Con una crescita del Pil del 3,5% nell’ultimo anno, la Spagna si conferma come uno dei paesi europei con l’economia più solida. Dagli occupati (+22,39 milioni nel terzo trimestre del 2025) agli investimenti esteri (304 miliardi tra il 2024 e il 2025), buona parte degli indicatori hanno registrato segni positivi.
Le misure del governo socialista guidato da Alexis Sánchez hanno tenuto sotto controllo la spesa pubblica e migliorato le condizioni generali del Paese. Non tutti hanno beneficiato della crescita, tanto che resta ancora molto da fare, a cominciare dalla parità di genere.
Lavoro sicuro, salari più alti e integrazione: la ricetta di Sanchez per la ripartenza
Dalla crisi del debito sovrano alla pandemia, la Spagna in questi ultimi 15 anni ha attraversato periodi difficili con proteste di piazza quasi all’ordine del giorno. Al governo si sono insediati prima Zapatero, poi Rajoy e dal 2018 Sánchez che, nonostante qualche scossone nella maggioranza, è stato rieletto alle ultime elezioni politiche.
Ma come ha fatto la Spagna dopo il crollo del 2020 a risollevare la propria economia? Innanzitutto un contributo imponente è arrivato da Bruxelles che con il piano Next Generation EU ha concesso a Madrid 163 milioni di euro che la Spagna ha già investito per il 70%.
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Oltre agli investimenti la lotta al lavoro precario è stato al centro delle politiche di Sánchez e la riforma del 2011 (Real-Decreto rey 32/2021) ha eliminando alcuni contratti, come quelli per progetti e servizi specifici, promuovendone altri come i contratti a tempo determinato.
Poi l’aumento della retribuzione minima, che quest’anno si attesa a 9,25 euro l’ora. Infine, la regolarizzazione degli immigrati provenienti dal Sud America che rappresentano il 13,5% della
forza lavoro spagnola e il 40% dei nuovi posti di lavoro nel 2024 perlopiù nell’edilizia, nell’agricoltura e nella sanità.
Oggi la Spagna conta 22,39 milioni di occupati e anche il settore privato ha tratto vantaggio dalle riforme del Governo, con il comparto dei servizi che ha raggiunto un valore di mercato di 290.355 milioni di euro.
Gender-gap e tutela del territorio: i nodi irrisolti della Spagna
Se è vero che la ricetta di Sánchez ha portato benefici è altrettanto evidente che il Paese sta facendo i conti con problemi ad oggi irrisolti. A cominciare dalle disuguaglianze, dato che la Spagna resta il paese Ue con il maggior divario di occupazione tra uomini e donne e nonostante la riduzione dei contratti a tempo determinato non si è fermato il fenomeno delle finte partite Iva, cioè dei quei lavoratori regolari che vengono trattati come liberi professionisti nonostante lavorino regolarmente.
Sul fronte della lotta al cambiamento climatico, la Spagna ha promosso investimenti sulle fonti rinnovabili ma resta ancora da fare per le opere di messa in sicurezza dei territori a fronte degli incendi e delle alluvioni che si verificano in primavera o in estate. Nell’ottobre del 2024, le alluvioni a Valencia hanno causato 229 morti e la tempesta Alice che si è abbattuta sulle le città che si affacciano sul mare come Barcellona ha causato disagi a tanti residenti e turisti.
L’impatto degli eventi estremi, secondo l’Ocse, potrebbe indebolire l’economia spagnola, dato che le perdite al 2025 ammontano a 12,2 miliardi di euro e potrebbero salire a 34,8 miliardi entro il 2029 se non verranno prese ulteriori precauzioni.
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