di aver violato il blocco marittimo della Striscia – dovette aspettare ben sei mesi prima di vedersi riconsegnata la propria imbarcazione nel luglio 2023. Al Jazeera riporta un fatto simile nel 2015: il protagonista, Abdul-Muti al-Habil aspettò per tre anni la restituzione del proprio peschereccio. Eppure, si trattava di semplici rottami: l’imbarcazione fu infatti affondata dalle forze israeliane.
In linea di massima, se Tel Aviv continuerà sulla scia delle esperienze passate, le barche della Global Sumud Flotilla dovrebbero essere restituite senza troppi problemi, al termine delle indagini. Problematiche potrebbero insorgere nel caso di difficoltà nell’identificazione del proprietario. Ma come questo scenario ha tragicamente insegnato, nulla è certo e tutto può accadere.