Saremo io e te, accussì: sarà per sempre sì! Questo mantra viene ripetuto ciclicamente quasi per inerzia, eppure è il segnale di come un semplice motivetto possa far ballare un Paese. In un Festival di Sanremo, quello 2026, dove non è successo praticamente niente per 3 sere su 5, trionfa l’uomo che nelle ultime due uscite ha dimostrato di saperci fare e ha capito prima di chiunque che nel periodo più piatto – per quanto concerne la kermesse – chi ha un bagaglio artistico preponderante e sa lavorare sull’emotività riesce a imporsi con gesti immediati che rimangono attaccati come un vizio piacevolmente contagioso.
Per sempre sì è una dedica d’amore che ha invaso l’Italia artisticamente e preparato il terreno per i prossimi mesi. Periodo in cui la sentiremo davvero ovunque, perchè la forza di Sal Da Vinci è stata – e resta – questa: la gente, anche chi lo critica non può fare a meno di ripetere quel ritornello coinvolgente. Ormai un must dentro e fuori il Teatro Ariston.
Il codice Da Vinci: un ritornello diventa mantra condiviso
Il resto, citando un altro grande cantautore, è noia. Ma nel senso più profondo della parola. Una kermesse piatta che non ha dato nulla sul piano emotivo, in cui le canzoni – a parte qualche rara eccezione – sono state tutte prevedibili e non in grado di suscitare alcun fremito. Ditonellapiaga accolta come “rivoluzionaria” soltanto perché quasi nessuno dalle parti di Imperia riesce a immaginare quello che la cantautrice romana fa nei club. Sua vera ed effettiva comfort zone.

Tony Pitony assunto a genio contemporaneo solo perché, finalmente, qualcuno parla come mangia anche quando canta. È finito il tempo di Pippo Baudo, ma non ci sono più neppure gli Alberto Lupo e le Mina. Infatti tocca a Fagnani e Fulminacci mettere una toppa. Questo Festival di Sanremo passerà alla storia come il più asettico dell’epoca contemporanea. L’unica ovazione c’è stata quando Carlo Conti ha annunciato che avrebbe passato il testimone a Stefano De Martino. Insignito Direttore Artistico e conduttore della kermesse per il 2027.
Stefano De Martino, il futuro della kermesse è suo
Se si è stufato persino Conti di portare avanti questo Sanremo, poteva mai esserci una reazione diversa nel pubblico? La voglia di voltare pagina è tanta, con la curiosità e le aspettative rivolte alle nuove leve. Stefano De Martino ha 36 anni, ma per gli standard della tv pubblica equivale a uno stagista a cui bisogna dare fiducia. Il futuro della kermesse è stato definito “giovane” e all’insegna delle novità, rispetto all’insediamento di un professionista quasi quarantenne.
Questo la dice lunga sulla situazione lavorativa nel nostro Paese dove, anche ad alti livelli, quando trionfano lustrini e paillettes, per avere un barlume di considerazione e una piccola certezza a livello di impiego devi arrivare a 40 e non è detto neppure che basti perchè agli occhi di tutti rimarrai sempre una personalità con qualcosa da dimostrare rispetto agli “anziani” che restano attaccati alla poltrona o – come in questo caso – al palco. Sanremo ha fatto il miracolo di fine febbraio estinguendo i ‘Conti’ in sospeso. Non resta altro che adeguarsi cercando di fare altrettanto con le ultime valutazioni di un evento atteso, in larga parte, per il suo epilogo.
I voti dei big in gara
Francesco Renga: Il Meglio di Me è una di quelle canzoni che potresti riascoltare in mezzo a un giorno di pioggia per versare tutte le lacrime presenti in corpo. Voto: 6,5.
Chiello: Ti Penso Sempre è davvero un mix tra sentimento e avanguardia, ma nella patria dei cantautori non possiamo farci bastare il testo più banale della musica contemporanea. Voto: 4.
Raf: Ora e per sempre è un brano che scava nel cuore di chi sa ascoltare. Le sonorità sono quelle classiche appartenenti all’artista. Intrappolato negli anni ‘80 per deformazione professionale, ma questo Sanremo ha visto un cambio pelle fondamentale. L’alba verrà, il successo non è mai andato via. Voto: 6.
Bambole di Pezza: queste ragazze sono la testimonianza che le nuove generazioni hanno molte più cose da dire di quanto possiamo immaginare. Se a dirlo ci pensa una canzone simile, ascoltare non è complicato. Voto: 6,5.
Da Leo Gassmann a Tommaso Paradiso
Leo Gassmann: Naturale è la suggestione che suscita il brano. Un flusso di coscienza che accomuna tutti quelli che sono innamorati, ma si trovano costretti a scendere a patti con gli ostacoli di un’esistenza imprevedibile. L’artista ha trovato una chiave interpretativa che potrebbe aprire nuovi orizzonti. Voto: 6.
Malika Ayane: un’anima Soul palesemente in gabbia all’Ariston, il brano non la valorizza appieno e la resa ne risente un’esecuzione dopo l’altra. In debito di emozioni. Voto: 5,5.
Tommaso Paradiso: non è possibile tornare alla serata delle cover? Il problema dell’artista non è la voce, ma le emozioni contrastanti che suscitano i suoi testi. Non è possibile prenotare una seduta psicoanalitica ogni volta che viene premuto il tasto Play. Voto: 5.
J-Ax: Italia Starter Pack rappresenta appieno lo spirito collettivo. Un Paese di musichette dove fuori c’è la morte (cit). Voto: 4.
LDA&AKA7: preparate i costumi e gli infradito, il tormentone estivo è servito. Voto: 6,5.
Serena Brancale e le note del cuore
Serena Brancale: lo struggente e commovente racconto di un amore tra madre e figlia. Dentro Qui con me c’è il cuore di molti e le lacrime di chi sa capire quanto può essere difficile rielaborare un dolore. Voto: 7,5.
Patty Pravo: Opera traduce la solennità di un’icona con l’immediatezza delle parole che pesano proprio come la fama di un’artista senza tempo. Voto: 7.
Sal Da Vinci: finito Sanremo avrà l’agenda piena fino al 2027. Per Sempre Sì non è la canzone che ci meritiamo, ma quella di cui abbiamo bisogno. Voto: 7.
Elettra Lamborghini: il prodotto di un’epoca dove i tormentoni si costruiscono sui social anziché in studio di registrazione. Voto: 4.
Dritti alla Meta
Ermal Meta: il solo che ha avuto il coraggio e la sensibilità di parlare dei conflitti in corso con un ritratto sonoro intenso e profondo. Voto: 7,5.
Nayt: Prima che ha avuto un percorso lineare che si conclude con un crescendo di consensi. Punto di partenza per l’artista che avrà un’estate densa di sfide professionali e concerti da portare a termine. Voto: 6.
Arisa: una Magica Favola come l’esperienza di quest’edizione della kermesse che la vista nuovamente sbocciare con un “abito” musicale su misura. Voto: 8.
Sayf: Tu mi piaci tanto ha plasmato il concetto di serenata Rap sdoganato da Jovanotti, con meno carisma e originalità. Il ragazzo si farà, come soleva dire un altro simbolo del cantautorato italiano, nel frattempo 6- (è arrivato secondo, d’accordo, ma Sanremo insegna che le classifiche lasciano il tempo che trovano. Vasco Rossi insegna).
L’ultimo Samurai
Levante: Sei tu è servita più a lei che al pubblico. Un’artista ritrovata artisticamente ed emotivamente. Sincera e dirompente. Voto: 7,5.
Fedez&Masini: il “Male necessario” acuisce ascolto dopo ascolto. Un’excusatio non petita al limite del possibile. Voto: 4.
Samurai Jay: la sua vittoria è stata aver bevuto dai piedi di Belen, il resto è stata un’esperienza. Incluso l’abbraccio finale con la mamma. Voto: 6,5.
Fulminacci: Stupida Sfortuna è una ballad autentica che diventa piacevole consuetudine per coloro che hanno ricordi che non ingialliscono come cartoline. Tutti quelli che vivono continuando a perdere le chiavi di casa. Voto: 6,5.
Luchè: gli outfit, nel corso di 5 serate, non sono migliorati. Così come le performance. Esca presto dal “labirinto” e torni a fare Rap. Voto: 4,5.
Tredici Pietro: Uomo che cade e stasera, se possibile, è caduto ancor più in basso. Voto: 5.
Mara Sattei: “La voce tua nei giorni tristi guarisce il mio disordine” è una dichiarazione d’amore rivoluzionaria perchè semplice e autentica. Proprio come chi la canta. Voto: 6,5.
Un fastidio destinato a durare: Ditonellapiaga sul podio
Dargen D’Amico: “Ho i piedi sporchi, ma la coscienza pulita”, una frase che è un editoriale. Sul palco senza scarpe perché servono punti al Fantasanremo o perché lo hanno fatto esibire a notte fonda? L’unica risposta che manca in un testo pieno di significati. Voto: 7,5.
Enrico Nigiotti: la canzone è dedicata ai camminatori in salita, quelli senza scorciatoie. Lungo il tragitto occorre, per forza, ascoltare questa canzone? Voto: 5.

Maria Antonietta&Colombre: parlare di felicità all’1.20 è un’impresa. Loro ce l’hanno fatta. Voto: 6,5.
Eddie Brock: si è esibito per ultimo ed è arrivato ultimo. Non tutto il male viene per nuocere, Tananai docet. Voto: 5.
Ditonellapiaga: ha vinto la serata delle cover, quindi doveva necessariamente arrivare sul podio. La quota tormentone estivo è la sua: un ‘fastidio’ – come afferma la canzone – destinato a durare. Voto: 6,5.
Menomale che Nino c’è
Menzione speciale per Nino Frassica: rappresentante degno della quota comica della kermesse, un vero ‘alieno’ dell’umorismo no sense da cui hanno attinto tutti. Da Lillo a Valerio Lundini cercano di portare avanti la tradizione di “Scasazza”. Il prossimo anno, però, cerchiamo di comprendere che far ridere significa anche scuotere leggermente le coscienze.
Ce l’ha fatta, quest’anno, Ubaldo Pantani portando un barlume di autenticità. Gli altri, escludendo Frassica, hanno portato sul palco un timore reverenziale che non fa bene all’arte della satira. Se persino cercare di far ridere spaventa, allora vuol dire che stiamo sbagliando direzione. Cerchiamo di ritrovare la retta via che, come diceva il Sommo Poeta, era smarrita ma (in questo caso) non ancora definitivamente abbandonata.