Roma – Si chiude in tragedia il duplice crollo della Torre dei Conti, a due passi dal Colosseo. Si chiude, purtroppo, con il recupero e la successiva morte in ospedale dell’ultimo uomo intrappolato. Poco dopo la mezzanotte, il 66enne romeno Octay Stroici – estratto vivo in condizioni gravissime dopo 11 ore sotto le macerie – muore all’Umberto I. Troppo profonde le lesioni riportate. Inutile il salvataggio da manuale, alle 22.30, dopo una giornata infinita e sovraccarica di tensione, tra gru, droni, camion speciali, divise e uomini di ogni corpo dello Stato impegnati in una drammatica azione di recupero nel quale ogni mossa poteva determinare l’irreparabile. Sia per l’operaio coperto dalle macerie, sia per i soccorritori che dopo avergli allungato la maschera dell’ossigeno sono finalmente riusciti a liberarlo. Applausi e commozione. Prima dell’arresto cardiaco in ambulanza e della volata all’Umberto I. Però senza lieto fine.
La notte è illuminata dalle luci dell’emergenza, mentre Mariana, la moglie di Octay, assiste alle operazioni confortata dal sindaco Roberto Gualtieri e dall’ambasciatrice di Bucarest Gabriela Dancău. Anche il prefetto Lamberto Giannini e il ministro della Cultura Alessandro Giuli sono sul posto. Perché, già da ore, Largo Corrado Ricci è il centro di tutto.
Crollo Torre dei Conti, ecco la squadra dei Vigili de Fuoco impiegata nei soccorsi ai Fori Imperiali
Alle 11.20, mentre frotte di turisti passeggiano per i Fori imperiali sotto un cielo terso che profuma ancora d’estate, ecco il primo botto. Dalla medievale Torre dei Conti in ristrutturazione – lato via Cavour – piovono cemento e polvere, si intravedono traverse d’acciaio. Paura tanta, mentre accorrono i soccorsi: vigili del fuoco, sanitari e forze dell’ordine. Dei nove operai al lavoro, solo quattro risultano dispersi nel cantiere. Tre vengono individuati e salvati (due neppure ospedalizzati, il terzo ricoverato al San Giovanni con trauma oculare e ferite alla testa ma dimesso in serata). Il quarto, Octay, non appare invece estraibile senza rischi di ulteriori crolli.
Ma proprio mentre i vigili del fuoco stanno ultimando le valutazioni, un secondo collasso – più potente del primo – è immortalato da tutte le telecamere dei media nel frattempo accorsi. “È successo all’improvviso, poi solo una nube”, racconta un testimone. Il peso della realtà prevale “sulle indagini strutturali, le prove di carico e i carotaggi” disposti dalla Soprintendenza “per verificare l’idoneità statica” in “condizioni di sicurezza” per procedere ai programmati “interventi sui solai”.
Nei bar, ristoranti e pizzerie è il panico. Gli accessi ai Fori vengono chiusi, i visitatori diretti al Colosseo deviati su altri percorsi. Anche il dispositivo di transennamento e sicurezza è ripetutamente aggiornato e modificato perché il pericolo di altri collassi non appare implausibile. La stampa viene riposizionata a cento metri di distanza, mentre affluiscono nuovi mezzi speciali. A fianco delle unità Urban Search and Rescue e Speleo alpino fluviale dei vigili del fuoco, ora incombono tre giganteschi camion per aspirazione calcinacci. Una gru regge il tubo aspiratutto che tre vigili su scala meccanica con cestello fanno passare attraverso una finestra.
La ’Pizzeria Hostaria Angelino ai Fori’ diventa la centrale operativa. Sotto i gazebo esterni stanno i colleghi dell’operaio ancora incastrato. All’interno, scattano le indagini disposte dalla procura di Roma per le ipotesi di lesioni colpose e disastro colposo. In quattro, davanti a quattro bottigliette d’acqua e una coca, sentono il personale della EdilErica, una delle due ditte specializzate impegnate in questa prima tranche dei lavori (l’altra è Picalarga srl). Ultimati i soccorsi, scatta anche il sequestro dell’area. Una nota della Soprintendenza circoscrive il crollo al “contrafforte centrale del lato meridionale”, con conseguente “collasso di parte del basamento a scarpa e poi di “parte del vano scala e del solaio di copertura”. Mattoni medievali in frantumi immortalati da turisti e media di tutto il mondo. Ferite all’immagine e al patrimonio di per sé rilevanti. Se non fosse che all’Umberto I c’è una vita che vale infinitamente di più e purtroppo si spegne, in mezzo a una valanga di dolore.
Crollo Torre dei Conti a Roma, si scava con le mani per salvare l’operaio ancora sotto le macerie