Chi sono i Nobel per la Medicina 2025 e perché è importante la tolleranza immunitaria periferica

Roma, 6 ottobre 2025 – Il Nobel per la Medicina 2025 è stato assegnato a Mary E. Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi per le loro “scoperte riguardanti la tolleranza immunitaria periferica”. Il riconoscimento premia le ricerche sull’immunologia e apre una rivoluzione nel modo in cui comprendiamo il sistema immunitario: non come una macchina che attacca indiscriminatamente ciò che percepisce come estraneo, bensì complesso sistema dinamico fondamentale per l’equilibrio dell’organismo.

Chi sono i premiati

Shimon Sakaguchi, nato nel 1951 in Giappone, è considerato uno dei pionieri dell’immunologia moderna. Dopo gli studi all’Università di Kyoto e una lunga attività di ricerca al National Institute of Health Sciences (NIHS) di Osaka, ha dedicato la carriera a capire come il sistema immunitario riesca a distinguere tra “sé” e “non sé”. Negli anni Novanta ha identificato una popolazione di cellule T particolari, capaci di inibire le risposte autoimmuni: le cellule T regolatorie o Treg, un concetto che avrebbe cambiato la medicina immunologica. Oggi è professore emerito all’Università di Osaka e le sue scoperte sono alla base di nuove strategie terapeutiche per trapianti e malattie autoimmuni.

Mary E. Brunkow è una biologa molecolare statunitense che ha condotto gran parte delle sue ricerche presso l’azienda Immunex Corporation di Seattle, poi acquisita da Amgen. All’inizio degli anni Duemila il suo lavoro ha contribuito, insieme al team di ricerca, all’individuazione della mutazione genetica responsabile di una grave sindrome autoimmune nei topi, chiamata “scurfy”. Brunkow e colleghi hanno dimostrato che la mutazione nel gene Foxp3 è la causa del fenotipo autoimmune nei topi scurfy, stabilendo un legame diretto tra il gene e la funzione delle Treg. Brunkow ha pubblicato studi fondamentali per comprendere come le alterazioni genetiche possano portare a risposte immunitarie aberranti.

Fred Ramsdell, statunitense, è direttore scientifico del Parker Institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco. Dopo il dottorato in immunologia conseguito all’Università di Washington, ha dedicato la sua carriera allo studio dei meccanismi di regolazione del sistema immunitario e delle malattie autoimmuni. Il suo lavoro, in collaborazione con Brunkow, ha permesso di collegare la funzione del gene Foxp3 al corretto sviluppo delle cellule T regolatorie, dimostrando che la sua assenza porta a una perdita di controllo immunitario e a infiammazioni sistemiche gravi. Le sue ricerche hanno anche aperto nuove prospettive per la terapia dei tumori e dei trapianti.

Il sistema immunitario e la tolleranza periferica

Per decenni si è creduto che la “tolleranza” del sistema immunitario fosse garantita solo durante lo sviluppo dei linfociti nel timo, dove le cellule che riconoscono il “sé” vengono eliminate.

Ma restava un enigma: perché alcune cellule autoreattive sfuggono a questo controllo senza provocare malattie? La risposta si trova nella cosiddetta tolleranza periferica, un meccanismo che mantiene sotto controllo le cellule immunitarie anche dopo la loro maturazione, impedendo che attacchino i tessuti sani.

La scoperta delle cellule T regolatorie

Negli anni Novanta Sakaguchi osservò che i topi ai quali veniva rimosso il timo subito dopo la nascita sviluppavano gravi malattie autoimmuni. L’unica spiegazione plausibile era che esistesse un tipo di cellula capace di “frenare” le risposte immunitarie eccessive. Nel 1995 descrisse un gruppo di linfociti T caratterizzati dai marcatori CD4 e CD25: erano le cellule T regolatorie (Treg), che agiscono come un vero sistema di moderazione del corpo.

In un certo senso, sono i “guardiani” del sistema immunitario: mantengono la calma e impediscono che la risposta infiammatoria sfugga di mano, distruggendo organi o tessuti sani. Gli esperimenti successivi dimostrarono che, senza queste cellule, si sviluppano patologie autoimmuni gravi come diabete di tipo 1 o tiroidite autoimmune.

Foxp3: il gene che regola la pace immunitaria

Negli stessi anni, Brunkow e Ramsdell studiavano un ceppo di topi chiamato “scurfy”, che sviluppava infiammazione cronica e danni agli organi. Scoprirono che il difetto era dovuto a una mutazione nel gene Foxp3, localizzato sul cromosoma X. Il gene codifica per una proteina che controlla l’attivazione di numerosi geni coinvolti nella funzione delle Treg.

In assenza di Foxp3, le cellule T regolatorie non si formano o non funzionano, e il sistema immunitario perde il suo equilibrio. Negli esseri umani, mutazioni nello stesso gene causano una rara malattia autoimmune chiamata IPEX, caratterizzata da gravi infiammazioni intestinali, endocrinopatie e diabete precoce.

Una scoperta che cambia la medicina

La motivazione del Premio Nobel per la Medicina 2025 cita Mary E. Brunkow, Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi per le loro “scoperte rivoluzionarie sulla tolleranza immunologica periferica, che impedisce al sistema immunitario di danneggiare l’organismo. Le loro scoperte hanno gettato le basi per un nuovo campo di ricerca e stimolato lo sviluppo di nuovi trattamenti, ad esempio per il cancro e le malattie autoimmuni”. Ad annunciare i vincitori dal Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia, è stato il segretario generale dell’Assemblea dei Nobel, Thomas Perlman. I tre scienziati si divideranno 11 milioni di corone svedesi, lo stesso ammontare degli ultimi 2 anni, pari a circa 1 milione di euro. Unendo le scoperte dei tre ricercatori, è stato, infatti, possibile chiarire il meccanismo biologico che impedisce al sistema immunitario di distruggere se stesso. Le Treg, guidate dal gene Foxp3, rappresentano un vero e proprio “centro di controllo” biologico. Capire come queste cellule funzionano avrà importanti conseguenze per la medicina del futuro. Oggi si studia come aumentare o ridurre la loro attività per curare patologie opposte: da un lato, malattie autoimmuni come lupus, artrite reumatoide e sclerosi multipla; dall’altro, tumori che sfruttano le Treg per eludere il sistema immunitario.

Le prospettive future

Le terapie basate sulle Treg e su Foxp3 sono già oggetto di sperimentazioni cliniche. Alcuni laboratori stanno cercando di “potenziare” queste cellule nei pazienti autoimmuni, mentre in oncologia si tenta di inibire selettivamente le Treg nei tessuti tumorali per permettere al sistema immunitario di riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Il lavoro dei tre premiati non solo ha svelato un meccanismo biologico fondamentale, ma ha anche gettato le basi per una nuova medicina di precisione: una medicina capace di regolare l’immunità come un equilibrio, non come una guerra.