La ricostruzione a Gaza: “Italia pronta sui militari”. Case e scuole per ripartire

Roma, 16 ottobre 2025 – Francesco Boccia, capo dei senatori del Pd, è tranchant: “Una relazione burocratica, che non rivela nulla sul futuro”. Allude all’informativa sullo stato dell’arte del piano di pace per Gaza, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, prima a una Camera “semideserta e con la maggioranza assente”, come denunciato dall’opposizione, e poi al Senato. In effetti, di nuovo dice pochissimo anche perché pochissimo c’è da dire. Se da un lato “la speranza sollevata dall’iniziativa avviata da Trump è tanta”, dall’altro è forte la consapevolezza che il successo “è appeso a un filo”. Eppure, un pizzico di ottimismo sembra d’obbligo: “Quel filo si sta dimostrando solido”. A parte l’annuncio dell’arrivo del presidente dell’Anp, Abu Mazen, a Roma il 7 novembre, atteso al Palazzo Chigi e al Quirinale, nulla di quanto dichiara il ministro desta sorpresa.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani
ANTONIO TAJANI MINISTRO

Ma sarebbe un errore pensare che si tratti solo di un passaggio burocratico. Sebbene Tajani esalti il ruolo svolto dall’Italia per raggiungere la tregua, la realtà è che il nostro Paese, come l’intera Europa è rimasto in panchina negli ultimi due anni. Ora la premier è decisa a imporsi come protagonista nella ricca partita della pace. Gli interessi in gioco sono enormi, le esigenze umanitarie onerose, e i due aspetti sono inscindibili. L’Italia ha già deciso di partecipare alla Forza internazionale di stabilizzazione sotto l’egida dell’Onu, ma potrebbe farlo con ben altro peso e autorevolezza con un voto unanime delle Camere. È soprattutto questo che Tajani viene a chiedere in Aula: “Il Parlamento sarà coinvolto in tutte le decisioni che riguardano la nostra partecipazione, mi auguro che si possa trovare unità di intenti tra tutte le forze politiche”. Il Pd, pur restando critico sul mancato riconoscimento dello stato palestinese, risponde di sì: “Se per preservare la tregua servirà una missione internazionale di peacekeeping non solo siamo pronti a discuterne vi diciamo che dobbiamo esserci”, avverte Peppe Provenzano. Più riottosi in Aula i 5 Stelle, ma alla fine Conte apre: “L’Italia potrebbe svolgere un ruolo a Gaza”. Ci stanno anche Azione, Italia viva e +Europa.

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La missione di Tajani è quasi compiuta. Il grosso della partita ora si gioca sulla capacità di offrire rapidamente un contributo concreto alla ricostruzione. Per questo, nel pomeriggio Tajani presiede (la premier è impegnata nel forum di Aqaba sul terrorismo con il re di Giordania Abdullah II) una riunione della task force insediata a Palazzo Chigi con vari ministri, l’inviato speciale della Farnesina per Gaza, Bruno Archi, Protezione civile e servizi. Il piano – che Giorgia intende portare alla conferenza sulla ricostruzione di novembre in Egitto – prevede due tempi. Il primo pacchetto da 60 milioni serve a tamponare la crisi umanitaria con l’invio di 100 tonnellate di aiuti alimentari e dare un sostegno sanitario, facendo rete con ospedali italiani e utilizzando strutture in loco. Nella seconda fase si offre un impegno diretto nella ricostruzione delle infrastrutture, con la Protezione civile pronta a fornire uomini e strumenti. “Possiamo allestire in pochi giorni un ospedale di campo e approntare delle casette prefabbricate modulari”, avverte il ministro Nello Musumeci. Si punta a costruire scuole e un Ateneo nella Striscia, oltre a garantire corsi universitari telematici. La formazione, spiega Tajani, è importante: “Bisogna formare la nuova classe dirigente per una Palestina libera e pacifica, che in tali condizioni l’Italia riconoscerà senza ulteriori attese”.

La ricostruzione è anche un affare: vi sono in ballo 53 miliardi di dollari, Meloni e Giorgetti intendono coinvolgere il settore privato. L’Italia si candida ad avere un posto nel “board of peace“ che gestirà la transizione. A margine è circolata la voce di ruolo nel board dell’ex ministro dalemiano Marco Minniti, oggi presidente della Fondazione Med-Or, smentita dall’interessato: “Non sono stato contattato da nessuno”. La partita della pace è appena cominciata. Sempre che la pace arrivi davvero.