Inseguo il mestiere dei sogni: perché l’impegno non basta? Ogni esperienza è utile, ora guarda oltre

Cara Caterina,

mi chiamo Dario e vengo dalla provincia di Bari, ho 31 anni e fin da bambino ho sognato di lavorare nel mondo del giornalismo sportivo. È una passione che mi accompagna da sempre, e per inseguirla ho studiato con impegno perché ho sempre creduto che la dedizione e la serietà prima o poi portassero frutti. Dopo la laurea ho avuto la possibilità di fare uno stage in una testata della mia città. All’inizio ero pieno di entusiasmo: finalmente potevo vedere da vicino il mondo che avevo sempre sognato. Mi avevano parlato di formazione, crescita, possibilità di restare. Così ho dato tutto: tempo, energie, disponibilità. Ho accettato orari lunghi, weekend lavorativi, perfino mansioni che andavano oltre ciò che era previsto, convinto che la passione e l’impegno sarebbero stati riconosciuti.

Ma alla fine, le promesse non sono state mantenute. Dopo un anno, mi hanno semplicemente detto che non c’erano possibilità di assunzione. Nessun riconoscimento, nessuna continuità. Solo la sensazione di essere facilmente sostituibile, come se non avessi lasciato alcuna traccia. Da allora sto cercando di rimettermi in gioco, ma le poche volte in cui arrivo a un colloquio, tutto finisce con il silenzio: nessun feedback, nessuna spiegazione. Col passare dei mesi ho iniziato a perdere fiducia. Mi chiedo se il percorso che ho scelto sia davvero quello giusto, o se la mia passione non basti per sopravvivere in un ambiente così chiuso. A volte penso di aver sprecato tempo, e che ormai sia troppo tardi per cambiare direzione. È difficile spiegare quanto questo peso incida sulla mente. Ti svuota piano piano, ti fa sentire invisibile, ti toglie la voglia di provare ancora. Vorrei chiederti: come si fa a non perdere fiducia in sé stessi quando il mondo del lavoro sembra dirti, ogni giorno, che non vali abbastanza?

Ti mando un abbraccio.

Dario

Ciao Dario,

voglio partire dalle tue affermazioni “mi sembra di aver perso tempo” e soprattutto “penso che sia tardi per cambiare”. Ecco, due cose sulle quali io non sarò mai d’accordo. Non si perde mai tempo, ogni cosa contribuisce a costruire il nostro bagaglio personale. Le esperienze positive, quelle negative, i torti subiti e quelli che, a volte, commettiamo noi stessi, tutto, nel bene e nel male, ci torna utile prima o poi. Perciò, togliti dalla testa questa idea: non esiste tempo sprecato.

Invece, per quanto riguarda la tua affermazione “penso che sia troppo tardi per cambiare”:

No, non è mai troppo tardi per cambiare. Ci sono persone che si mettono in gioco e che sono molto più grandi di te. Cosa dovrebbero dire i cinquantenni che si trovano senza lavoro e che devono capire da dove ripartire? Potrei farti mille esempi, ma non voglio tediarti, e soprattutto mi voglio concentrare su di te. Hai sicuramente scelto un mondo difficile e saturo. Ti ritrovi poi in un contesto piccolo, che è quello di Bari: il mio consiglio è di provare ad ampliare un po’ il tuo orizzonte professionale.

Fare il giornalista sportivo può essere la tua passione, ed è sicuramente un valore aggiunto, una competenza in più da offrire quando ti presenti nel mondo della comunicazione. Tuttavia, inizierei anche a guardare oltre: magari verso altri settori del giornalismo stesso (non esiste solo lo sport, ci sono anche la cronaca, la politica, gli esteri, l’economia, la cultura, gli spettacoli…) oppure verso la comunicazione aziendale, gli uffici stampa, il marketing, dove potresti trovare più opportunità. In altre parole, segui pure la tua passione, è giusto mettersi in gioco, ma non farne il tuo unico obiettivo.

Per quanto ami il mio lavoro, non credere che mi piaccia sempre tutto, in ogni mestiere ci sono cose che ti piacciono di più e altre un po’ meno. Ti ringrazio per avermi scritto e per la fiducia che mi hai dato.

Fammi sapere come vanno le cose.

Un bacio.

Caterina