Milano, 19 ottobre 2025 – C’è una ragazza giovanissima con le cuffie in testa e i piedi sul sedile del tram 15 a Torino. Non finirà nei grandi titoli di cronaca, ma prima delle maxi risse, prima dell’ultimo accoltellamento mortale nel parcheggio dell’Università di Perugia, c’è lei: stravaccata su un mezzo pubblico in un pomeriggio di ottobre, indifferente a tutto. Un’altra ragazza le fa notare con garbo che non si fa, le scarpe sono sporche e lì si siederà qualcuno. La risposta è un pugno sulla bocca. Violenza senza sbavature prima di scendere in piazza Castello lasciandosi dietro un rivolo di sangue.
Professor Paolo Crepet, sappiamo che non è prudente caricare di definizioni la giovinezza, ma lei ha capito cosa hanno dentro al cuore questi ragazzi, le ragioni di tanta violenza erratica?
“Ciclicamente mi fa le stesse domande, sono paziente ma da 30 anni do le stesse risposte. Qualcuno le cuffie se le toglie, però i giovani sono mediamente stupidi e frustrati. Come gli adulti. A loro in più sono mancate le favole del nonno, giocare a Shangai e Scooby-Doo. Lei va in tram e io in treno. Giorni fa su un locale ho estratto un libro con le pagine non tagliate e un ragazzo si è illuminato come lo scimpanzè che guarda uno strano frutto, non la banana. Ti sei perso un sacco di cose interessanti, gli ho detto. Sei stato derubato. Abbiamo dato così poco. Distrutto la scuola, portato a casa la PlayStation, tolto il gioco. Avere un’infanzia sventurata aiuta, diceva Hemingway. Non intendeva questo”.
È come se si sentissero sempre minacciati. Si mettono sulla difensiva e scattano per i celebri “futili motivi”.
“Appoggiarsi ai clichè claudicanti fa comodo ma i motivi che stanno dietro alla violenza sono sempre futili. Conosce un buon motivo per spaccare i denti a qualcuno? Non siamo dentro all’Iliade, Troia non brucia ma Gaza sì. La frustrazione sarebbe cosa buona se portasse alla fondazione di un mondo nuovo, invece il futuro slitta. Per i figli e per i padri”.
Se non fosse una telefonata avrei paura di un pugno in faccia.
“Perché mi costringe a ripetermi e intanto di quello che succede nelle piazze non frega niente a nessuno. Tutto quello che vediamo in questi giorni porta all’anestesia: bombardamenti, auto che saltano in aria, un femminicidio ogni tre giorni. Ci stiamo abituando, non abbiamo gli anticorpi contro la violenza, perché dovremmo pretenderli dai giovani. È normale andare in discoteca con il coltello in tasca. Poi l’occasione per usarlo ci sarà: la droga non pagata, la fidanzata guardata in un certo modo. Al Nord, al Sud, al centro e in periferia: tutto omologato. La realtà è urticante, io mi adeguo”.
Provi a cambiarla lei. Suggerimenti?
“Io non ne posso più, mi arrendo. Mi sono arreso il giorno in cui ho visto una ragazzina con gli scarponi prendere a calci in bocca un’assessora di Genova. C’è anche un oggettivo calo del gusto, viviamo una stagione esteticamente orrenda. Non puoi chiedere gentilezza e bellezza agli zombie. Ma vanno fatti i complimenti a una grande azienda quotata in Borsa per la pubblicità in giro da qualche giorno. Due leggende che insieme fanno 170 anni, Robert De Niro e Al Pacino, si incontrano in un non luogo attorno a un tavolino con quattro sedie vuote. Si domandano come va, si abbracciano come i vecchi in osteria. E poi uno dice: “It’s cold outside (è freddo fuori, ndr)”. E l’altro: “But it’s warm inside (ma dentro è caldo)”. La grande spa vende piumini alle nuove generazioni e dice a tutti che è tempo di invertire la rotta, con le parole giuste”.