La premier tra Ue e Trump. Per il tycoon è “un’ottima amica”. Meloni: “Non entreremo in guerra”

Roma, 8 marzo 2026 – Si riparte da Trump. La giornata politica prende avvio e si dipana, ancora una volta, tra le parole del presidente americano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha appena finito di dire – in un video sui social pubblicato sabato sera – che l’Italia non è in guerra e non lo sarà e che si muove «insieme» con i leader europei nel complesso scacchiere internazionale complicato dalla questione iraniana, che arriva l’ennesimo colpo di scena targato Donald Trump. In una dichiarazione al Corriere della Sera sul possibile aiuto dell’Italia sulla guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran il presidente Usa afferma, testuale, che Giorgia Meloni è una “grande leader” e che, soprattutto, “cerca sempre di aiutare”. Conclusione: “È un’ottima leader ed è una mia amica”. Parole che per la maggioranza rappresentano una considerazione di tipo più politico che operativo ma che, senza dubbio, assumono un peso diverso se lette in confronto a quelle che il tycoon riserva al premier britannico Keir Starmer: “Non abbiamo bisogno di gente che si unisce alle guerre dopo che abbiamo già vinto”.

A9B2C6116509FD58224BD3ED3D83495A-102948456
epa12793998 British Prime Minister Keir Starmer departs his official residence at 10 Downing Street to attend Prime Minister’s Questions (PMQs) at Parliament in London, Britain, 04 March 2026. EPA/TOLGA AKMEN

Intanto in tv la premier risponde a chi le chiede di condannare l’attacco Usa-Israele all’Iran: “Io non ho gli elementi necessari per prendere una posizione categorica”, non condivide né condanna, dice, osservando che “al netto del premier spagnolo” “nessuno ha condannato l’iniziativa e nessuno sta partecipando al conflitto”. L’attacco, ricorda, citando quanto sostengono i due Paesi che l’hanno condotto, “è conseguenza” del fatto che “non si è riusciti a chiudere un accordo sul nucleare iraniano” e “oggettivamente nessuno può permettersi che il regime degli ayatollah si doti di armi nucleari”. Le opposizioni tornano a parlare della “sudditanza” (agli Usa). Il Pd definisce le affermazioni di Trump “gravi e inquietanti” perché “nel contesto di una guerra illegale” e chiede al governo di smentire. L’Italia, attacca il Dem Peppe Provenzano, “deve lavorare per fermare una guerra illegale contraria ai nostri principi e interessi, non per cercare di aiutare”.

La crisi del ‘Sistema Golfo’, da paradiso del lusso a paradiso perduto: i Paesi (ex) intoccabili colpiti al cuore da droni e missili

Per Angelo Bonelli di Avs Meloni e Trump “non sono solo amici, sono complici”, mentre Riccardo Magi di +Europa osserva che la frase di Trump si giustifica in un solo modo: “La casa Bianca ordina, Palazzo Chigi esegue”. Il governo dice la sua per bocca del ministro degli Esteri e vice premier Antonio Tajani, che minimizza: “Le opposizioni fanno la loro parte. Mi pare in questo momento non ci sia nulla da chiarire. Era una dichiarazione più politica, tutto quello che si sta facendo, si è fatto e si farà è stato detto in Parlamento, quindi non c’è null’altro da aggiungere”.

La linea dell’esecutivo, spiega più di un esponente di maggioranza, non è certo quella di inseguire le opposizioni che tentano di “strumentalizzare” anche il conflitto in Iran (“è questo il momento di fare polemica spicciola?” si chiede Meloni). Il governo, si ragiona, è stato chiaro: ha lavorato e lavora insieme ai partner europei per contribuire a una de-escalation, le comunicazioni dei ministri Tajani e Crosetto ci sono state e la premier sarà in aula mercoledì prossimo.

Intanto, Meloni cerca di parlare direttamente agli italiani, sostanzialmente per rassicurarli, anche perché tra meno di venti giorni si vota. Cosa c’entra il referendum sulla giustizia con la guerra in Iran? C’entra perché, come spiega chi conosce i sondaggi, dentro il primo voto utile ci finisce un po’ tutto e per prima la paura. E il governo vuole rischiare il meno possibile sul voto del 22 e 23 marzo.