Il terzo attentato. Ora il complottismo divide il fronte Maga

Roma, 27 aprile 2026 – Le ragioni di Cole Thomas Allen, arrestato il 25 aprile sera per un possibile attentato al presidente americano Donald Trump, saranno oggetto di indagine nei prossimi giorni. Come quelle di Ryan Routh e Thomas Crooks, i due precedenti attentatori.

Ma se su Routh i dubbi sono pochi (pentito di aver votato per Trump nel 2016, aveva proprio intenzione di eliminarlo) intorno al tentativo del ventenne Crooks le teorie del complotto sono numerose. A partire dal risultato: una ferita all’orecchio di Trump, sanguinamento abbondante e bendaggio esibito e poi trasformato in gadget per la campagna elettorale; però lo sparo, secondo i complottisti, non avrebbe lasciato sequele di nessun genere, e l’orecchio destro di Trump non sembrerebbe danneggiato. In più, non sarebbero chiarissime le sensibilità politiche dell’attentatore: sì, aveva donato quindici dollari ai Dem, però era anche iscritto al partito Repubblicano.

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Un po’ come Tyler Robinson, l’assassino di Charlie Kirk: da un lato aveva inciso sui proiettili “beccati questa, fascista” e “bella ciao”, dall’altro frequentava i groypers, una frangia alt-right vicina a Nick Fuentes, e sosteneva che Kirk non fosse sufficientemente di destra.

Nei bassifondi del web, le teorie del complotto sull’attentato in Pennsylvania circolano fin dal primo giorno. Le varianti sono numerose: Crooks si sarebbe mosso per ordine dei Democratici, oppure del deep state, o forse degli Israeliani, o perfino dell’entourage di Trump, che avrebbe simulato tutto.

La novità è che adesso al complotto hanno cominciato a credere anche alcuni esponenti Maga, da Marjorie Taylor Greene, forse il caso più estremo di inversione a U tra i Repubblicani, a Candace Owens, che ha inventato un’accusa alla miliardaria israeliana Miriam Adelson; e fino all’ex Fox News, Tucker Carlson, assistito da suo fratello Buckley, che ha lavorato alla Casa Bianca.

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Per la felicità delle truppe iraniane online, già peraltro in discreto vantaggio sul fronte dei social media e dei meme da quando commentano la guerra con una serie di video satirici generati con l’IA, i protagonisti trasformati in personaggi Lego. I canali iraniani hanno immediatamente rilanciato le teorie del 2024, legandole subito anche all’attentato più recente: come avrà fatto un uomo armato fino ai denti (coltelli, mitragliatrice, pistola), da solo, a entrare in un hotel sotto il controllo assoluto dei servizi segreti americani per l’evento più importante dell’anno a Washington? E poi, perché la pierre della Casa Bianca Karoline Leavitt nel pomeriggio aveva detto che sarebbero “volati proiettili”.

Il presidente, da parte sua, mostra calma: “È un mestiere pericoloso” ha dichiarato poco dopo, già in sicurezza alla Casa Bianca, “non sono a pezzi”. E sceglie toni conciliatori. Anche perché gli spari e la fuga, nel salone dell’Hilton, li hanno vissuti direttamente anche i giornalisti.

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